Il piacere dello scontato (reprise)


L'Olimpia vince come da pronostico lo scudetto 2016.
Ripetiamo insieme "Come da pronostico". Suona bene eh?

Stank Knows It
Stanko "Maestro di vita" Barac ha scelto il numero 27: un caso? Io non credo…

Sto copiando da quello scritto per la Coppa Italia perché alla fine è andata come da pronostico: se osserviamo il tutto con un certo distacco i playoff dell'Olimpia sono stati una prova di forza con la capacità di chiudere 3 serie su 3 in trasferta, anche in campi dove si continua a far valere quella certa impunità che fa tanto "passione della provincia".

Ma da vicino nessuno è normale e visti da vicino i nostri playoff sono sembrati più perigliosi del previsto. Non è l'eterno inverno del nostro scontento tipicamente milanese, non è la pretesa di stravincere perché lo dice il blasone, è più che altro la constatazione che la ferocia anche tecnica delle 3 gare di Coppa Italia nei playoff si è vista a sprazzi e a momenti: ad esempio in gara 5 di finale, sicuramente non in gara 1 o gara 3 con Venezia, a spizzichi e bocconi nella serie con Trento.

Questioni di lana caprina? Si, alla fine si. La vicinanza distorce e noi tifosi siamo un po' drogati di presomalismo.
Perché il fine è raggiunto e la discussione sui modi a bocce ferme è abbastanza noiosa: tutti più o meno hanno avuto momenti di nefandezza e di estrema utilità, di tutti si trova il mattone portato alla causa.
Certo se avessimo giocato sempre con la forma mentis della Coppa Italia avremmo dominato l'Italia ma soprattutto avremmo fatto meno figure barbine in Europa ma è un rammarico piuttosto artificioso alla fine: siamo stati abbastanza solidi, difficilmente bellissimi, a volte distratti ma a partire da situazioni di benessere, non c'è stata vera estasi ma a ben guardare nemmeno vero dramma.

Lo dico? Lo dico: visto in prospettiva è stato uno scudetto molto "medio" e va bene così: bravo Repesa, bravi tutti, belle le sonorità…

Mio e di tutti MVP

Difficile non votare anch'io Rakim Sanders MVP della finale e anche della serie playoff. Most Valuable Player perché di gran lunga Most Athletic Player fra quelli in campo.
Un tweener come lui in Italia è abbastanza illegale soprattutto se gioca da 4 con avversari né carne né pesce nell'interpretazione del ruolo.

Una menzione la merita anche Mantas Kalnietis che ha finito in crescendo nonostante quel invincibile tratto di lituanità

Beau geste

Il gesto tecnico più bello della finale? Lo skyhook mancino dell'immaginifico Kruno Simon in gara 5 che cancella dalle nostre pupille tutti quei cazzo di passaggi in salto che tanto gli piacciono…

Strength in numbers parte 1

Partiamo da un dato: in 4 gare di playoff giocate al Forum Milano ha fatto un totale di 49.324 spettatori
Che sono più di quelli che ha fatto Avellino o Trento o Venezia in 15 gare di regular season: senza l'esilio desiano è ragionevole immaginare che potessero essere addirittura il doppio.

Se ci aggiungiamo i 9224 di media in regular season ci sono tutti i dati numerici incontrovertibili per dare a Milano il titolo di capitale del basket italiano. Eppure non credo di aver mai letto o sentito qualcuno che dicesse che Milano meritava la vittoria per il suo pubblico: ripeto paro paro una cosa già scritta per la coppa Italia:

anche sulla realtà dei numeri vince sempre il cliché per cui provincia = passione = grande pubblico = speriamo che vincano loro…

Questo pubblico vale più o meno, per il solo campionato italiano, un incasso complessivo che supera (non di poco) il milione e mezzo di Euro. Soldi da considerare molto "veri" perché non escono direttamente o indirettamente dalle tasche di Giorgio Armani.

Strength in numbers parte 2

Repesa: 300.000€; Cinciarini 120.000€; La Torre 80.000€; Kalnietis 250.000€, Ragland circa 120.000€, James circa 110.000€. Poi a latere c'è Banchi e i suoi circa 400.000€ netti (700.000€ lordi?) di vacanza remunerata.

Sono le cifre che l'Olimpia 2015/2016 ha pagato per non giocare/non allenare/cominciare questa stagione, cifre che chiameremo per brevità buyout: il totale fa circa 1.500.000€ e corrisponde grossomodo agli incassi del botteghino citati sopra.

