Le portaerei di Banchi


Lo dico: non sono preoccupato per l'assenza di Keith Langford contro l'Efes. Ma direi anche per il prossimo futuro.
Non prendetela come presunzione né come errore di valutazione: l'Efes non è né pari né più scarso di Venezia o Roma che abbiamo battuto con autorità anche senza il Divino Texano.

E' che l'assenza di Langford, nostro capocannoniere di campionato ed Eurolega rappresenta una sfida per chi c'è. E la sfida è il pane di questa squadra di lotta e non di governo, che non gestisce borghesemente ma vince saltando sulle barricate. 

Intendiamoci: l'Olimpia potrebbe perdere con l'Efes senza Langford esattamente come avrebbe potuto perdere con Langford in campo ma non mi aspetto una squadra scossa dalla perdita del proprio condottiero, anzi…
Mi aspetto una squadra compattata da una sfida doppia, vendicare la beffa dell'andata e dimostrare che gli eroi, alla bisogna, non scarseggiano.

La corazzata Pleiss e le portaerei di Banchi

Perché l'attacco di Pearl Harbour non cambiò le sorti e gli equilibri della guerra nel Pacifico? Perché mettere fuori uso le 8 corazzate statunitensi si rivelò meno importante che aver mancato le 3 portaerei.
La guerra navale non aveva più bisogno di corazzate, prestigiose e imponenti, ma di portaerei e del loro ruolo tattico a supporto di altri mezzi di offesa e di difesa.

Il paragone mi è venuto in mente in occasione della partita vittoriosa con il Vitoria di Scariolo quando l'imponente partita della corazzata Tibor Pleiss (30 punti + 13 rimbalzi + 10 falli subiti per 43 di valutazione) ha contato poco o nulla per evitare un ventello di scarto praticamente mai in discussione.
Meglio la portaerei Samuels con meno punti e rimbalzi ma con gli assist e le palle rubate che la corazzata ha lasciato invece intonsi nel tabellino. Più funzionale la sua agilità nell'aprire gli spazi per i bombardamenti in picchiata di Gentile, Jerrells e Langford e in generale per colpire da lontano con precisione (Santa percentuale da 3 del 47,6%).

Se pure mi rimane una fascinazione old school per prestazioni così e giocatori come Pleiss, mi rendo conto di come la difficoltà nell'integrare in una flotta efficiente l'ingombro di questo potenziale di fuoco si dimostri sempre più oggettiva.

Acciaio Brunito

Ribadire il concetto della centralità della tenuta di Melli dopo una partita da top scorer contro Roma è fin troppo banale. Limitiamoci a notare come il suo acuto sia stato decisivo in una serata molto opaca sia per Samuels che per Lawal e come sia stato ben armonizzato da una prova molto solida di Kangur che per la prima volta onora il suo cognome con una schiacciata perentoria in penetrazione.

Ventuno assist vanno di pari passo con il 48% abbondante da 3, propiziato dal ritorno alla precisione balistica di Moss. Bene Hackett che nelle ultime 2 partite è partito subito bene senza le difficoltà di avviamento che lamentavamo nel settebello.
Ma alla fine è tutto un po' mero contorno del Brunito Cerella Show che esalta il pubblico apparendo come folgore dal cielo e come nembo di tempesta a rubare palloni, strappare rimbalzi e segnare canestri "tempestivi".

Crazy after all these years

Per chiudere una nota sulla royal rumble di Vitoria, scatenatasi dalla lotta sulla palla vagante fra Hackett e Pleiss.
E' evidente che poteva essere dannosa soprattutto per noi, anche se il cuscinetto di punti era di tutto rispetto: arbitri salomonici e "buonisti" ma eventuali espulsioni e tecnici sarebbero stati magari severi ma non assurdi.

Detto ciò, la mia censura è blanda (come alla fine è blanda anche per i vari tecnici presi fino ad adesso…). Perché questi siamo. 
Ovvero una squadra emozionale come noi, così come forse non sarà mai scevra di blackout allo stesso modo non potrà combattere in maniera "glaciale" e "scientifica" ma solo generosa fino all'autolesionismo.

Mi è venuto in mente Pupuccio Premier che giocò nella quinta finale di Livorno un'ultima partita in maglia Olimpia mostruosa, 20 punti in 24 minuti e top di squadra per valutazione.
Il suo ultimo tiro fu scellerato perché Milano poteva praticamente morire con la palla in mano e invece regalò a Forti il tempo quasi sufficiente per vincere. 
Ma l'Ariete di Spresiano, nonostante gli anni e l'esperienza, avrebbe mai potuto essere un lucido calcolatore? No e infatti poi ricordiamo tutti l'uscita guerriera da quello stesso campo…
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