Il passo di Edwin Moses


Da ragazzino ero affascinato da Edwin Moses, il leggendario ostacolista statunitense che rimase imbattuto sui 400 ostacoli per 122 gare ovvero nove anni, nove mesi e nove giorni.

Mi affascinava il fatto che fosse ai tempi l'unico al mondo a percorrere la distanza fra tutti gli ostacoli sempre con 13 passi mentre tutti i suoi avversari erano costretti a cambiare la cadenza nella seconda parte della gara.
Mi sembrava una dimostrazione di precisione e superiorità incredibile.

Un mese fa l'Olimpia ha perso per infortunio Keith Langford mentre stava dominando statisticamente l'Eurolega. Scrissi che non ero preoccupato, sentivo che la squadra aveva la forza per non perdere il ritmo.
E così è stato non solo in campionato: vittoria con l'Efes, capolavoro in trasferta con il Fenerbahce, esibizione di muscoli con il Barcellona.
In tutte le tappe più importanti la firma netta di Alessandro Gentile che a Montegranaro firma il suo career high in Italia e poco dopo firma quello di Eurolega con il Barcellona, facendo fare brutta figura a puledri purosangue come Papanikolau, Abrines ed Hezonja.

Il capitano ci ha portato anche oltre l'ostacolo Cantù, strappandosi sull'azione eroica e decisiva di palla intercettata, coast to coast, canestro e fallo subito. Lo perdiamo proprio mentre si avvicina l'ostacolo Maccabi.
Ma non tremiamo anche questa volta e non solo perché ritorna Keith Langford. Non tremiamo perché pensare che questa Olimpia abbia il passo di Edwin Moses e non perda il ritmo fra gli ostacoli non è presunzione e non è nemmeno solo speranza.

Red Shoes are always here

La campagna Red Shoes are back è bellissima e bellissima è la maglietta che colorerà di rosso il Forum avviato al terzo e forse al quarto tutto esaurito consecutivo.
Ma è fuorviante o limitabile solo all'Europa nel merito. Perché le Scarpette Rosse sono sempre state qui: Milano dopo l'unica retrocessione della sua storia è in serie A da 36 anni con 33 partecipazioni ai playoff
Nel basket italiano, sempre vittima di avventurismo e cenerentolismo, in questi anni si sono spesi tantissimi elogi per storie di cicale più o meno longeve, spacciando matricole e meteore per modelli innovativi o geniali progetti.

Ma i geniali progetti sono tutti uguali e i geniali discorsi diventano banali, le cicale muoiono e Milano rimane.
Perché come avevo già scritto, in tanti fanno la storia ma solo noi siamo la storia del basket italiano, anche di quella più crudele.

Le Scarpette Rosse sono sempre qui e noi con loro: forza Olimpia!
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