Questo è per dire che non ci nascondiamo dietro un dito: Milano è una squadra con un paracadute d'oro, che può spendere una cifra che rappresenta parte consistente se non esaustiva del budget degli avversari solo per mettersi nella condizione di impostare/affinare il progetto tecnico della stagione. 

E' un dato di fatto: i ricchi hanno molti più mezzi per sfuggire alle conseguenze dei propri errori, noi siamo ricchi e quindi, ad esempio, con Kalnietis sbianchettiamo gli errori sul play e con Batista sbianchettiamo quelli sul centro.

Certo, il budget non va in campo ma il budget manda in campo: sotto più di un punto di vista anche quest'anno la gestione sportiva in termini economici è da ritenersi deficitaria, non abbiamo azzeccato molte scelte iniziali e abbiamo dovuto metterci una pezza in corso d'opera.

Non che Venezia, Sassari, Cantù abbiano fatto diversamente o meglio, anzi…
Però mentre è innegabile che l'Olimpia sia attualmente l'eccellenza  per quanto riguarda ticketing e marketing, non si può dire lo stesso quando si tratta di costruire il miglior roster possibile fin dalla partenza.

Scusate la Gentilezza ora e sempre

Non ricordo un giocatore italiano che all'età di Alessandro Gentile fosse investito in solitario delle ambizioni e delle frustrazioni di una piazza come Milano: papà Nando era l'enfant du pays di un dreaming team, Antonello Riva era il braccio armato senza pensieri di un leader che era Marzorati, Pittis il cucciolo di una schiatta di campioni, il Myers della Scavolini aveva Gracis, Magnifico e Costa…
Per dire che questi 5 anni milanesi sono stati sicuramente intensi in tutti i sensi.

Credo che se Gentile vuole misurarsi con l'NBA questo sia il momento giusto: ha 23 anni, praticamente come se uscisse dal college ma con l'esperienza di quasi 6 anni di campionati pro e non under come l'NCAA.
Ha dunque tutto il tempo per diventare un giocatore NBA. Perché appunto lo deve diventare: dire che sia più o meno pronto/adatto sulla base del suo gioco attuale è, alla fine, una distorsione prospettica.
Ha anche tutto il tempo di "fallire" e di  ritornare in Europa ancora fresco: se anche facesse 3 anni "inutili" di là, nel 2019 è un 27enne…

In teoria a Houston, con Pascucci e D'Antoni, trova un ambiente favorevole: dico in teoria perché le logiche NBA sono particolari (lo terranno? che contratto avrà? che squadra faranno?) e sul piano tecnico il suo range da tre punti non sembra proprio ideale per lo sparacchio dantoniano (ma Houston giocherà davvero lo sparacchio dantoniano?). Ma appunto Gentile va in NBA perché può diventare un giocatore NBA, non perché lo sia già…

Oppure…

Oppure accetta la corte di qualche big europea: perché, per ipotesi, ad andare in NBA potrebbe essere Bogdan Bogdanovic e a volerlo potrebbe essere Zele Obradovic, già coach di papà Nando, per  fare coppia con Datome.

Lecito domandarsi perché Gentile abbandonerebbe una società che gli dà soldi e centralità. Per (più) soldi è possibile ma è forse più probabile che ci sia una considerazione per cui non ritiene che nel prossimo futuro Milano possa davvero essere una big europea (al di là delle dichiarazioni di facciata) in cui fare un salto di qualità.

Ingrato? Forse realista considerando che in 5 anni Milano ha impostato e ribaltato già 3 diversi progetti tecnici, lasciandogli quel ruolo di salvatore della patria che diventava facilmente quello di capro espiatorio.
Ma soprattutto c'è da fare i conti con il fatto che in Italia della dimensione europea sono piene le fosse: se un giocatore italiano vuole vincere l'Eurolega è davvero improbabile che possa farlo in Italia.

Oppure…

Oppure era uno sfogo al termine di una stagione complicata in cui la sfida con Ambrogio Maria Pressione è stata pesante soprattutto per un giocatore che evidentemente ci tiene tanto se non troppo.
Per tanti aspetti Milano e l'Olimpia rimane il migliore dei mondi possibili per Alessandro Gentile ma "se il mio amore è una patologia saprò come estirparla via": pure il sottoscritto in questi anni ha più volte pensato che una vita senza Olimpia sarebbe "migliore", che lo pensi per un momento anche quello che di Olimpia vive e patisce davvero non mi sembra impossibile…

Ma questa è la visione romantica che coltiveremo fino all'inevitabile ufficialità dell'addio.

27 and counting…
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