Magic Moments, suicidi e altre storie di Eurolega


Ci sono post che si fa fatica a scrivere. Più che altro perché scrivendoli si sigilla la conclusione di qualcosa e aver concluso questa stagione di Eurolega dispiace.

Dispiace aver concluso una striscia di Magic Moments vissuti in campo, sugli spalti, davanti alla televisione.
E' addirittura difficile sceglierne uno ma anche due fra tutti: c'è abbondanza, quasi lusso.
Io ho il mio personale momento sul gradino più alto del podio ma farei fatica a scegliere la vittoria sull'Oly piuttosto che quella sul Barcellona, le battaglie con il Fener ma anche quelle con l'Efes e il Panathinaikos.

L'occasione perduta

Ma pur di fronte a grande, inaspettata e imprevista bellezza è giusto dire che si chiude con una occasione perduta. Perché l'Olimpia non arriva alla tappa finale al 90% in virtù del suo suicidio in gara 1 che la costringe a inseguire ciò che non è riuscito nemmeno a squadroni come CSKA e Real Madrid, vincere in trasferta contro squadre di solida tradizione europea.

Non sono infatti molto convinto infatti degli elogi a Blatt come vincitore assoluto della sfida tattica: il conto dei quarti vinti dice 10 a 6 per Milano con i black out finali di gara 1 e di gara 4 a sparigliare la bilancia.
"Facile" per Blatt tornare a casa in pareggio, sapendo di poter contare su tanto "fattore casalingo" in tutti i sensi. Meno facile sarebbe stato sul 2 a 0, soprattutto considerando che Milano è stata più spesso avanti a Tel Aviv di quanto il Maccabi abbia fatto al Forum.

Un mio saggio interlocutore mi scriveva dopo gara 2:

Il "format" della vittoria, ossia il modo, la sostanza, il peso, era quello che desideravi? 14 punti sono tanti, ma io dico di no. la partita di ieri sera non è replicabile in trasferta (triple, pivot quasi nulli, area altrui intonsa, malgrado sophos azzoppato, kangur e cj che vedono la madonna...). presagi cupi

Critiche legittime e sensate: a inizio stagione anch'io dicevo che il gioco di Banchi lo si può vedere come abuso di triple senza efficacia in area, magie degli attaccanti più talentuosi più garra e tutta la difesa che ti concedono gli arbitri.
Ma non è il format banchiano che ci fa uscire in vista del traguardo (dove arriviamo cavalcando quello stesso format), è la mancanza degli interpreti più importanti e , forse, anche il crollo della tenuta di Melli post fallo antisportivo in gara 1.

Attenzione alle parole però. Occasione perduta e non sprecata: quella rimane solo la Coppa Italia, affrontata a roster pieno e sbagliando molto di più nella gestione della partita.
Anche nel suicidio insomma c'è modo e maniera.

Che si vinca o che si perda no al blu merda

Una delle poche pecche dell'Eurolega 2013-2014 è stata la maglia da trasferta. Per oscuri motivi invece del rosso istituzionale si è scelto la nuance del blu merda, non si capisce bene se ispirata dal blu merda canturino o da echi vintage del blu merda fortitudino.

Maglia prodotta in un rarissimo filato costituito dal 10% di seta, 10% di nylon e 80%  di sfiga: indossata in 5 partite ha prodotto 4 sconfitte in doppia cifra media di scarto (Real, Strasburgo e le 2 conclusive con il Maccabi) e una sola vittoria con il Vitoria nella quale si infortuna Keith Langford.

Un caso leggero di sindrome Teodosic?

Dicesi sindrome Teodosic la tendenza a giocare in maniera più o meno invereconda le partite più importanti della stagione dopo aver fatto il pieno di elogi e di consacrazioni a uomo chiave, dotato di luminoso talento e inossidabile carisma.

Dicesi caso leggero di sindrome Teodosic la serie playoff disputata da Daniel Hackett? La quaestio è vexata. 
A dirlo non dovrei essere io che sono sempre stato scettico ma chi dei Magic Moments di cui sopra e del cammino in Italia ha sempre fatto una reductio ad unum: "Milano vince perché c'è Hackett, Jerrells segna perché c'é Hackett, il Forum si riempie perché c'è Hackett…"

Da una parte c'è il precedente di Coppa Italia dove Hackett fu di gran lunga il peggior in campo, dall'altra il reality distortion field di una esaltazione mediatica alla lunga controproducente (qualcuno ha detto Bulleri?). Insomma il problema di fondo nella valutazione è che sembra aver fatto molto male perché si è detto troppo e troppo a sproposito che lui invece fa sempre e solo bene.

Sicuramente senza Gentile e con Langford a mezzo servizio c'era la necessità e l'opportunità di fare di più. E Hackett, offensivamente, fa di più ma è un di più di quantità e non di qualità: non riesce a tenere il timone sul finale di gara 1, non riesce a fare il protagonista offensivo in gara 3 o a cambiare il passo entrando di rincorsa in gara 4 pur producendo un fatturato statistico molto simile a quello della prima fase con Siena.

Il fattore Hickman e i pregiudizi del giovane Werther Pedrazzi

Il fattore Schortianidis ha ingombrato le analisi con la sua mole ma se poi vai a vedere non è che abbia giocato meglio di come abbia fatto nel resto dell'Eurolega.
L'uomo a cui non siamo riusciti a prendere mai le misure si chiama invece Ricky Hickman che "esplode" contro di noi: guardate che statistiche mette insieme in 4 partite rispetto a prima…

E - spiace svegliare il buon Werther Pedrazzi dal torpore dei suoi pregiudizi che trasforma poi in falsi storici sulle pagine del Corriere - non lo marcava Langford.
L'hanno marcato a staffetta Hackett e Moss che proprio sul fattore Hickman si giocano buona parte del loro voto nella serie: hanno fatto il loro, serviva fare di più ma forse non è così scontato che potevano fare di più.

Non è quindi sindrome Teodosic, forse è più limite di categoria che andrà attentamente pesato per dare seguito alla speranza di rimanere a questi livelli anche l'anno prossimo quando, come è molto probabile, non avremo più Keith Langford.
Perché il nostro vincitore dell'Alphonso Ford Trophy è probabilmente destinato alla Turchia dove i nostri cari impotenti sono pronti addirittura a regalargli un passaporto oltre che svariati milioni di dollari che lui farà benissimo ad accettare.

Considerando che con McCallebb, Brown e Langford Banchi ha allenato gli ultimi tre capocannonieri di Eurolega un trend è chiaro: quel tipo di potenziale offensivo è un requisito imprescindibile e forse servirebbe anche una leadership e una capacità di ulteriore overboost sotto pressione che forse con troppa fretta si è pensato di aver già trovato nel "DNA vincente da Siena".
Però stiamo parlando praticamente di Spanoulis

Voto finale

Voto finale, mettendoci dentro anche se non soprattutto l'entusiasmo testimoniato da oltre 124.000 spettatori in 14 partite casalinghe: 8,5

Tanta roba, grazie. #redshoesareback
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