Tanto Gentile da essere un Pupuccio


Non so se, come pronosticava Keith Langford in una intervista alla Gazzetta dello Sport di qualche settimana fa , il futuro di Alessandro Gentile sarà effettivamente oltre oceano.  Non lo so per certo perché, guardandolo da vicino ormai da un anno abbondante, non ho avuto l'illuminazione.

Nella mia carriera di tifoso solo per tre volte ho avuto la percezione della predestinazione all'NBA vedendo dal vivo nel campionato italiano un giocatore non di scuola USA. 
In ordine di apparizione l'ho pensato per Ginobili, per Bargnani e naturalmente per Gallinari
E' stata più una intuizione che una valutazione di una prestazione singola o ripetuta, intuizione legata a un quid di superiorità fisica evidente anche se acerba.
Ma va detto che anche per altri giocatori non l'ho avuta e questo non gli ha certo impedito di essere chiamati: citando alla rinfusa non l'ho avuta per Belinelli, Sefolosha, Jerebko, Jaric o Vujacic.

Bentornato Pupuccio

In qualche modo non lo penso perché non lo spero, già la NBA took our Gallo away (cit.) prima di festeggiare qualche vittoria con lui. Quindi per Gentile spero egoisticamente in tanti anni con noi, tanti anni a farmi rivivere le emozioni che in gioventù mi e ci regalava Roberto Pupuccio Premier.

Non riesco a pensare a paragone migliore dell'Ariete di Spresiano per la somma di forza fisica e senso del canestro, sfrontatezza e cuore, cazzate e follie, miracoli e forzature che è oggi Gentile. 
In tanti pontificano sul Gentile che deve cambiare atteggiamento: "non deve provocare i tifosi avversari, deve maturare, non sarà mai un campione, etc. etc." 
Gentile saluta gli Eagles a 20 anni, Pupuccio all'alba dei 30 usciva così da Livorno: immaturi entrambi forse, oppure come scriveva Peterson "giocatori che non hanno paura di nulla".

Alessandro Gentile si è preso il derby di ritorno dopo aver mancato quello di andata per infortunio e il quarto iniziale che chiude 16 a 11 da solo contro tutta la Lenovo rimarrà negli annali. 
I pontificatori sfrucugliano il suo career high per mettere in luce le forzature e gli errori, senza capire che come per l'Ariete i suoi limiti sono la sua stessa forza: guardate questo video emblematico di un Premier a fine carriera, capocannoniere in Serie B a Vigevano in un match contro Biella. Guardate la scelta di tiro per una bomba da 3 siderale: immaturo, indomito, indimenticabile ad ogni età.

I figli di Doron Perkins

La mia perplessità sulla Cantù di quest'anno inizia dalla Supercoppa pur vincente. 
Dopo 3 anni di giocatori non particolarmente esuberanti fisicamente ma ottimi passatori, abili nel gioco senza palla e tatticamente accorti che producevano un gioco corale molto solido con Smith (e direi anche Tabu), Brooks e Tyus sceglieva giocatori in cui prevaleva il fattore atletico, proseguendo un po' nella strana contraddizione che aveva portato alla scelta di Doron Perkins l'anno prima.
E anche l'arrivo di Aradori era difficile da inquadrare perché sicuramente garantiva punti ma a patto di lasciargli masticare a lungo il pallone invece di farlo girare come succedeva prima.

E' facile puntare il dito sul cambio Markoishvili - Mancinelli come motivo unico della crisi ma a mio parere i problemi erano già insiti in un assetto dalle dinamiche tecniche non più così chiare. Ad esempio sono convinto che Cusin nella Cantù dell'anno scorso avrebbe fatto bene come e forse meglio di Shermadini mentre oggi è praticamente inutilizzabile.

Certo poi non aiuta dover gestire oltre al quesito Brooks (un 3? un 4?) anche il medesimo quesito Mancinelli: la vaghezza sul loro miglior utilizzo mal si sposa con la costante di un 4 sempre perimetrale come Leunen.

La Mala Educacion senese

I due anni di passaporto di impunità dato dalla maglia biancoverde devono aver convinto Aradori che attraversare di corsa il campo urlando e tenendosi il pallone sotto braccio per poi appoggiare la mano addosso all'arbitro di spalle mentre sta comunicando con il tavolo sia da considerarsi un dialogo pacato e legittimo...

S'erge il Nano

Nelle considerazioni della scorsa settimana sui cambi causati dall'arrivo di Mensah-Bonsu ho dimenticato di sottolineare come per Marques Green ci sarebbero stati più palloni da finalizzare personalmente, visto che l'assetto complessivo era molto più vicino a quello delle Avellino delle passate stagioni.

Così è stato, con Barrique al season high e con molte più puntate nel cuore dell'area: da cineteca e con particolare sapore di punizione l'ankle breaker che infligge a Mancinelli.
Una partita ottima con un risvolto della medaglia difensivo: nasce anche dal sacrificio di Radosevic e Mensah-Bonsu i cui falli e i punti subiti da Tyus nascono spesso dal ritardo nel recupero dopo le uscite sul perimetro.

Ma, detto questo, è incontestabile che la scelta abbia pagato consentendo alla nostra difesa una sostanziale intercambiabilità difensiva fra tutti i giocatori schierati nei ruoli da 3 a 5 con lo spariglio dato dal mandare Gentile sulle piste di Leunen.

Keith la muleta, Fotsis e Melli le banderillas

In conferenza stampa Trinchieri faceva notare giustamente come l'avvio di Gentile abbia poi consentito a Langford di riservarsi il ruolo dello stoccatore dei colpi mortali.
Giusta osservazione a cui aggiungo che Fotsis e Melli hanno portato soprattutto a rimbalzo le banderillas che hanno fiaccato la resistenza biancoblu.

Per Bremer e Hairston invece contributo pari a quello degli alguaciles: previsti dal cerimoniale ma non proprio memorabili.

Numeri

Alla fine dell'andata sottolineavamo il pessimo andamento casalingo, sul finire del ritorno è giusto rilevare che le 11 vittorie esterne sono record eguagliato con il 2004-2005 quando però il campionato era su 17 giornate e non su 15.

Battendo invece Brindisi nell'ultimo appuntamento di regular season potremmo invece festeggiare il miglior record del girone di ritorno in eventuale coabitazione con Varese. Festeggiamenti sobri ma come dice sempre il proverbio piuttosto che niente è meglio piuttosto...
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