La sedia, lo specchio e Luca Banchi


Avete anche voi l'impressione che, oggi come oggi, se gli avversari schierassero 4 giocatori e una sedia, Banchi correrebbe a chiamare cambio per far entrare una Thonet?

Si scherza per esorcizzare foschi presagi. 
La squadra che, nel 2014, aveva il 100% di vittorie in campionato e il 61% in Eurolega arriva ai playoff e crolla a un "miserando" 57%, inanellando la terza sconfitta maturata con una rimonta nel terzo quarto, subita con occhio e indifferenza quasi bovina.
Del tipo "Oh, passa il treno e passa proprio sopra di noi… buona quest'erba medica…"
Tanto per non farci mancare niente nel suicidio bis contro Sassari non si può nemmeno incolpare il killeraggio arbitrale epocale delle due partite in quel di Pistoia.

Milano è implosa con la delusione post Maccabi? 
Storicamente plausibile: la Philips di Dawkins, Pittis e Riva dopo le Final 4 di Istanbul 92 uscì immediatamente ai quarti con Roma. Idem la Stefanel che sfiorò la Final 4 di Roma nel 1997, caduta subito con Verona.
Ma forse ancora più preoccupante è l'impressione che stia venendo fuori l'incapacità collettiva di indossare degnamente i panni della favorita d'obbligo, l'insipienza della propria reale forza e di come usarla.

L'abbiamo purtroppo già detto: squadra non "borghese", che non sa gestire e deve viversi da outsider e da sfavorita per trovare compattezza, "judoka" nel trasformare le forze degli avversari in propri vantaggi ma incapace di imporre le proprie.
Tutte le qualità che sono valse una grande Eurolega si trasformano nel balbettio odierno in cui la nostra personalità tecnica mediocre e forse indefinita ci rende incapaci di "imporci" agli avversari.

La fragilità della specchio

Non è che Banchi sia il primo che vediamo in questi anni. 
Bucchi con Petravicius, Scariolo con Bourousis: hai a roster centri e lunghi più o meno dominanti e non sai che fartene. Mismatch evidenti mai cavalcati anzi temuti ed evitati.
Avversari che fanno mosse obbligate dal proprio organico meno profondo vengono costantemente "copiati": se tu giochi senza centro anch'io devo toglierlo, se giochi senza lunghi li toglierò anch'io, se tiri solo da 3  allora lo farò anch'io.

Colpa del tiro da tre? Tutto può essere sparigliato dal tiro al piccione e quindi tutto è inquinato da questa logica? 
Purtroppo si ma allora come ho detto più volte si faccia una scelta radicale e si giochi come coach Arsenault sempre, non improvvisando solo in semifinale un quintetto "assurdo" come quello con Moss o Gentile da 5 e 5 fra centri e ali forti seduti in panchina.

Ancora più assurdo affidarsi come unico lungo per tentare al rimonta a un Lawal disastroso nella contingenza dell'ultimo mese e in generale troppo monodimensionale e limitato per giostrare da solo insieme a 4 esterni puri.
Confusione momentanea o forse quel tarlo sempre presente: che Banchi sia allenatore capace solo di rincorse e non di corse in testa, di motivare outsiders ma non di organizzare favoriti, di "cuori" ma non di "teste".

L'Olimpia di quest'anno non è la Siena "sfavorita" dello scorso anno. Paradossalmente il problema potrebbe essere tutto qui…

Una modesta proposta

L'Olimpia ha perso tutte le partite in cui ha l'intervallo aveva più di tre possessi di vantaggio.
E allora giochiamoceli a perdere i primi 20'. Non che non ci manchino le risorse per farlo in questo momento: il quintetto senza centro facciamolo partire subito. Oppure dentro Lawal e anche Jerrells, i più sperduti del momento (sperando che anche il buon Bruno Cerella non sia morto cestisticamente dopo gli errori di gara 2…).

Magari andare negli spogliatoi con un vago senso di angoscia e non di soddisfazione ridarà a tutti non la lucida consapevolezza della nostra forza (che forse mai abbiamo avuto…) ma almeno l'istinto primordiale di conservazione che possa salvare partite e di riflesso l'intera stagione.
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