Dieci alla decima


Il Partizan di oggi non è nemmeno lontano parente per talento a quello che fu di Djordjevic e Danilovic. Ma non andava sottovalutato perché è giovane, atletico e profondo: se lasciato giocare soprattutto dagli arbitri poteva mettere in difficoltà.

E qui apriamo una parentesi sugli arbitraggi di Eurolega: fino ad ora costantemente mediocri e lo diciamo dopo una partita dove non possiamo lamentarci al computo finale.
Abbiamo tirato 43 liberi e subito 36 falli e il punto sta proprio qui: fino ad oggi ne subivamo di media 18 e tiravamo la miseria di 13 liberi. Bello sbalzo, vero?
E a proposito di sbalzi oggi a Mosca il CSKA che di solito chiamava 22 falli a partita e tirava 21 liberi a partita ne raccatta solo 15 e tira un totale di 6 liberi totali. Guarda caso perde.

Non è quindi questione di favoritismi ma forse di oscillazioni di metro fin troppo marcate non solo da una partita all’altra ma nell’ambito del medesimo match. Arbitri mediocri e pochissimo affiatati: non capisco il criterio di mandare ad arbitrare terzetti di paesi diversi, sembra l’inizio di qualche barzelletta, “ci sono un finlandese, un polacco e un israeliano che vanno ad arbitrare in Eurolega…”
Il fatto di avere un arbitro di qualche campionato di buon livello poi uno di media fascia e uno del terzo mondo cestistico non porta una media sufficiente. Piuttosto hai il terno al lotto di avere su un lato uno che non vede i passi, dall’altro quello che lascia passare i blocchi tipo catch e sotto canestro quello che fischia se sei fuori di un grado dalla perfetta verticale del cilindro.

Mi chiedo perché non mandare terne della stessa nazione: è chiaro che potresti avere 3 arbitri poco esperti in assoluto ma perlomeno dovresti avere 3 che si capiscono fra di loro e tendenzialmente potrebbero arbitrare allo stesso modo. Il rischio rimarrebbe quello di avere una partita che si gioca una volta alla greca e quella dopo alla spagnola ma non credo sarebbe peggio della situazione attuale dove l’arbitraggio cambia da una azione all’altra.

Tornando alla partita si conferma che la forza di questa squadra sta nella potenza di dieci, nella sua profondità. Che non vuol dire che gioca con 10 fenomeni ma che gioca con 10 giocatori veri che portano, pur giocando male o meno bene del previsto, un contributo alla causa.

Prendiamo ad esempio Hall che passa dagli eroismi della vittoria con Teramo a una partita in sordina sul tabellino soprattutto offensivamente ma solida nell’applicazione come bloccante e difensore. Dove non eccelle anzi soffre soprattutto in Eurolega per mancanza di peso ma – ripeto un concetto che può sembrare criptico ma è molto semplice da capire soprattutto vedendoli giocare dal vivo – “c’è”.

Come “c’è” anche Bulleri o Sow, ci sono anche loro sebbene poi la firma statistica sia oggi quella di un glaciale Vitali dalla lunetta o della coppia HawkinsThomas tornata ai livelli consueti dopo la tappa a vuoto di Istanbul: tutti presenti a ruota di un Rocca che è l’epitome della “presenza”, impossibile da cogliere solo dalle cifre, incredibile da percepire sul campo, da standing ovation ogni volta.

Uno spazio doveroso per chiudere dedicato a Katelynas: fino ad oggi è sembrato l’anello debole, poca qualità, poca energia e poca presenza. Nelle ultime 3 partite invece 9 su 11 dal campo e 6 rimbalzi di media.
Bravo lui a tornare, brava la squadra a supportarlo e bravo lo staff tecnico a recuperarlo.

In attesa della sfida con la Fortitudo dei talentuosi che continua a mandare in brodo di giuggiole giornalisti e commentatori italiani (de gustibus…) una nota proprio per lo staff tecnico: il nostro play starter doveva essere il decimo e non giocare mai ed è diventato invece una importante arma tattica che apre le partite sul giusto binario soprattutto difensivo, tutta la squadra mostra una applicazione difensiva rara negli ultimi anni e ha saputo affrontare le tempeste di inizio anno con coesione.
C’è un lavoro di qualità, che si cominci a riconoscerlo…

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