Oscillazioni di prezzo


Dall’ultima nota le vicende biancorosse hanno avuto la costante dell’imprevedibilità. Sfioriamo la possibilità di giocarci la qualificazione ai quarti di Eurolega con Mike Hall maiuscolo che pochi giorni dopo è il match winner del derby a Cantù.
Quelli che sembravano i segnali di una squadra che uscita a testa alta dall’Europa trovava finalmente il carattere della squadra vincente. Inoltre i minuti di Taylor ad Atene sembravano la prefazione del suo recupero dello status di atleta.

Poi arriva la chiusura della Top 16 con il Prokom che potrebbe essere una partita da affrontare in scioltezza per confermare le qualità e limare i difetti. E invece arriva una partita deprimente per l’abulia generale con cui viene affrontata: l’unico a impegnarsi a fondo è Thomas, che pur confermando tutti i suoi difetti, ricorda almeno anche i suoi pregi.
Taylor nella partita in cui avrebbe potuto avere spazio e minuti per riprendere ritmo partita spaventa con un trascinarsi da ex giocatore.

Ma soprattutto nel match con i polacchi si è confermato come senza il sovrappiù dell’agonismo e della generosità, del fuoco e della battaglia, l’Armani scenda ben sotto la decenza tecnica nel suo gioco. Una squadra che si esalta nelle imprese impossibili ma che fatica ad essere “semplicemente” più forte. Capace di feroce applicazione e subito dopo di incomprensibili amnesie e paure.

Tutte impressioni confermate dalla partita con Avellino dove rischiamo la sconfitta per le difficoltà nel capitalizzare fino in fondo le cose buone che siamo in grado di fare. Tanti piccoli errori su cose facili e che dovrebbero essere automatiche danno sempre linfa agli avversari. Qualche esempio? Ultimo possesso del primo quarto, siamo ancora sotto il bonus falli e con 7 secondi lasciamo che Avellino vada a segnare senza spendere il fallo.
Finale di terzo quarto, Price recupera un pallone a meno 5″ e lo consegna a Rocca a 9 metri dal canestro invece di andare lui stesso all’ultima conclusione.
Rimessa sbagliata in attacco sul nostro +1 a 37″ dalla fine e due liberi regalati.

Basta poi una zona di Avellino per costringerci a un parziale negativo di 5 a 14 in 8 minuti che rischia di farci dimenticare il buono che ci aveva portato al 32′ al più nove: l’intesa di Vitali con Rocca, l’intensità di Katelynas che rimpiazza ottimamente Hall (espulso con Williams per la rissa sul finire del secondo quarto, graziato misteriosamente Tusek…), il cuore di Hawkins ritornato dopo la botta al ginocchio in Eurolega.
Ma soprattutto avrebbe fatto passare in secondo piano la prima partita veramente maiuscola di Hollis Price, il Price che avremmo voluto vedere da subito che attacca il ferro in velocità e agilità e che dalla pericolosità in palleggio crea anche per gli altri.

Ma per fortuna passata la paura della beffa sull’ultimo tiro di Slay, Milano domina il supplementare grazie appunto a un Price che finalmente non si limita ad essere una pur ottima sponda ma canta da solista in armonia con Hawkins recuperando ampiamente anche il passivo dell’andata.

Tralasciamo il discorso arbitrale per decenza: errori, dimenticanze, poca personalità, un grande contributo nell’imbruttire la partita.

Tutto bene quello che finisce bene ma è difficile con il passare delle giornate capire il vero valore di questa squadra: è a pochi passi dalla definitiva consacrazione o è sempre solo pochi centimetri al di qua del tracollo? Sa assumere l’atteggiamento della squadra di vertice oppure sa esaltarsi solo da underdog?

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