Problemi di barrique?


Analizzando la partita di ieri e ripensando ai precedenti mi sono abbastanza convinto che purtroppo l'Olimpia abbia un problema strutturale molto chiaro nel confronto con Varese. La cosa preoccupante è che questo problema non mi sembra risolvibile o aggirabile.

Questo problema strutturale si chiama Marques Green. Vado dunque ad argomentare il perché.

Botte piccola, vino scarso

Nella stagione di Varese ci sono state sconfitte motivate dall'aver perso la gara a chi correva e segnava di più (l'ultima con Montegranaro ma anche quella con Roma) ma mi sembrano molto più episodiche di altre dove la differenza l'ha fatta il controllo del ritmo.
Si tratta insomma di rallentare una squadra molto brava a gestire ritmi alti, transizioni, giochi spezzati e situazioni di palle vaganti: una questione di difesa (emblematico ad esempio il primo quarto di Siena nella finale di Coppa Italia) ma anche di ritmo complessivo della gara che non può essere speculare a quello della Cimberio.

Alla vigilia Scariolo ha parlato del compito tattico di contenere le loro guardie. Cosa che oggi come in Coppa Italia è risultata impossibile soprattutto per Marques Green contro Mike Green.
E'importante il termine contenere: purtroppo per l'inevitabile mismatch fisico Barrique non può "contenere" il play varesino, può al massimo "aggredirlo" per cercare di rubargli palla. Ma questa scelta porta subito a uno sbilanciamento difensivo: il rischio che Marques si prende per cercare di rubare palla deve essere subito bilanciato dai compagni (a partire dal centro) che però non sono ottimali a questo scopo. 
In Coppa Italia si provò la soluzione Radosevic che non pagò, oggi si è stati con un Bourousis reduce da influenza che ha pagato ancora meno.

In generale ieri Milano ha spesso toccato palloni avversari ma Varese è sempre stata più reattiva o fortunata nel riprenderne il controllo ed uscire da situazioni che potevano essere negative con un saldo positivo (emblematiche su questo punto le bombe segnate da Banks). Insomma nessuno ha "contenuto" e l'aggressività non ha pagato per il mismatch di reattività.

Passando poi all'attacco il problema  Marques Green si ripete. Perché per avere vantaggio personale sull'omonimo del Sacro Monte accelera e affretta, vanificando i vantaggi che potremmo avere in termini di peso e altezza tenendo il ritmo basso.
Dovrebbe rallentare ma il Green "lento" è quello che abbiamo visto a Zagabria, sostanzialmente una comparsa di dubbia utilità.

Soluzioni?

Vedo insomma un problema individuale specifico e visto l'andamento della nostra stagione dubito sempre molto che si possa trovare una soluzione collettiva efficace soprattutto in difesa. Nel senso di aiuti collettivi perfetti o di una zona perfetta per impaludare la Cimberio.

L'alternativa è Bremer che può diminuire il problema del mismatch fisico ma non ti garantisce certo una amministrazione senza pecche della fase offensiva soprattutto nella questione del ritmo e della scelta dei terminali.
Oppure la panacea di tutti i mali, tirare almeno con il 40% da 3 e vedere come si mette...

Una nota finale: a posteriori  la mandrakata del Caudillo in Coppa Italia fu sicuramente fallimentare ma probabilmente va rivalutata come un onesto benché opinabile tentativo di soluzione al problema strutturale di cui sopra.

Tentativo fallito probabilmente per un altro problema strutturale non tecnico ma ambientale: squadra poco coesa, poco "insieme" in cui tutti fanno fatica nel sacrificio del vantaggio o della convenienza personale per il bene collettivo.

La distanza fra Biella e Caserta

Con la sconfitta di Brindisi la retrocessione di Biella, società modello per tanti aspetti ben riassunti da questa lucida intervista ad Atripaldi, è diventata una sentenza esecutiva.
Con la vittoria di Venezia resta invece vivo il sogno playoff di Caserta che pure perdendo pezzi ogni settimana non smette di vincere.

Fuori dai giri di parole, retrocede chi ha i conti a posto e paga regolarmente i suoi giocatori, va quasi ai playoff chi si sta arrabattando da inizio stagione e viene anche beffato da un presunto salvatore rivelatosi avventuriero recidivo di bassa levatura.
Fuori dai giri di parole: Caserta perde i pezzi perché non li può pagare come liberamente pattuito e contrattualizzato e l'ammirazione per l'impresa sportiva, per il cuore e il talento di chi è rimasto non può e non deve far dimenticare quello che dovrebbe essere scandaloso e impossibile in un campionato professionistico.

Insomma il messaggio di Caserta al campionato è double face: da una parte spiega come si possa ottenere sportivamente molto con quello che sulla carta sembra poco o nulla. Ed è un messaggio assolutamente positivo.
Dall'altra conferma come sia possibile anzi forse consigliabile scegliere l'azzardo, l'avventurismo, il maneggio e il passo sempre più lungo della gamba piuttosto che una gestione "sana" dell'impresa sportiva.

Soprattutto a fronte del silenzio ed immobilismo totale di Lega e FIP che "accettano" nel massimo campionato gestioni meno che parrocchiali. Il motivo? Quando si tratta di essere eletti il voto di un cialtrone che non paga gli stipendi vale come quello del gestore virtuoso anzi vale di più perché è più facilmente "acquistabile"...

Comments