Lo scudetto di Alessandro


Odiai fieramente Nando Gentile.

Odiai fieramente Nando Gentile perché era il dovere di ogni adolescente dantoniano ortodosso degli anni 80: un poco più che coetaneo che attentava alla figura paterna del numero 8 era blasfemo.

Odiai ancor più fieramente Nando Gentile da Djordjeviciano metodista: la battaglia del ritorno di coppa Korac con Meneghin che insegue Lampley, le sedie del parterre del PalaTrussardi che volano in campo, una Schadenfreude purissima per il PAOK Salonicco di Berry, Prelevic e Savic che andò a vincergli la finale in casa.

E poi la grande deportazione? fusione? trapianto? del 1994: più facile adottare il Divino Deian, una sana indifferenza per Nandokan anche quando alzava lo scudetto.
Servì un sacrificio rituale per cambiare il cuore e negli anni dopo lo scudetto ne arrivarono fin troppi: il ginocchio che fa perdere la corsa di Marcelletti verso le Final 4, la partita di coppa in Francia giocata con il braccio al collo come Beckenbauer…

Nando Gentile divento un "mio" giocatore perdendo e facendosi male. Che letta di fretta suona pure male

Ho invece amato fieramente Alessandro Gentile dal suo arrivo e soprattutto dal giorno del sangue dei vinti. (Apro una parentesi: l'infame indifferenza di tutta la squadra di Siena - si, Banchi e Moss compresi… - in quella occasione non mi toglierà mai dalla testa che c'era un dolo di fondo in quello che accadde. Fargli male per aver "osato" opinare sulle loro specchiate vittorie dopo la semifinale di Coppa Italia… L'unico che espresse un po' di solidarietà ovvero Pietro Aradori fu "linciato" da quel simpatico pubblico a cui auguro tanti anni di immutata eccellenza. In Serie B…).

L'ho amato fieramente provando spesso volontà di punizioni fisiche per tutte le vittime della sindrome di Stoccolma

La foto di Alessandro e Nando che festeggiano lo scudetto
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