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Io e l'Olimpia

Corbelli minaccia: «Porto il basket lontano da Milano»

- 10/8/05; 0:50:23 -

IL CASO / L’Olimpia rischia di emigrare in un’altra città «Qui nessuno ci aiuta, ora capisco chi è fuggito»

Rischia di fare la fine del volley. Ovvero: via da Milano, con destinazione la provincia. Meno affascinante, ma più ospitale e più generosa nel fornire risorse «a un imprenditore dello sport che ha deciso di non occuparsi di calcio, bensì di altro». Ci risiamo: nuove (o vecchie) nubi nere si addensano sull’Olimpia basket. Da New York, dove si trova per lavoro, Giorgio Corbelli pesa le frasi. Vuole evitare equivoci, ma le sue parole sono chiarissime: ce l’ha con il sindaco Albertini, con la Milano dell’industria, del commercio e dei servizi «sorda come una talpa». Alla fine se la prende pure con Gilberto Benetton: «Ha conquistato tre scudetti in un anno e mi complimento. Ma non cerchi di stravincere dicendo che il suo gruppo spende cifre ragionevoli per arrivare al vertice». Tempi bastardi. Il canestro allo scadere di Varese che determina l’eliminazione già negli ottavi dei playoff («Solo quello è stato uno scherzo da 500 mila euro»); lo sponsor che non rinnova, anche se la partita forse non è ancora perduta; la voce introiti desolatamente lacunosa: ecco che cosa c’è nel frullatore. Il succo? Questo: «Se qualcuno al di fuori di Milano mi offre adeguate condizioni, la squadra la trasferisco... ieri». Insomma, dopo un anno si è stancato pure Corbelli. Come Tacchini, Stefanel e il vituperato Caputo. Dunque, con Milano e il basket siamo alle solite. «Mi era stato detto che le condizioni erano dure, tant’è che quando rilevai il club ammonii che non sarei stato un Pantalone che paga per tutti. La realtà, però, ha superato l’immaginazione». E c’è pure stato quel tiraccio del varesino LaRue... «Capita. Comunque non dimentico che la stagione, grazie al quinto posto nella prima fase, è stata ottima e che abbiamo riconquistato il pubblico. Ringrazio i tifosi, sono stati splendidi. Però con 500 mila euro di incassi pago forse il pullman per le trasferte. E ben altri guai incombono». Lo sponsor Pippo pare vi molli. «Non è vero che lascia per l’eliminazione prematura. La rinuncia risale a tempi non sospetti: il 28 febbraio doveva partire una lettera che, invece, non è stata spedita. La Salviato è un’azienda formata da 17 azionisti: forse è un problema trovare un accordo interno. Spero ci ripensi; per noi non avere un partner, meglio se di lungo corso, è una tegola». Quanto ci ha rimesso, Giorgio Corbelli? «Due milioni di euro». E non le arrivano nemmeno i soldi per la vendita del Napoli. «Ma questa è un’altra questione. Qui il punto è che se non hai almeno 5 milioni di euro di budget per dare un senso al tuo blasone e competere con le rivali forti, puoi al massimo schierare gli juniores». Si teme il suo disimpegno. «Non nella prossima stagione. Anche se immaginavo che le cose cambiassero e invece sono rimaste identiche». Caputo voleva portare la squadra a Bari, il volley è emigrato a Piacenza... «Capisco le scelte drastiche. C’è l’assenza totale del Comune. Il sindaco non si è degnato nemmeno di rispondere alla lettera con cui chiedevo un incontro. In compenso, e ci sono rimasto male, l’ho visto fare la ruota in tribuna a Manchester: là non mancava... Io ho salvato l’Olimpia, ma il basket non può essere un affare di una sola persona. Non è così a Siena, dove il Comune non ci mette i soldi - è impensabile che lo faccia - ma promuove cordate; non è così a Roma, dove sono stato proprietario e dove avevo fior di aiuti. Qui, invece, le aziende e le banche sono tutte pro calcio. Ma noi, diavolo, ‘‘siamo’’ Milano e portiamo in giro il suo nome! Avessimo un Monte dei Paschi...» Quindi... «Quindi andarsene diventa ineluttabile: ti costringono a farlo. O hai un budget per competere o non ha senso restare. Caserta ha preparato per un anno la fuga; io non posso farlo su due piedi, ma se capita l’occasione, procedo». Non teme che ci siano pregiudizi verso di lei e che non si desideri essere partner di Corbelli? «Lo escludo. Non è me che schivano, ma questo basket. Nessuno si fa avanti per perdere denari...». Nessuna promessa, allora. Dovevate prendere Righetti... «... e invece rimarrà a Roma. Giocheremo la Uleb Cup, ma l’organico sarà la risultante di quello che accadrà nelle prossime settimane. Purtroppo nei giorni scorsi ho ricevuto un’altra cattiva notizia... Cose che non quagliano, intendo. Insomma, si farà quel che si potrà. Vedremo chi tenere e chi no. Sconochini non sopporta Naumoski? Un giocatore non può pretendere la squadra su misura». Tra uno Scavolini che lascia deluso e un Benetton che vince, ci sarà pure una via di mezzo. «Benetton non ce la racconti: vince perché i suoi budget sono illimitati. No, qua non si campa più. A meno che si trovi il modo di non mungere la mucca fino a esaurimento del suo latte».

Flavio Vanetti

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