Gigli del Sacro Monte in onore di Langford


L'Olimpia torna ad espugnare il PalaWhirpool dopo 6 anni con una partita hamburger dove la parte sostanziosa sta in mezzo.
Primo quarto di carburazione e ultimo quarto di distrazione a contorno di un secondo quarto quasi perfetto e di una terza frazione solida.

La partenza lenta è ormai un nostro classico post trasferta di Eurolega. Abbiamo cercato subito il post basso con Samardo Samuels (male all'inizio poi efficace) ma con una certa pigrizia nel movimento collettivo in attacco e nei rientri difensivi.
La chiusura pasticciata mi è sembrata un po' figlia di certi "minuti di recupero" (Kangur sostenibile, Wallace decisamente meno) e un po' del nostro carattere: la qualità di gioco che esprimiamo è direttamente proporzionale al tasso agonistico, se la partita si addormenta tendiamo a diventare leziosi e pasticcioni.

A testimonianza dell'ultimo punto porterei la partita sia di Gentile che di Hackett, entrambi meglio nei momenti con un certo pathos rispetto a quelli in cui si trattava di gestire e far valere i punti di forza.

Grazie Gigli, grazie Banchi che mi date lustro…

Qualche tempo fa di fronte agli N.E. di Gigli sostenevo che l'avrei voluto vedere in campo soprattutto contro le zone avversarie perché rispetto a Samuels e Lawal ci avrebbe dato sicuramente migliori letture e movimenti tattici oltre che passaggi e riaperture.
Nel nostro secondo quarto decisivo non c'è solo l'immarcabilità di Langford ma anche una serie di begli attacchi alla zona dove il nostro caro Angelo (cit.) si muove bene e si fa trovare libero sulla circolazione, serrando anche la difesa meglio di un Lawal che schiacciava in attacco ma si perdeva poi Scekic in difesa.

Una volta era una Varese (molto) meglio?

Della Varese di quest'anno si ricorda sempre la perdita dell'asse portante Green - Dunston su cui si costruì la quasi memorabile stagione scorsa. Perdita pesantissima, è vero ma è anche vero che 3 quinti di quel quintetto (Ere, Banks, Polonara) sono rimasti così come i primi 3 uscenti dalla panchina (De Nicolao, Sakota, Rush).

E se Coleman e Hassell sono state scelte sbagliate, con Clark e Johnson non si può dire che la Cimberio sia una squadra con talento o qualità del tutto insufficienti sull'asse play-pivot.
Insomma posto questo preambolo non mi sembra sbagliato parlare di squadra delusione, un po' come la Avellino di Frank Vitucci, a riprova che il divorzio sembra aver fatto male a tutti.

La mia impressione è che alla Varese di quest'anno manchi un giocatore "capo" che tenga le briglie di un gruppo che appunto non manca di talento ma non sembra particolarmente fiducioso o focalizzato: ieri sullo sbandamento finale di Milano, Varese non ha mai dato l'impressione di crederci davvero, limitandosi a tentare la sorte dai 3 punti.

Frates può a ragione rivendicare la diversa fisicità e profondità, meno a ragione può dare la colpa della sconfitta al secondo fallo di Johnson all'alba del 6'. 
Soprattutto perché spiega poco o niente dell'allegro suicidio che è stata la marcatura insistita di De Nicolao su Langford.
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