Belli, belli, belli in modo assurdo


Diciamoci la verità. Milano è brutta. Brutta, brutta, brutta.

Prendiamo Beard con quel torso lungo lungo e le gambette corte, 210 cm di orrida sproporzione. La capigliatura di Filloy viene direttamente dal peggio degli anni 80, offende il coiffeur che è in tutti noi.
Vitali sembra un bel ragazzo ma in campo ricorda quel trampoliere di Carletto Della Valle e il suo tiro a spingarda è vietato nella fascia protetta televisiva.
Hawkins sembra Predator con quel grugno e quelle treccine in testa; Mike Hall è il fratello brutto di Will Smith e – Facebook testimone – si veste con gusti discutibili. Quei due slavati di Thomas e Katelynas fanno subito una pessima impressione con quel colorito tendente al giallastro invece di un sano colorito abbronzato.
E le occhiaie di Mordente? Il volto deformato di Bulleri quando va in penetrazione? Il volgare rotolarsi per terra di Rocca ad ogni pié sospinto?

Tutta questa bruttezza è inaccettabile perché il nostro sponsor è Giorgio Armani, paladino mondiale della bellezza. E’ una situazione vergognosa avere solo gente che mal si sposa con la prossima collezione primavera-estate quando invece i giocatori di Scavolini e Snaidero sono tutti perfette casalinghe che si muovono con padronanza fra cappe e fornelli. A Roma tutti, da Becirovic a Jaaber sono in grado di svilupparti a mente un sistema integrale vincente per scommettere e a Treviso in panchina fanno 3 maglioni a maglia rasata per quarto.

Invece noi solo gente brutta, inadatta anche alle passerelle delle collezioni più cheap. Proli, Zanca e Bucchi se ne rendono conto? Perché non hanno preso Zoolander o Hansel che quest’anno va un casino?

Inoltre abbiamo perso ad Avellino, nessuno ha visto la partita però è doveroso lo straccio delle vesti “perché l’Olimpia non può perdere ad Avellino…”. Lo dice il blasone e la bacheca, come è assodato che la Pro Patria anche oggi non può perdere con il Chievo.

Sembreranno delle stronzate quelle che ho scritto ma anche no visto che ho semplicemente esagerato le considerazioni di fondo che si leggono in molti commenti sulla nostra stagione: non possiamo giocare male perché siamo la squadra di Armani, non possiamo perdere perché siamo Milano.
D’altronde dopo 20 anni di esposizione al commento sportivo in stile Processo del Lunedì – QSVS anche nel basket si può dire tutto e il contrario di tutto, perdi, è crisi, ritorno sul mercato, taglio ed esonero, vinci, scudetto, spettacolo puro, tra un anno primi in Europa…

Partiamo dall’ultima partita: l’indignazione si vede che non va d’accordo con la memoria perché negli ultimi 4 anni il bilancio tra Milano ed Avellino è 5 a 3. Per Avellino. Che una volta ce ne ha dati 27 in casa e sembrerà volgare ma ha anche vinto una Coppa Italia più di noi.
Avellino è una squadra di Eurolega con un allenatore che a Milano ha fallito ma che ha esperienza e capacità per guidare un gruppo di giocatori ridotto e anziano nei suoi elementi migliori ma che resta di qualità: si può perdere in trasferta con loro? Si.

Abbiamo sbracato? Abbiamo giocato male? Abbiamo fatto un passo indietro rispetto alla vittoria con Cantù? Boh, io non lo so, non ho visto la partita.
Le partite che ho visto finora continuano a dirmi che Milano è una squadra brutta, ancora priva di automatismi e fluidità, rallentata nella sua crescita da una serie di infortuni.
Però in tutte queste difficoltà l’Olimpia si è dimostrata una squadra con una identità coriacea e tignosa, sempre rimasta attaccata alle sue partite anche quelle perse, vincitrice quando ha vinto più per voglia e ardore che per improvvise serate di grazia.
Una squadra che in un progetto triennale mi sembra stia partendo dalla componente fondamentale di tornare ad essere la Milano guerriera che non molla mai. Una squadra guidata da un giovane play che oggi è allo stesso tempo acerbo e promettente, capace di perdere palloni inopinati ma allo stesso tempo di mostrare una personalità forte di vero condottiero in fieri.

Se non si vuole prendersi oggi il rischio di far crescere Vitali con alti e bassi, domani potremmo non avere la base più solida per un progetto vincente a lungo termine.

Se ci si aspetta lo showtime da questa Olimpia si può solo essere delusi non solo oggi ma anche domani. Sarebbe come chiedere che il Billy dal 78 all’82 fosse come la Tracer di McAdoo e Barlow o la Philips di Djordjevic e Davis.

Se ci si aspetta che Milano vinca tutto già da quest’anno si potrà solo essre delusi. Perché non è nei programmi e non è nei proclami: la squadra che quest’anno sarebbe in obbligo di sfidare seriamente Siena è Roma.

Perché sono 6 anni che ha una proprietà solida e da 3 un progetto tecnico ambizioso con Repesa ma non è detto che basti visto che da Siena prende ancora 20 punti e poi ne prende 106 dalla stessa Pesaro che con noi non arriva nemmeno a 65.
Quindi Roma ha già fallito come ha già fallito Milano. O non ha fallito perché ha fatto vedere qualche sprazzo di basket spettacolare?

Ma il basket come la vita non è solo essere belli, belli, belli in modo assurdo…

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