L'arte perduta del soufflé


Chi frequenta le cucine ma anche solo chi frequenta le repliche di Masterchef, sa che non esiste preparazione più insidiosa del soufflé, dolce o salato che sia.
Il soufflé deve essere prima ancora che buono, esteticamente perfetto e serve maestria non solo nella preparazione degli ingredienti ma anche nelle modalità di cottura: se sbagli, l'ammosciamento è immediato e irrimediabile e il soufflé ammosciato è solo un fallimento.

Striscia di soufflé
Una striscia consecutiva di 20 soufflé perfetti 


Se è difficile fare un soufflé, doppiamente difficile è fare un soufflé che deve arrivare in tavola a un orario preciso. Perché un conto è  prepararlo e quando sembra pronto servirlo e un conto è averlo pronto esattamente all'orario richiesto.
Se va servito alle 21.35 non vale la scusa che "alle 21.10 era perfetto ma poi… " e nemmeno che "vedrete, sarà perfetto alle 21.53…". E' questo perfetto controllo del processo e del risultato che fa la differenza fra gli avventizi e i maestri.

Questo preambolo serve a dire che, dopo la partita di ieri con Cantù, si può dire come, trasformando la cucina in basket, questa Olimpia sia, non da oggi, del tutto incapace di preparare un soufflé al momento giusto.
Magari è in grado di farlo in senso assoluto ma diciamo che gli riesce più spesso un meraviglioso soufflé di roquefort alle 7.00 del mattino piuttosto che alle 21.35 ovvero quando non è richiesto, atteso o dovuto: per carità, uno lo apprezza anche insieme al cappuccino però non sarebbe meglio per cena? No, per cena mi si smoscia sempre, che sfortuna…

Andiamo ad argomentare.

Coppa Italia 2014: Milano arriva ai quarti della Final 8 il 7 febbraio  con 7 vittorie consecutive in campionato (tra cui vittoria a Sassari) e un bilancio totale di 10 vinte e 2 perse (in Eurolega) dal 23 dicembre.
In un quarto e mezzo dilapida un vantaggio di 18 punti e perde partita e Coppa Italia.

Playoff di Eurolega: Milano arriva da seconda del girone quindi con fattore campo favorevole. Ha un bilancio di 15 vinte e 9 perse ma in casa ha vinto 11 partite su 12, ammollando trentelli all'Olympiakos e al Barcellona.
In un minuto e mezzo si fa rimontare un vantaggio in doppia cifra, perde ai supplementari e butta via una concreta possibilità di arrivare alle Final 4.

Playoff di Serie A: Milano arriva con un record globale di 40 vittorie su 55 partite giocate, il 72%. In campionato ha perso solo 5 partite su 30 e nessuna in casa, il record casalingo complessivo è 15 su 15 in campionato, 0 su 1 in Coppa Italia (in casa per modo di dire…) 12 su 14 in Eurolega.
In poco più di un mese perdiamo 7 partite su 18 disputate di cui 3 in casa su 10 disputate. Per tutti nei playoff eravamo da ritenere imbattibili per profondità di roster e prove di forza ampiamente fornite in stagione e invece sfioriamo più di una volta il patatrac assoluto…

Supercoppa Italiana: è tecnicamente precampionato ma lo è per tutti, anche per Sassari che ha rinnovato molto più dell'Olimpia. Milano perde la finale nonostante il +15 del 1° quarto e il +10 all'intervallo.

Coppa Italia 2015: Milano arriva con un bilancio in campionato di 17 vinte e 2 perse compresa una vittoria a Sassari battendola al suo gioco 112 a 111. Però perde perché si scopre che sostanzialmente non regge una partita al giorno anche perché a fronte di un roster a 12 la rotazione vera è faticosamente a 8.
E, to add insult to injury, un mese dopo incontri lo stesso avversario e lo annichilisci per 40'…

Derby con Cantù: che formalmente non conta niente. O meglio non conta niente se di base non hai un vero feeling con l'ambiente o ce l'hai solo con un certo ambiente "artificiale". Perché per altri conta e ti si chiede solo un ultimo sforzo: hai vinto 20 partite di fila, sei capolista e affronti una squadra che è 11° ed è appena affondata malamente a Venezia, hai tutto il modo e il tempo di riposare da domenica in poi perché di cosa fai a Capo d'Orlando formalmente ed effettivamente non frega nulla a nessuno.
Risultato: partita invereconda che ripete quella dello scorso anno, in due anni 20 punti presi di media a Cantù senza fare un plissé…

Sgonfiatori di soufflé

Spiace rilevare come, sul piano sportivo, questa società non riesca a togliersi la patina degli underachievers. Specifico sul piano sportivo perché ad esempio sul piano marketing, promozione e presenze al Forum, siamo ai vertici storici assoluti.

Ma sul piano sportivo… possibile che con il budget e il nome di Armani non si trovi sul mercato niente di meglio dell'esposizione biennale del cadavere di Shawn James? O niente di meglio di Ragland? O niente di meglio di Kleiza che, certo a quel prezzo può anche sembrare un affare, ma è un giocatore che non centra e serve a poco se la ricetta è difesa e schema Pelé in attacco.
Ma anche… niente di meglio di Elegar che al momento non sembra migliore di quel Gani Lawal frettolosamente scaricato? 
Ma c'è "convergenza di vedute" per cui fare peggio di quanto sia legittimamente prevedibile e auspicabile evidentemente va bene a tutti ed evidentemente non mette in pericolo il cadreghino di nessuno.

Si poteva fare di meglio sul mercato e magari si sarebbe fatto meglio sul campo in Eurolega ma anche in Italia dove all'accumulo di record statistici e vittorie larghe nella "routine" corrispondono d'altro canto prestazioni sotto il par tutte le volte in cui si "deve" vincere in occasione degli "eventi".
Il soufflé deve arrivare alle 21.35 alla cena di gala? Se arriva si è già sgonfiato…
Però per 20 sere consecutive prima e dopo… "oh, perfetto!".
A questo punto direi di dare decisamente la caccia a Teodosic perché sarebbe ideale per fare spettacolo tutto l'anno e fallire altrettanto spettacolarmente le partite decisive…

Attenzione: non è che stiamo dicendo che la stagione di Milano sia disastrosa, stiamo dicendo che è fino ad ora inconcludente e sfuocata, con una profusione spesso incomprensibile di energie a breve termine per ottenere mere vittorie di tappa: 10 di fila, 20 di fila… ok e quindi? Ne bastavano 2 e 3 di fila per non essere ancora a zeru tituli…

Parafrasando il defunto Galleano è come se i nostri obbiettivi siano in realtà delle utopie che, come l'orizzonte, non raggiungerai mai ma servono a farti camminare.
Il problema è, parafrasando invece Jannacci e Pozzetto, che c'è sempre lì quello che parte ma dove arriva se parte?


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