Astratti furori: Luca Banchi not my coach but...


Luca Banchi. Not My Coach.
C'è un discorso molto breve per spiegarlo: l'ha voluto Livio Proli. Scegliendolo con il Metodo Finley.

Motivazione direi draconiana ma non del tutto priva di aspetti razionali. 
Alla presentazione Proli ci ha fatto sapere che con Banchi cominciava un'era di uomini veri.
Che nel recente passato ci siano stati invece omininicchi e quaquaraquà è molto probabile, solo che tutti, ma proprio tutti, sono arrivati perché scelti e approvati da Johnny Ganassa: quale prodigio l'ha reso oggi capace di distinguere gli uomini veri dalle altre già citate categorie?

Il sospetto è dunque che Banchi diventi uomo vero in occasione di gara 7 dei quarti di finale. Così come Finley diventò "il migliore play Olimpia degli ultimi 10 anni" in occasione di gara 3 delle Finali 2008: epifanie proliane in cui quello che potrebbe anche essere un episodio diventa teorema e dimostrazione.

L'ipotesi di continue conversioni sulla via di Damasco del nostro Johnny Ganassa spiegherebbe anche il fatto che non c'è nessun filo conduttore tecnico che collega Bucchi, Peterson, Messina, Scariolo e Banchi. Cinque allenatori scelti,  tutti lontanissimi fra loro come background, curriculum, punto nella parabola della carriera.
Si passa dall'uno all'altro sulla base di una serie, molto morattiana, di innamoramenti e disamoramenti, poco razionali e ragionati, che lasciano strascichi di scelte rinnegate ma da pagare: Eze ieri nel passaggio fra Bucchi/Peterson e Scariolo, Hairston oggi fra Scariolo e Banchi.

Come o più di Franco?

Ma se anche il processo di scelta fosse sbagliato non necessariamente sarebbe sbagliata anche la scelta in sé. Insomma Banchi potrebbe essere l'uomo giusto scelto nel modo sbagliato. Parliamone...

Vedo molte analogie fra la scorsa stagione di Banchi a Siena e la prima di Casalini da capoallenatore a Milano. Dopo lungo assistentato (con entrambi spesso descritti come i "veri" allenatori) in squadra dinastica alla prima occasione centrano bersagli grossi, contro le previsioni dei più che li vedevano alle prese una squadra troppo poco rinnovata allora e troppo rinnovata oggi.
Bravi ma fuori dalla dinastia sono/saranno altrettanto bravi?

Casalini non aveva storia fuori da Milano e quindi non c'erano strumenti per prevedere 4 stagioni parziali, con esoneri e subentri e un record di 23 vinte su 59  giocate (38,9%) fra Forlì, Roma e un fugace ritorno milanese.

Banchi arriva da scudettato e coppaitaliato in carica, una primizia assoluta nella storia Olimpia ma comunque prima della svolta senese del 2006 ha 5 stagioni in A1 divise fra Trieste (2 stagioni con una partecipazione ai playoff) e Livorno (3 stagioni). 
In entrambe i casi l'esperienza si chiude anticipatamente per esonero. Il record complessivo è di 49 vittorie su 143 partite giocate in A1 (34,2%). La percentuale risale grazie all'ultima annata con Siena ma il 41,15% di vittorie in A1 fa di Banchi l'allenatore che arriva all'Olimpia con il peggior record nel massimo campionato (vabbé tolto Carmenati che non era manco un allenatore...).

Molto meglio gli anni in Legadue ma va ricordato, quanto meno come curiosità, che l'ultima partita di Banchi da capoallenatore prima del biancoverde fu questa sulla panchina di Jesi, tra l'altro con tale Romain Sato in squadra.

Se segni da 3 il tuo allenatore diventa bravo

Ma detto questo, nei sette anni a Siena potrebbe anche essere che Banchi sia sbocciato e l'allenatore di oggi non abbia più niente dei difetti di quello di ieri.
Sull'allenatore di oggi (di cui andrebbe ricordato che l'anno scorso aveva il secondo budget del campionato, quindi ridimensionato ma non povero...) rispolvero un titolo già usato per Piero Bucchi: mi sembra fautore di un brutto basket fondato sull'abuso dello sparacchio da 3 in un contesto però mid-tempo in cui si segna pochino (mentre a giustizia di Bucchi va detto che il suo basket è idealmente up-tempo...).

Certamente non è il solo, è il basket che fanno un po' tutti: p'n'r centrali reiterati, "playmaker" che attaccano spesso e volentieri senza fare nemmeno un passaggio, uno contro uno con 4 fermi sul perimetro ad aspettare gli scarichi, gioco interno evitato con cura preferendo finti centri con 4 piccoli, meglio se tutti pericolosi (o fortunati) quando tentano la sorte da oltre l'arco.
E', alla fine, The System di Arsenault semplificato alla sola formula "70% tiro da 3, 30% uno contro uno" senza abbracciarne gli aspetti dirompenti come il ritmo forsennato, il platooning, la difesa solo "attiva".

Dove sta dunque la differenza vincente? Rispolvererei un altro termine bucchiano: nell'intensity. La Siena di Banchi ha mostrato più intensity difensiva, più intensity premiabile in attacco.
Una ricetta che potrebbe benissimo essere replicabile anche a Milano visto che ci sono i tiratori, ci sono i solisti e ci si è portati dietro Moss e Kangur per insegnare la suddetta intensity.
Però c'è un però...

L'illuminazione di Eze

Il buon Beniamino nella sue breve esperienza milanese ebbe un momento di candore quando confessò a pochi intimi nel parcheggio del Forum che gli sembrava gli fischiassero un sacco di falli che "prima" non gli fischiavano mai...

Ecco, diciamo che il sospetto che quella epifania possa ripetersi  quest'anno per tre volte non ci abbandona. Il buon Johnny Ganassa ha dimenticato in un attimo i dubbi che nutriva (anche su Banchi in quanto organico al sistema) sui metodi di eccellenza che prevedono di augurare sempre la buona notte ai designatori arbitrali ma lui, come notava prima, cambia spesso idea.

Noi un po' meno e lo scoprire che l'intensity è D.O.P. e non si può spostare ci stupirebbe fino a un certo punto.

But...

Not My Coach quindi. Per una somma di tifo, di storia pregressa e di dubbi sull'oggettivo valore. Ma c'è un ma...

Che Luca Banchi fosse veramente tifoso del Billy non è mai stato confermato e quindi non è quello il ma. 
Il Ma... è la lettera che Banchi ha scritto agli abbonati Olimpia (la trovate sotto) sulla quale si potrebbe anche fare esercizio di esegesi cinica. 
Ma continuo a coglierci un fondo di sincerità, fosse anche solo quello di fare una mossa paracula ma che nessuno prima si è degnato di fare.

Pessimismo della ragione dunque ma un lumicino di ottimismo. 
Al limite mi converto sulla via di Assago...
ą
Matteo Refini,
10 ott 2013, 08:25
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