Dentro e/o fuori


La lunga e per noi non particolarmente esaltante fase della regular season giunge al termine. Giusto partire da qualche considerazione conclusiva di questa fase: ci piazziamo quarti, recuperando 4 posizioni rispetto al girone di andata grazie al miglior record parziale assoluto di 11 vittorie e 4 sconfitte.

Oggettivamente una buona rimonta e altrettanto oggettivamente una occasione sprecata di arrivare almeno al terzo a causa delle inopinate sconfitte interne con Cremona e Montegranaro. L'aggettivo non è "scandalose" perché nello stesso girone di ritorno la Vanoli e la Sutor hanno fatto come o meglio di Siena e Cantù e quindi va dato loro il merito dovuto.

Da terzi ci sarebbe però toccata Reggio Emilia invece che Siena. 
Sarebbe stato meglio? 
I risultati della regular season dicono di no. Personalmente ho anche l'impressione che la Trenkwalder ci sia strutturalmente e tecnicamente indigesta un po' come Varese: con loro abbiamo perso 6 quarti giocati su 8 (5 su 7, 1 pareggio con Varese; 5 su 8 vinti con Siena).

Di certo non ci sarà il rischio di sottovalutare la sfida o l'avversario, come abbiamo colpevolmente fatto spesso, e se passi (ma non passiamo perché Siena ha la vittoria nel DNA (cit.) ) incrociare Varese prima o dopo non cambia granché, in ogni caso devi batterla per arrivare al traguardo.

Sette come i peccati

Lamentazioni generali contro la formula al meglio delle 7 partite e nessuno che si chiede chi le ha volute. Il capopopolo fu Sabatini e alla votazione le squadre impegnate con le coppe e che l'anno scorso finirono nelle prime 3 posizioni (Siena, Milano e Cantù) si astennero.
Quindi serviva una maggioranza di 7 squadre favorevoli su 13 rimanenti. Vescovi per Varese ha detto che apprezza l'esperimento, di altri non si sa.

La mia impressione è che ci sia la solita ipocrisia all'italiana dietro: ovvero se arrivo ottavo mi vanno bene i playoff a 7 così ho un incasso in più. Ma se arrivo con il fattore campo e mi sono ingolosito, allora no, non mi vanno più bene perché il mio fattore campo potrebbe pesare meno.

L'unica cosa oggettiva è che a fronte di una stagione regolare da 30 partite su 6 mesi i playoff che ne prevedono un massimo di 21 in un mese per le finaliste sono sproporzionati. In NBA giochi sempre ogni 2 giorni quindi tutte le metodologie di allenamento e lavoro sono già tarate.
Da noi si fa un salto di ritmo netto da 2 partite a 4 partite in 8 giorni più viaggi.

Tutto (ben)torna, anche Bucchi

Ad un certo punto del girone di andata andò in onda anche la rivalutazione di Piero Bucchi: alla 14° giornata la neopromossa Brindisi a colpi di intensity fa meglio della ricca Milano e ha addirittura la possibilità di tenerla fuori dalle Final 8.

Poi arriva il girone di ritorno e Brindisi si blocca completamente, 3 sole vittorie a fronte di 12 sconfitte. Infortuni? No. Partenze? No. La squadra è quella talentuosa di inizio stagione e si prende lo scalpo di Siena e Cantù ma poi solo quello di Biella già condannata.

E quindi? Direi che è semplicemente una squadra di Bucchi: non uno ma ben due play razzenti da 20 punti a serata fuori da ogni schema, un altro talento offensivo come Robinson che può fare da sé, due atleti come Viggiano e Simmons.
Shakerata con intensity può mettere in difficoltà tutti quando tutto va bene e gli avversari hanno meno intensity. Se tutto non va bene si mette più intensity. Se mettendo più intensity non cambia nulla si dice che qualcuno ha involontariamente mollato e che il calo non era preventivabile.

Fuori (area)

La cosa positiva è che in questo momento Alessandro Gentile fa praticamente reparto da solo: dopo il career high di Cantù una partita da 18 punti più 10 assist.
Ma per il resto fra gli esterni la situazione non è rosea innanzitutto fisicamente. Langford mi è sembrato moooolto zoppicante sulla caviglia sinistra distorta che l'ha tenuto fuori e Hairston ha tutte le posture e le rigidità di un giocatore sofferente.

Se guardo soprattutto alla meccanica direi cigolante con cui ha tirato i liberi sono quasi certo che i problemi alla schiena che l'hanno fermato qualche settimana fa non siano risolti o quanto meno sotto controllo.
Di Bremer non si conoscono acciacchi ma la prova di ieri fa il paio con quella di Cantù. Lo vedo timoroso, cosa che in un giocatore di qualità tecnica non eccelsa mi sembra assai preoccupante.

Detto di un Basile ordinato e nulla più si arriva a Green che parte bene ma poi ci rimette di fronte al nostro consueto rebus tecnico questa volta impersonato da Reynolds.

Dentro e fuori la barrique

Ovazione per il ritorno di Bourousis, bella reattività con applausi per il tuffo a recuperare un pallone, punti e schiacciate. Ma rimane un però noto da tempo...
Dei suoi 25 punti Reynolds ne fa 14 con 4 bombe contro la coppia Green - Bourousis (2 palle perse), 6 contro la coppia Bremer - Bou (altre 2 bombe, 2 palle perse), 4 contro Green - Radosevic (5 assist, 3 palle perse) e 1 su libero (2 assist) contro Green - Pops.

Insomma ne fa 20 nei 17 minuti in cui il suo marcatore è supportato dal nostro Partenone e ne fa 19 se il marcatore è Green a prescindere dal supporto. 
Continuo quindi ad aborrire quelli che dicono se il play avversario fa 20 punti il principale colpevole è il tuo pivot e i suoi aiuti: per una volta il +/- è galantuomo visto che Bou chiude a +4, Bremer a +6 e Green a -5.

La chiave dei nostri playoff credo che sarà qui, nel riuscire a bilanciare i pro e i contro degli assetti dei lunghi "intorno" a Barrique, quanto dovrai proteggerlo e quanto invece reggerà il confronto da solo.
Posto che avrai tutti sani (ma non è detto...) il sacrificabile nella rotazione degli stranieri per me è Radosevic che al momento non sembra poter dare né l'energia straripante di Mensah- Bonsu né le soluzioni offensive di Bourousis risultando nel caso sostituibile da Chiotti quantomeno per spendere falli sugli aiuti "obbligati".

Dentro (l'area) e fuori (come Pops)

Con Brindisi gloria per tutto il nostro reparto lunghi. Anche il rivedibile Radosevic va in doppia cifra di valutazione come una quasi perfetto Melli che pecca solo in un grappolo di palle perse praticamente consecutive pareggiate però dal percorso netto al tiro e da un paio di magie in ball handling (tipo passaggio dietro la schiena per la schiacciata di Bou).

Concreto Fotsis e abbiamo già detto del ritorno positivo del suo sodale greco. Possiamo quindi prostrarci davanti a Pops Mensah-Bonsu, match winner di fatto e per acclamazione popolare.

La palla rubata a Fultz seguita da schiacciata spettacolarmente schiantata sul ferro seguita soprattutto dall'impressione che non si sia accorto subito di averla sbagliata ne fa un idolo a prescindere. Poi sul piano cestistico la sua energia è sicuramente benvenuta e ne fa appunto il match winner di fatto: i nostri ultimi 6 punti dal campo sono suoi e capitale è la conversione dell'airball di Hairston nel canestro dell'87 a 85.

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