Del più e del meno


Onestamente, dopo la Coppa Italia vinta non mi aspettavo di vedere una serata come quella del ritorno di Eurocup con Trento.
Non che mi aspettassi di vincere la seconda competizione europea giacché l'intempestività dell'acquisto di Batista era comunque una spada di Damocle che prima o poi sarebbe caduta. 
Ma non mi aspettavo nemmeno i 40' di insipienza e impotenza che hanno definito la nostra eliminazione: ci poteva stare una partita brutta come l'andata ma la debaclé è stata un imprevisto, non tanto in prospettiva storica assoluta (che di debaclé impreviste ormai siamo esperti da anni…) quanto rispetto all'illusione di "diversità" che alla fine coltiviamo ogni anno.

Il judo di Buscaglia
Merito sicuramente di Trento che vince con il judo di Buscaglia. Ovvero la capacità di rovesciarci addosso l'aggressività della nostra difesa trasformandola in un vantaggio per l'attacco.
Trento è sempre stata bravissima nell' "accogliere" i nostri raddoppi e punire subito lo squilibrio che ne derivava: da lì mismatch, facili scarichi o facili rimbalzi mentre noi cercavamo di ritrovare la posizione iniziale.

L'inevitabile appagamento
Fa strano pensare di non essere riusciti a venire capo di un avversario in lunga crisi di risultati e con assenze pesanti ma bisogna considerare le attenuanti biancorosse come l'inevitabile appagamento.

Ricorderete come l'editto presidenziale di qualche anno fa stabiliva l'impossibilità per chiunque di ottenere risultati in meno di 7-11 anni di tentativi. L'Olimpia targata Armani in 8 stagioni ha invece già vinto UNO scudetto e UNA coppa Italia, impresa titanica e irripetibile che ha sicuramente comportato un dispendio di energie senza pari.
Possiamo davvero pretendere di essere competitivi anche in Europa minore o è una folle ambizione che solo chi non sa nulla di programmazione può azzardare?

Qualcuno potrebbe dire che Stefanel

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