It’s a new dawn, it’s a new day


Il decennale di Io e l’Olimpia è stata una stagione particolare. Per me più che per i nostri colori che, alla fine, benedetti dal Giovane Dio hanno raggiunto le semifinali e le qualificazioni all’Eurolega.

Poi Gallinari Danilo è partito ed è partito anche Corbelli… ma sono cose note e ormai risapute.

Mi ricordo, a proposito di decennali che ai tempi della cessione dell’Olimpia Bepi Stefanel disse in un’intervista che per la sua passione per il basket avrebbe speso meno andando con l’aereo privato a vedere i Knicks piuttosto che continuare a fare il proprietario in Italia.
Avessi anch’io un jet privato il prossimo anno ci farei un pensierino ad andare regolarmente a vedere il Gallo al Madison Square Garden. Ma invece rieccoci qui ad attendere l’avvio della nuova stagione, cercando di non farci prendere troppo dalla nostalgia per aver visto il Giovane Dio solo due anni in maglia biancorossa: per fortuna le prospettive per il futuro dovrebbero aiutarci.

Sembrerà strano leggerlo su queste pagine ma sono contento della permanenza di Massimo Bulleri. Sono contento perché andava “risarcito” dall’Olimpia per la malagestione subita lo scorso anno: non si tagliano i capitani, non si cedono i giocatori infortunati. Tanto più sparlando loro dietro: che sia stata opera di Corbelli non avrebbe evitato una macchia sulla tradizione biancorossa.

Il Bullo non meritava quel trattamento ed è giusto che possa giocarsi le sue chances nella prossima stagione. Stagione dove tra l’altro il suo ruolo sarà tanto per cambiare delicato…Ma ne parleremo in seguito.

Questa squadra mi piace, ci fa partire con una certa fiducia: certo saremmo ancora più fiduciosi se a farci dimenticare la poliedricità di Danilo ci fosse quel giocatore a tutto tondo di Jumaine Jones. E invece non c’è…

Siccome siamo in luna di miele con i nuovi arrivati dalla proprietà in giù non infieriremo su una vicenda che è sembrata una classica Natalata: firmiamo un giocatore, lo presentiamo in pompa magna e poi salta fuori un altro contratto, tempi dubbi di firme, nulla osta e controlli incrociati mancati.
Alla fine Jones se lo godranno in Russia e a torto o ragione noi rimaniamo con un palmo di naso.

Ma anche monca di Jumanji le prospettive della squadra sono buone: nel cambio Watson – Rocca non acquisiamo centimetri ma sicuramente arriva una attitudine diversa, più solida, più oscura, più difensiva e grintosa.
E con Sow non dobbiamo temere di essere sottodimensionati atleticamente a rimbalzo e per capacità di intimidazione.

Mike Hall ha il difficile compito di prendere il posto di Jones ed è una scommessa su un giocatore che fino ad ora non ha trovato una dimensione precisa se non in quel mezzo limbo che è la NBDL. A supporto nel ruolo è rimasto Katelynas che l’anno scorso ha dato la buona impressione di un giocatore in crescita: basterà? Diciamo di si perché entrambi hanno il pregio di essere abbastanza bidimensionali come piace a coach Bucchi.

Il settore degli esterni è quello meglio riuscito. Hawkins riporta a Milano una esuberanza fisica sul perimetro che ci manca da parecchio tempo: non è il giocatore più continuo del mondo ma ha tutto per saper anche esaltare il pubblico.
Quello che manca ad Hawkins in precisione dalla linea dei 3 punti ce lo potrà dare Jobey Thomas, epitome della guardia bianca classica e ottimo successore di Vukcevic e Calabria. E Sangaré da buon rincalzo ci può mettere buon atletismo per fare le veci del Falco e una mano non disprezzabile dalla distanza.

Fermiamoci un attimo: abbiamo parlato fino ad ora di buoni giocatori in ogni ruolo, tutti capaci di portare un contributo anche sostanzioso. Manca il go to guy però, quello che era Gallinari, quello che avrebbe dovuto essere Jones. Il ruolo che Hawkins in questi anni italiani comunque di vertice non è sembrato in grado di ricoprire a pieno.
Tante capacità, tante possibilità ma nessun deus ex machina a cui far sbrogliare sempre e comunque le situazioni offensive. Tante possibilità da gestire al meglio, una bella orchestra senza nessun vero solista che abbisogna dunque di una buona direzione d’orchestra.

