La paura e la voglia


Vitali, Bulleri e Sow siedono sconsolati in tribuna a in borghese e in campo entra la paura. Perdiamo la terza partita consecutiva di 2 punti all’ultimo minuto, forse un piccolo record statistico, e purtroppo diamo segni di paura di vincere.
Non che si veda scollamento o nervosismo ma comincia a serpeggiare la paura di non riuscire mai a trovare il centesimo, fisico e/o tecnico, per fare la lira.

Come contro la Virtus l’AJ si perde pochi secondi dopo aver raggiunto il top della sua prestazione: sulle ali di un Jobey Thomas finalmente innescato nei modi e tempi giusti nel terzo quarto con due fiammate di Mordente ci troviamo con un vantaggio di 14 punti che diventa però immediatamente zavorra psicologica e non cuscino di sicurezza.
Al 26′ è 59 a 45 per noi ma dal doppio timeout usciamo spenti e al 30′ Montegranaro è già a contatto, grazie soprattutto alle prodezze balistiche di Garris e al coriaceo Hunter che usa i chili in sostituzione ai centimetri che non ha per fare male sotto canestro.
Ci fa male anche Cavaliero che esce ottimamente dalla panchina e che scopriamo anche godere buona considerazione arbitrale vista l’interpretazione a volte benevola della sua aggressività difensiva.

Milano perde per falli prima Rocca e poi Beard ma soprattutto si incaglia per l’ennesima volta in attacco, perdendo di conseguenza fiducia nella propria metà campo: segnamo 15 punti in 14 minuti subendone 32 e cadiamo per mano di Garris bravo a trovare la sospensione vincente dai 4 metri a un secondo e 25 dalla fine.

Sintomatico l’andamento delle azioni precedenti che portano al nostro pareggio: sul 75 a 73 è Hawkins che chiede l’isolamento ma si incarta subito perdendo malamente palla, dall’altra parte anche Garris pasticcia e si fa scippare da Mordente. Nel traffico è ancora Hawkins che trova, nonostante i contatti, la sospensione del pareggio.

Dicevo situazione sintomatica. A prescindere anche dagli infortuni al resto del roster Hawkins è l’uomo di maggiore classe ed esperienza, la prima scelta e la prima opzione che dia sicurezze su cui costruire anche ai compagni.
Il problema è invece l’andamento ondivago della sua prestazione all’interno della stessa partita ma addirittura da una azione dopo l’altra.

Porto ad esempio due situazioni uguali. La prima, Eurolega contro l’Efes: Hawkins fa la rimessa di inizio terzo quarto e la regala con un passaggio molle e prevedibile regala palla e canestro a Vujanic. Nell’azione immediatamente successiva prende palla e va a schiacciare a difesa schierata.
Oggi rimbalzo difensivo, coast to coast, 2 punti più tiro libero aggiuntivo. Subito dopo dormita clamorosa su Minard che riceve palla nelle nostra metà campo e va a segnare due punti facili in sottomano.

Non è l’atteggiamento che ci si aspetta dalla stella della squadra, non si può stare tranquilli se l’alternativa può essere sempre o la grande azione o l’errore clamoroso. Non è ugualmente un bel segnale la sensazione che o gioca bene Hawkins o gioca bene Thomas: come sensazione mi sembra di vedere un Falco a metà se l’azione non nasce per default con lui come prima opzione.
A una squadra in difficoltà come noi serve almeno una certezza su cui capitalizzare, se manca anche un’ultima speme, tenera la fede salda diventa sempre più difficile.

Torno per un attimo alla questione Hall messa in prospettiva appunto con Hawkins. Hall non è un fenomeno ma se guardo le ultime due partite rivedo un giocatore con un buon vocabolario offensivo fronte a canestro, buoni doti di passaggio, buon atletismo a rimbalzo.
Quanto c’è di buono viene però sporcato da scelte più che opinabili che sembrano più che altro errori di concentrazione e di lettura, leggerezze nelle scelte e nelle opzioni prese.
Togliamo per un attimo dal quadro il fatto che gli high di Hawkins siano e saranno sempre più splendenti: la vera preoccupazione è che facciano low simili, che due giocatori ben diversi per esperienza e classe possano creare gli stessi problemi sbagliando allo stesso modo.

Nella situazione attuale potremmo sacrificare il vaso di coccio Hall per un giocatore più esperto e pesante negli equilibri di squadra, dovendo anche considerare che purtroppo l’apporto di Katelinas non è quello che dava nel girone di ritorno dello scorso anno. Il rischio sarebbe quello però di ritrovarsi nel gioco delle tre tavolette per sapere se giocherà bene Hawkins, Thomas o il nuovo mister X.

La situazione è delicata, molto delicata: le regole di una volta, il mercato chiuso, “costringerebbero” alla fiducia e all’attesa di recuperare due quinti dei primi 5 e il primo cambio dalla panchina.
Oggi bisogna invece resistere alla tentazione di pensare che ci sia sicuramente altrove la soluzione migliore.

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