Dalle tasche di Eta Beta


Per i pochi che ancora non lo conoscessero il ForumOlimpia è ormai da anni il Think Tank del tifo biancorosso. Da quelle pagine imperdibili è nato il soprannome Eta Beta per il buon Mike Hall.
Soprannome mai fu più azzeccato. C’è una somiglianza fisica con le manone e il testone su un fisico filiforme ma c’è soprattutto in una sola parola l’esatta descrizione della sua presenza in campo.

Come il leggendario personaggio disneyano divoratore di naftalina, Mike Hall fruga al buio nelle tasche del suo basket ed evidentemente estrae la prima cosa che gli capita fra le mani. Che può essere il suo ormai mitico tentativo di anticipo su linee di passaggio chiaramente non terrestri. O tiri da tre calcolati su una gravità diffente da quella newtoniana.
Delle ciofeche insomma.

Ma alle ravanate successive è capace di trovare 2 volte solo rete da 3 e soprattutto una fantasmagorica correzione volante di un tiro da 3 di Vitali che sostanzialmente sono i canestri che decidono un match con l’Olimpia sempre in vantaggio anche nettamente, ma sfiorata alla fine un po’ dalla paura di vincere e un po’ dall’indiscutibile qualità dell’Olympiakos.

Chiaramente dopo i magici 8 punti consecutivi Hall fa un passaggio diretto nelle mani di Vujcic che rischia di regalare il match alla squadra del Pireo. Ma d’altronde se uno è Eta Beta è Eta Beta…

Ma la vittoria sorride alla fine ai colori milanesi con una grande prova di squadra con qualche acuto ma soprattutto con nessuna vera stecca. Vittoria che nasce soprattutto in difesa con la scelta di essere estremamente aggressivi sugli esterni con grandi raddoppi al duplice scopo di rendere difficili i rifornimenti sotto dove il differenziale di centimetri era a nostro sfavore e di tenere sotto pressione gli esterni avversari.

La coperta si rivela corta alla fine solo sul giovane Printezis, career high di 22 punti in Eurolega per la bravura a farsi trovare da solo sugli scarichi. Ma dalla coppia mortifera sulla carta Greer più Pargo solo 10 punti, 10 soli anche da Vujcic e un 12,5% da 3 con soli 16 tiri tentati.

Milano alla fine trova buoni tiri da 2 chiudendo con il 50% complessivo ma soprattutto tira tantissimo e complessivamente bene da 3 punti: 35 tentativi, 13 a segno con scelte a volte forzate ma più spesso ben costruite.

Jedi e Padwan:  Vitali contro Papaloukas ovvero uno dei pochi modelli di playmaker di 2 metri a cui potersi ispirare. Se dico 15 punti, 66% da 2 e 42% da 3 in 26 minuti potrei parlare del cavaliere jedi greco e invece sto parlando del giovane Padwan italiano.
Papaloukas gioca come sempre una partita di grande spessore, la rimonta greca prende senso solo quando decidono di dare retta a lui e non ai belli ma vacui Greer e Pargo. Un grande play di 2 metri come lui riempie tutte le voci statistiche dagli assist ai rimbalzi ma Vitali ancora una volta risponde presente ad alta voce in un match difficile e già decisivo.

Name the Price: debutto per Hollis Price neoacquisto in casa Olimpia dalla svendite Dinamo Mosca subito messo a confronto con il suo ex compagno di squadra Pargo e con il Greer che fece le fortune di Bucchi a Roma.
Tralasciamo una serie di discorsi su tempi, modi e dichiarazioni legate al suo arrivo: il suo è un debutto in punta di piedi, forse fin troppo in punta di piedi. In alcune situazioni ci si aspettava che un giocatore di esperienza e qualità come lui prendesse maggiori responsabilità in alcune scelte.
Ma è un debutto che dimostra intelligenza e qualità, Price difende ed è la prima dote richiesta e poi non sembra volersi appropriare immantinente della squadra. Il suo ex compagno Pargo mostra invece alcuni lampi abbaglianti di classe purissima (riguardatevi come splitta il raddoppio in palleggio fra i due difensori) ma non mostra alcuna volontà di sporcarsi troppo le mani in compiti meno nobili.
Il problema Price se potrà esserci un problema sarà in campionato dove uno tra lui, Sow, Thomas, Hawkins e Hall dovrà accomodarsi in panchina e la scelta è tutt’altro che facile considerando tutto: sarà probabilmente Thomas ma non metterei la mano sul fuoco che questo turnover forzato non sarà fonte di rimpianti e dubbi.

Il ragazzo da Houston, Calabria: giocatore NBA con carriera ragguardevole si ricorda della amata nonna originaria di Crotone e sceglie la bella Italia per inseguire una nuova giovinezza cestistica dopo le ultime vicissitudini sportive ed extra sportive.
La storia di Maurice Mo Taylor all’Olimpia si riassume così, come la trama di un film un po’ inverosimile sulle prime ma proprio per questo affascinante. Diciamolo subito, è una scommessa. La scommessa di prendere uno che ha fatto dell’NBA vera e innanzitutto riportarlo a un forma accettabile partendo dalla nomea di giocatore con più talento che etica del lavoro, con pedigree buono ma forse inferiore alle potenzialità.
Un Taylor in forma nonostante i 32 anni è un aggiunta di livello assoluto come americano. Ma il moltiplicatore che farebbe saltare il banco sarebbe la possibilità di averlo come “italiano” per le ascendenze calabresi della nonna.
Valeva la pena giocare questa doppia ma eviterei di sentirmi la vincita già in tasca: Taylor questa sera non schierato e Bucchi ha dichiarato difficile anche il suo utilizzo in Polonia.
La forma fisica è di la da venire e in campionato non è tesserabile a meno appunto di risolvere in un battibaleno la questione passaporto. Lieto fine dunque tutto da stabilire.

Il miglior Taylor sarebbe il 4 quasi 5 con chili ma anche tiro frontale che consoliderebbe il nostro reparto lunghi che alla fine però qualcosa di buono combina. Detto della folle genialità di Hall, ottima la prova di un Sow glaciale dalla lunetta e presente in area (sebbene ignori ancora molto del corretto lavoro difensivo ulteriore al tentativo di stoppata) e del gladiatorio Rocca che somma più rimbalzi da solo di tutto il reparto lunghi dell’Olympiakos.

In totale un avvio positivo della seconda parte di stagione per Milano protagonista in Europa dopo aver evitato lo sgambetto da Pesaro: la sofferenza non ci abbandona mai ma la sofferenza tempra e chi si tempra diventa più forte.

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