E arriviamo quindi ai nostri playmaker, reparto che parte sicuramente abbondante. Mordente, cavallo di ritorno, lo possiamo ritenere più una combo guard ma Vitali, Bulleri e Filloy sono da considerarsi i play “puri” della nostro futuro prossimo.
E come pacchetto, sulla carta, non è eccezionale guardando anche solo alla concorrenza italiana.

Ai nastri di partenza troviamo ex NBA come Dickau ad Avellino, Boykins a Bologna, Edney a Capo D’Orlando. A Roma è arrivato Becirovic, Siena ha messo Finley di fianco a Mc Intyre.
Milano ha fatto la scelta di puntare su Luca Vitali ed è una scommessa interessante su un giocatore giovane, italiano e futuribile.

Ma bisogna semplicemente constatare che nel curriculum di Vitali ad oggi ci sono solo due buone stagioni a Montegranaro dove comunque divise le responsabilità della regia con play americani come Childress e Garris.
Di Vitali mi piace l’altezza: quelli della mia generazione sono quelli che hanno vissuto il miracolo del play alto come un centro incarnato in Magic Johnson e credo siano sempre intrigati da qualunque cosa che gli somigli.

Mi ricordo anche Carletto Della Valle, anche lui play di 2 metri che Mike D’Antoni soffriva sempre negli anni delle sfide con Torino: Vitali saprà essere come e meglio di Della Valle? Mi preoccupa qualche segnale di gianlucabasilismo precoce in un giocatore che nonostante l’altezza tira più da 3 che da 2 con percentuali non eccelse in ambedue i casi.
Gianlucabasilismo precoce perché il giovane Basile all’età di Vitali era uno che attaccava il canestro e non si accontentava del tiro a segno. Della Valle in carriera tenne invece il 54% abbondante: i centimetri devono essere fatti soffrire agli avversari.

Al di là delle scelte offensive migliorabili è chiaro che il compito di Vitali non è facile: grandi responsabilità, grandi attese in una piazza che si aspetta molto, debutto in Eurolega. A supportarlo abbiamo Mordente che appunto è però più una combo guard che darà molto in termini di grinta, difesa e ormai anche esperienza ma non potrà essere il metronomo di riserva.

Scartiamo il troppo giovane e inesperto Filloy e arriviamo dunque a Bulleri che come dicevamo all’inizio potrebbe ritrovarsi ancora una volta in un ruolo cruciale per la stagione con i riflettori puntati addosso. Se Vitali dovesse fare fatica a gestire il potenziale della squadra, il pallino passerebbe di nuovo a Bulleri con tutti i dubbi ormai ben noti sul suo poter essere la guida unica e sicura. L’anno scorso il cambio di marcia è dovuto passare dal recupero del talento stagionato di Booker, altre correzioni in corsa sarebbero sperabilmente da evitare.

Ma queste considerazioni non sembrino segno di pessimismo: credo che Milano possa mettersi da subito nel gruppo che inseguirà Siena (ancora prima, ancora la più forte soprattutto perché ha cambiato poco) insieme a Roma e alle due Bologna. Un inseguimento a vista e non a cronometro come negli anni scorsi intendo, un inseguimento da squadra ambiziosa: Bucchi è una buona scelta in tal senso perché mette insieme esperienza e fame, ha vinto qualcosa ma non ancora il massimo.

In Europa il girone non è facile, Mosca, Madrid, Efes, Partizan e Panionios sono avversari fortissimi, forti e insidiosi anche solo ambientalmente. Serve una squadra che trovi subito fiducia e convinzione, cosa non facile perché le novità sono tante: partendo bene però si può fare, si possono raggiungere almeno le Top 16. Partendo male si rischia che l’Eurolega diventi una zavorra e un fastidio come è stato nei precedenti tentativi.

Ma come dicevo It’s a new dawn, it’s a new day and I’m feeling good.

Comments