Regalo di Natale


In un clima di grande generosità natalizia Olimpia e Fortitudo provano per 45 minuti a regalare la partita all’avversario. Alla fine naturalmente prevale Milano. Perché Milano ha il cuore in mano soprattutto a Natale e sia dunque gioia sotto l’albero anche per la Fortitudo.

Passo indietro per l’Olimpia a cui sarebbe bastato aggiungere alla solita ricetta a base di generosità una manciata di lucidità e un pizzico di cinismo per portare a casa la partita.
Invece se si è confermato che la squadra ha ben incorporato il concetto di refuse to lose è apparso altrettanto chiaro che ci manca ancora la indispensabile interiorizzazione del killer istinct: non moriamo mai ma non uccidiamo l’avversario, giochiamo meglio quando è questione di legittima difesa e non quando si tratta di dare il colpo del KO.

Alla fine mancano giusto quei canestri mancati per poca cattiveria quando eravamo in vantaggio. E’ chiaro che l’attenzione si concentra sulla stoppata subita da Bulleri a due secondi dalla fine o sulle palle perse malamente da Hawkins negli ultimi due possessi biancorossi dei supplementari. Ma il tiro dell’ultimo secondo è per sua natura aleatorio, è allenabile ma dipende troppo dal colpo di genio o di fortuna del momento.

Il punto veramente migliorabile è invece il sapere capitalizzare ogni occasione offensiva soprattutto quando siamo in vantaggio, mai sbagliare i canestri facili è una banalità che per noi vale triplo perché non siamo una squadra di attaccanti efficaci anche in situazioni estemporanee: nel secondo quarto la Fortitudo è rientrata più che altro per la nostra anemia offensiva, tiri anche buoni e “scontati” sbagliati.
La percentuale da 2 punti è stata alla fine pessima ed è difficile dire che sia esclusivo merito della difesa biancoblu. Non abbiamo voluto segnare con la stessa voglia con cui abbiamo voluto prendere 15 rimbalzi offensivi e recuperare 19 palloni e qualcosa l’abbiamo sbagliata cercando di essere belli quando bastava essere efficaci.

E’ mancato dunque un po’ di fuoco, quel fuoco che abbiamo fatto esplodere recuperando 8 punti di distacco dal 32′ al 33′ minuto ma che non abbiamo saputo canalizzare per cuocere a puntino Bologna.
Che ha confermato certo di avere giocatori con punti nelle mani e grande fisicità. Ma anche giocatori che probabilmente ritengono una sconfitta personale quella di passare il pallone a un compagno senza aver battuto l’avversario diretto.

Partitone da NBA dunque di Gordon e Mancinelli, solo un po’ meno di Strawberry che sbaglia parecchio e in momenti topici dalla linea del tiro libero. Da NBA come risultati ma prima ancora come stile di gioco, uno contro uno insistito e il compagno mi serve al massimo per un blocco, per una sponda o per un assist ma solo in casi veramente estremi.

Una nota su Papadopoulos che può essere senza se e senza ma il centro più forte del campionato perché da centro puro ha altezze, movenze e tecnica. Che poi questo sia un vantaggio reale è tutto da stabilire: contro Rocca e Sow avrebbe dovuto fare sfracelli ma siccome né Huertas né Gordon né Strawberry ritenevano una priorità servirlo alla fine il suo impatto è stato pari a quella del bietolone Vranes del Partizan.

Per tornare su discorsi già fatti se uno ritiene che il basket sia solo in questi termini il nostro roster attuale gli farà sempre abbastanza schifo. E’ una questione di punti di vista, di questa partita si può dire che dimostra le nostre inadeguatezze soprattutto della prima punta Hawkins che perde il confronto con Gordon o Strawberry o si può dire che dimostra la nostra forza perché perdere di 2 tirando cosÏ male è un mezzo miracolo.

A Natale vorrà dire che festeggerà di più il partito delle nostre inadeguatezze. Nel frattempo l’andamento complessivo della giornata ha riservato altre sorprese confermando i sospetti iniziali: dietro Siena c’è un gruppone in cui le differenze alla fine non così marcate.
Tra Siena e le seconde ci sono 8 punti, tra le seconde e l’ultima ce ne sono 10, scudetto già assegnato come prima e più di prima?

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