Sudo ma godo


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Un po’ me li vedevo i soloni e le cassandre che all’intervallo della partita di oggi cominciavano a sfregarsi le mani per la gioia di poter scrivere che la vittoria con il CSKA era stata solo un episodio per una squadra a cui in realtà manca questo, quest’altro e quest’altro ancora.
Ma peccato sarà per un’altra volta: vince Milano con la stessa intensità difensiva della conquista di Mosca che tiene il punto anche quando i tiri pur buoni e ben costruiti non vogliono entrare.
Difendere meglio e difendere tutti: finalmente ci presentiamo con il roster al completo (manca Beard, purtroppo assente per assistere la madre malata: i nostri migliori auguri) e possiamo stroncare alla distanza la resistenza di Udine che di uomini ne ha solo 6.

Milano ne gira invece 10, dai 10 minuti di Sangaré ai 32 di Hall, ne manda 8 a segno e 5 in doppia cifra con l’highlight dei 13 punti in 16 minuti del rientrante Sow, inarrestabile per l’opposizione di  Di Giuliomaria e Ortner.
Nella seconda frazione si vede anche la difesa che si trasforma in contropiede con Hall e Hawkins che schiacciano spettacolarmente.

Ma attenzione, non stiamo facendo l’inverso dei suddetti soloni e cassandre che quando perdi è tutta merda e allora per reazione ogni vittoria dice che invece è tutto oro.
Abbiamo faticato, abbiamo fatto errori, ma siamo sempre stati li con intensità per far valere effettivamente alla fine la nostra superiorità oggettiva.

A qualcuno la partita non è piaciuta? Ci sta, de gustibus…
Quello che è stato inaccettabile fino ad ora nelle analisi fatte sulla nostra stagione era il non voler vedere anche nei momenti più difficili e faticosi la qualità dell’impegno difensivo di tutti e la compattezza del gruppo: avete letto il messaggio di Vitali dopo il CSKA? “Sono felice soprattutto per quei mei compagni che sono stati criticati e messi in discussione sulla stampa”.

Se prendiamo i nostri giocatori singolarmente riesce facile storcere il naso e fare l’elenco di cosa gli manca. Proviamo a prenderli come squadra e vediamo se la somma è superiore alle sue componenti: io sono affascinato dalla sfida di vedere dove possa arrivare questa squadra cosÏ diversa dal solito o “mal assemblata” come direbbero altri.
E’ chiaro che se invece ci si esalta solo al pensiero di avere o di credere di avere l’asso in panchina (Repesa?) l’asso in regia (Strawberry? Becirovic?) l’asso in guardia (Woods? Allan Ray?) l’asso in pivot (Papadopoulos? Brezec?) l’ottica è completamente diversa.

Nel 2005 andammo in finale con Maravic, Schultze e Gigena contro squadre che avevano Kaukenas, Stonerook e pure il “fenomenale” Blizzard. O Siskaukas, Bargnani, Goree. Se non fosse già accaduto oggi come oggi vi sembrerebbe possibile?

Questa Milano è migliorabile come ogni squadra: può e deve crescere nella fluidità di gioco, deve diventare molto più brava a trasformare la sua qualità difensiva (prima difesa, secondo saldo positivo tra palla perse e recuperate dopo Siena) in punti facili in contropiede.
Ma non ha certo bisogno di essere rivoluzionata sul mercato come piace immaginare a qualche giornalista che sulle fregnacce di arrivi e partenze può darsi una importanza che ormai non ha più.
Perché, diciamocelo tra parentesi il giornalismo sportivo in Italia è morto e sepolto e siamo ormai alla guitteria e al gossip.

L’unico intervento sensato ad oggi sarebbe su Katelynas che purtroppo sta dando molto meno del previsto: anche stasera un giocatore timido e cosa ben più grave spesso distratto e svagato. L’anno scorso era stato capace di sopperire alle giornatacce e alle amnesie momentanee di Sesay mentre quest’anno, con un minutaggio uguale, non è di supporto a Hall.
Ma detto questo, considerando che le alternative reali non se ne vedono, si può provare ad aspettarlo: perché la forza di una squadra sta anche nei pezzi che sembrano inutili o bruttarelli.

Mentre bellini esteticamente sono stato incaricato di definire per quest’anno a pari merito Vitali e Bulleri: ebbene si anch’io come i migliori giornalisti sportivi scrivo a comando… ;-)

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