Magari porta bene


Perdere a Brindisi. Magari porta bene: la sconfitta precedente era della stagione 1981-82 che si concluse con lo scudetto Billy dopo 10 anni di carestia.
O magari no: è solo la bella tradizione Olimpia di perdere a ridosso del mio compleanno. Pensiero che ho trovato sempre squisito, un po' come sostituire le candeline con dei raudi pinolo.

In ogni caso, nonostante la feroce determinazione dichiarata alla vigilia, la stagione inizia perdendo con l'Enel Brindisi di coach Bucchi con un rotondo 88 a 80 e una partita passata quasi interamente ad inseguire, più volte  anche in doppia cifra.
Partita che non abbiamo visto in diretta per i disguidi tecnici sempre nuovi ma ricorrenti che fanno della Serie A un campionato con un che di amatoriale in senso non buono.

Speravo meglio

"Ma vah?!?" Esclamazione legittima. 
Speravo meglio come pura speranza perché non ho visto nulla del precampionato. Tranne 30' minuti proprio da Brindisi che ci videro strapazzati da Sassari. Già allora speranze deluse.
Ma, allora, troppe assenze e troppi interinali. 
Oggi ancora assenze (Kangur, Gigli) e ritardi di forma (forse Samuels, sicuramente Wallace) e stesse speranze deluse. Perché di tutto quello che si è spacciato come nuovo corso sotto l'egida di Banchi non si vedono ancora né gli effetti né forse nemmeno i sintomi.

Difesa da 88 punti subiti, 51 nel secondo tempo dove sicuramente pesa una forma ancora scarsa. Ma si parte male fin dall'inizio con anche lo specialista Moss che per due volte viene lasciato sul posto da James. 
Attacco non del tutto in linea con le perplessità già esposte: Langford faccé ride a tutto spiano sicuramente ma meno tiri da 3 e più palle sotto di quanto mi aspettassi.
Pick'n'roll pochino, pick'n'pop ancora meno, contropiedi, a memoria, forse due (errore di Jerrels, fallo subito da Melli).

Gli intrusi?

Prendeteli come flash.
I playmaker "veri" di Milano ovvero quelli che letteralmente possono/devono fare il gioco sono sembrati Langford, Gentile e Moss. Più Wallace quando sarà deambulante.
E quindi Jerrels cosa deve fare e non fa? Buona domanda.
Ruba un pallone poi sbaglia in contropiede (forse c'è un contatto). Ancora un errore su entrata e la netta impressione che da lì in poi si sgonfi: errori su brutti tiri, errore su un buon tiro, orribile passaggio orizzontale intercettato. Difesa non svogliata ma totalmente inefficace.
Il peggio: ha la fiducia dei compagni? Rimessa, Langford preferisce cercare Moss, Moss preferisce cercare Langford.
Perché abbiamo fatto parzialmente meglio con Haynes in campo? Mia impressione: perché ingombrava meno. Non c'era nessun equivoco sul suo ruolo di puro complemento. 
E' l'assetto che si voleva? E' l'assetto giusto? Troppo presto per dirlo ma la visione mi ha spaventato anche più delle cifre.

Gli asset?

Langford già chiamato agli eroismi risponde presente quasi 30 volte, Moss estremamente lineare ed efficace in attacco.
Samuels sembra in grado di dare profondità e maggiori opzioni all'attacco ma non è sembrato una presenza difensiva. Non più di Melli. Considerazione che non so bene se sia un complimento e per chi.

L'espulso

Gentile comincia bene quando deve solo concludere, meno bene quando cerca di creare e poi scaricare. Due falli prematuri lo zavorrano subito.
Si prende il tiro del meno uno, non è una forzatura, ci sta ma non entra. Sbrocca ed è quasi strano perché fra gli abusi arbitrali subiti in questi anni quest'ultimo è quasi risibile...

Comunque non ho ancora capito bene se e come possa giocare insieme a Langford e Moss...

Vince l'intensity

C'è poco da girarci intorno. Ha vinto l'intensity bucchiana, ben rappresentata da Dyson, bravo soprattutto ad alzare il ritmo personale nell'ultimo quarto approfittando di una Olimpia ormai sfilacciata.
Ma tutti da Lewis a Todic, da James a Campbell passando anche dal redivivo Bulleri sono sembrati più vivi rispetto agli avversari bianco vestiti, soprattutto perché non si può nemmeno accusarli di percentuali irreali da 3 punti.

Nuove armi per l'esercito dei cloni

Il tecnico su palla toccata dopo canestro segnato è davvero l'arma finale regalata all'esercito dei cloni dell'immondo Fabio Facchini. Difficile immaginare uno strumento più raffinato con il quale decidere le partite a piacimento.

Ieri chapeau anche al disinvolto utilizzo della regola del vantaggio di tipo calcistico sull'ultima azione di Brindisi: Milano fa 3 falli in fila ma siccome i primi 2 potrebbero in  (difficile) teoria favorirla si fischia solo l'ultimo che serve invece a sigillare la vittoria di Brindisi.
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