Nel solco della tradizione


Mai interrompere una tradizione, soprattutto se è vincente: da quando Sassari è in Serie A Milano ha sempre violato il PalaSerradimigni e l'ottavo appuntamento vittorioso vale la qualificazione alle Final 8 del 7-9 febbraio al Forum di Assago.

Vincere almeno un duello difensivo importante per prendere in mano le partite e "nascondere" i potenziali problemi offensivi: lo dicevamo dopo il Panathinaikos. Lo confermiamo dopo la sfida con la Dinamo dove l'obbiettivo era chiaramente limitare il ritmo del loro attacco.

Missione compiuta: 15 punti in meno segnati per i sardi rispetto alle medie consuete senza dover nemmeno ringraziare un loro crollo nelle percentuali da 3 che invece sono state il nostro punto debole.
Si parte con la mossa tattica che già aveva pagato i massimi dividendi per Banchi lo scorso anno: Moss a braccare Marques Green o Travis Diener, Hackett in quintetto stante i malanni di Jerrells, Gentile, Wallace e Lawal a completare un quintetto molto "fisico" che dovrà però presto adattarsi alla scelta di Sacchetti di puntare sullo small ball.

Certificato di esistenza in vita

Da tempo si discute se il buon CJ Wallace abbia già lasciato (in senso puramente cestistico) questa valle di lacrime. I sussulti di vitalità contro Reggio Emilia o Cremona non convincevano del tutto perché queste partite a un certo punto sembravano fin troppo facili per tutti. In Eurolega le prestazioni facevano propendere per la prematura dipartita.

Anche a Sassari certi momenti facevano pensare che era giusto l'esperienza a tenerlo in campo. Poi arriva l'ultimo quarto e lui apparecchia una prestazione da 12 di valutazione in 10': assist a Langford per il sorpasso sul 62-64, bomba da 3 per staccarci subito dopo e ciliegina finale del rimbalzo offensivo su bomba sbagliata di Melli e canestro della sicurezza.

Sia lode al caro estinto!

#daicandom

Riproponiamo l'hashtag reggiano lanciato da Niccolò Melli per eleggerlo co-mvp insieme all'inarrestabile Langford che vince la sfida balistica con Drake Diener e lo supera di slancio nella classifica marcatori che lo vede ora al primo posto.

Per Nik partita solida e a tutto tondo, dalle schiacciate del primo tempo al recupero vitale dell'airball di Hackett in chiusura. Avrebbe meritato di chiudere con il tiro da 3 ma questa sera per noi non era serata né dai 6,75 né dai 5,80: sono curioso di vedere se il ritorno al Forum dopo 2 trasferte curerà il declino nelle percentuali da 3 ma soprattutto ai liberi…

Sul podio di mettiamo anche Moss soprattutto per l'uno-due "pugilistico" - stoppata in recupero su Johnson più canestro successivo in transizione - che ci rimette in marcia sul 51 a 50.

Ma fa meglio l'aria di Siena o quella di Pesaro?

L'esordio scintillante di Marquez Haynes a Siena (24+6 assist) ha consentito alle falangi di banalisti di riscrivere l'ennesimo pezzo sull'aria buona e i cibi genuini che fanno la differenza. Ad esempio fu lo iodio dell'Adriatico a rivitalizzare Rok Stipcevic nel passaggio da Milano a Pesaro nella scorsa stagione?

Cerchiamo quindi di rifuggire da tale compagnia e fare considerazioni un po' diverse. La prova di Haynes è interessante per capire meglio l'Olimpia di quest'anno, i suoi punti di forza e di debolezza.
E' evidente che pur avendo già Gentile e Langford, Banchi abbia scelto altri 2 realizzatori,  come appunto erano Jerrells e Haynes, fra gli esterni.
Dandogli 37' minuti in campo e libertà d'azione tutti e 4 sono giocatori che possono fornire quel tipo di prestazioni. E lo stesso può fare il "sostituto" di Haynes, Hackett: quindi 4 giocatori che con la palla in mano possono inventare da soli un canestro o procurare un vantaggio per gli altri.

Punto di forza quindi. Perché parliamo appunto di capacità di canestro innata e lo si è visto a Sassari dove il 71% finale da 2 è frutto in parti sostanziose della bravura individuale di Langford come di Hackett.
Ma anche punto di debolezza perché tutti sembrano in grado di dare prestazioni massime solo avendo la palla in mano e la libertà di deciderne l'uso per un numero sufficiente di minuti. Ad esempio ieri brutta partita di Gentile che non ha mai trovato ritmo nella partita. 

Insomma la palla è una…
Rimanendo fra gli esterni abbiamo il solo Moss come giocatore che ha capacità innate di essere pericoloso giocando senza palla e tirando direttamente dalla ricezione.
Cerella è un portatore di energia senza una particolare collocazione offensiva. Aggiungerei alla discussione anche Kangur che possiamo considerare in between fra lunghi ed esterni: vicino alle caratteristiche di Moss però ancora parecchio indietro e quindi incapace di fare da equilibratore alle caratteristiche di base del nostro attacco.

Gli impasse del nostro attacco nascono quindi dal fatto che in campo abbiamo spesso uno, due se non 3 giocatori che per indole non sanno attaccare senza avere la palla in mano. 
Quindi a volte "guardano" o attendono il loro turno in posizioni che sono più funzionali a ricominciare l'attacco piuttosto che a coordinarsi con l'iniziativa già in corso. E 3 di questi giocatori sono mancini quindi tendenzialmente battono percorsi simili.

In Italia questo potrebbe essere un non problema nel senso che guardando a ieri bastano percentuali normali ai liberi e da 3 per avere partite "facili" ma in Europa è un limite più facilmente esplicitato. Se riuscissimo a far rendere i nostri esterni anche di sponda e non solo in assolo certi sogni mostruosamente proibiti potrebbero diventare quasi grandi speranze…
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