Lo scudetto di Massimo


Uno vero come Massimo Pisa chiudeva così il suo articolo su La Repubblica:

Gode, ed era ora, il popolo del basket, quelli che c'erano quando Bullock sbagliava apposta i liberi contro Imola, quelli che palleggiavano sotto Palazzo Marino per non far sparire la società che fu di Corbelli, e prima ancora Tacchini, Caputo, Bryant padre.
La notte, per i campioni, è finita.

Mentre tanti suoi colleghi tenevano lo spazio per omaggiare potenti di ieri e di oggi lui ha ricordato che un popolo aspettava e credeva.
Un popolo di ragazze e ragazzi di ogni età che era al Forum o che avrebbe voluto esserci…
E anche un popolo di ragazze e ragazzi di ogni età che ci ha lasciato prima che finisse questa notte lunga 18 anni…

Ci sono persone che hanno molto più titolo di me per dirsi amici di Massimo e Paola.
Io preferisco dire che gli volevo e gli voglio bene da quel pomeriggio del 1998 in una cartoleria di Belgrado a improvvisare una coreografia per la finale di Coppa Saporta.

Questo diario nacque li, da quella annata che vide il primo esonero della nostra storia, da quello sgarbo al nostro karma che probabilmente fu la causa degli anni di carestia successivi.
Ma al Pionir non lo sapevamo ancora, non sapevamo quanti anni magri sarebbero arrivati e quanto sarebbe stato faticoso tenere accesa la nostra passione.

Massimo è scomparso improvvisamente in un giorno di agosto del 2011. Per chi come noi conta gli anni a stagioni, agosto è già quasi come la vigilia di un capodanno, sta per nascere una nuova stagione con tutte le sue speranze e tutti siamo o torniamo giovani nel cuore e nei sogni.
Massimo lo ricordo come un tifoso puro. Che non vuol dire né ingenuo né ottuso né incompetente. Puro perché  sempre privo di cinismo o astio o sfiducia su chi indossava i nostri colori: a Massimo piaceva anche Predrag Materic e avrei voluto riderne con lui venerdì scorso.

Rimane Paola, rimangono i loro figli, rimane la loro passione per l'Olimpia: Paola non sapeva se ce l'avrebbe fatta ad esserci per gara 7 ma quando l'ho vista in quella curva che era anche di Massimo ho pensato che era  davvero tempo di una gioia grande.

Una volta ho scritto che per capire cosa sia l'essere tifosi bisogna capire cosa sia vivere gioie e dolori grandi ma non importanti.
Le gioie e i dolori importanti sono altrove, nella partita quotidiana che tutti combattiamo.
Una partita che non sai mai davvero se stai vincendo o perdendo, non sai nemmeno quanto durerà, chi avrai al tuo fianco o contro, se stai difendendo o attaccando.
Non sai se ci sono davvero regole, non sai se ci sono fischi a favore o solo contro: è vero che la vita non ti prende soltanto alle spalle ma le cose importanti sono importanti anche perché fragili e si rompono anche se maneggiate con cura.

E' per quello che servono le gioie grandi, quell'interminabile istante in cui sai di aver vinto e solo vinto per sempre, quell'istante perfetto che è già finito e durerà per sempre.
Quell'istante grande in cui tutto si compie serve per le ore, i giorni, gli anni che ognuno di noi affronta, cercando di dare il meglio anche quando è molto difficile pensare, anche solo per un momento, che hai vinto e solo vinto per sempre…

Questo 26° istante è per Massimo, per Paola, per Scarto (che sono io…) e per tutti noi.
Perché domani sarà di nuovo lunedì per tutti, come nel resto di questi diciotto anni. Ma domani, dopodomani e dopodomani ancora, sono, siamo, siete Campioni d'Italia.

Grazie Olimpia.
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