Visita allo stand Scavolini


Una Olimpia concentrata, vogliosa e a tratti spettacolare e una Pesaro che sembrava giunta a Milano più che altro per montare lo stand Scavolini al Salone del Mobile mi sembra un efficace riassunto della partita di sabato sera.

A 15 giorni dalla partita con Montegranaro e da una contestazione inedita (e direi inaudita per gli standard milanesi) che sembravano preludio della chiusura anticipata della stagione, l'EA7 si ritrova quarta in solitaria. Grazie alle 2 vittorie consecutive e alle disgrazie altrui che vedono ad esempio Sassari, Cantù, Siena e Roma in serie negativa la schizofrenica Olimpia ha ancora una matematica benché assolutamente improbabile possibilità di prima posizione.

L'improbabile partirebbe dal prossimo derby esterno contro Varese che sarà la vera prova del nove per capire se il luccichio di stasera è davvero tutto oro. Gli auspici sono buoni a partire dal rientro anticipato di un Hairston capace di un punto di valutazione al minuto e passando dalle prestazioni ottime di Melli e Gentile ma tutto va verificato a Masnago.

Se anche li si finisse con la possibilità di regalare al figlio d'arte Andrea Merlati i primi 2 punti in serie A qualche pensiero all'improbabile si potrebbe anche sommessamente fare.

Il ritorno del ragazzo eccezionale mai stato in discussione

Se la verifica della schizofrenia dell'Olimpia era il primo tema della serata, il secondo era il ritorno di Rok Stipcevic al Forum.

Dal quale esce con gli applausi del pubblico, i saluti affettuosi degli ex compagni e una prestazione disastrosa da -8 di valutazione. Colpa dell'emozione e/o merito di una difesa che lo temeva e l'ha subito aggredito e messo in difficoltà: in ogni caso non ha prodotto niente che potesse giustificare il rimpianto.

Rimpianto più giustificabile guardando le partite precedenti in cui, da protagonista e prima punta, ha condotto Pesaro a una salvezza quasi certa. Ma proprio quelle partite mi fanno dire che forse non era l'uomo giusto per il ruolo di play di rincalzo da noi, nonostante sulla carta allargasse di molto le opzioni disponibili.

Senza sue colpe o manchevolezze specifiche forse era troppo complicato armonizzare la sua necessità e forza nell'essere protagonista offensivo con quella di accontentare tante altre bocche da fuoco "ingombranti".
Insomma l'errore non è stato tanto a gennaio 2013 quanto a giugno 2012.

Discepoli fedeli

Un plauso a Guerrino Cerebuch per il momento facchiniano del terzo quarto con una notevole sequenza di fischi ad minchiam sanzionati con grande sicumera e protervia.
Il Maestro di Vita Fabio Facchini avrà sicuramente apprezzato...

Le ragioni di Sabatini

Quanto si guadagna dalla Lega o dalla FIP per ogni vittoria in Serie A? Magari mi sbaglio ma credo sia un rotondo zero €.
Potrei sbagliarmi anche qui ma credo che gli unici soldi che una squadra di Serie A riceve direttamente dalla Federazione in relazione a quello che fa in campo siano legati al famigerato Premio per l'utilizzo degli italiani.

Quello per cui già l'anno scorso litigarono Bologna e Teramo, quello per cui litigano quest'anno Bologna e Caserta. Quello per cui Sabatini minaccia oggi come l'anno scorso di giocare tutte le ultime partite solo con gli italiani, fossero anche juniores o pensionati, pur di mettere mano al primo premio da 210.000€, cifra tutt'altro che disprezzabile.
Viva indignazione generale per le provocazioni del solito Sabatini ma a mio parere si sta guardando il dito invece che la luna.

Perché che il Premio per il minutaggio degli italiani fosse un papocchio malcongegnato era chiaro già l'anno scorso. La Fip non si è preoccupata di  studiarlo in modo da evitare eventuali comportamenti speculativi - ad esempio considerando non solo il puro minutaggio ma anche punti segnati piuttosto che valutazione - e premiare effettivamente chi fa "giocare" gli italiani e non solo chi li mette in campo.

Per me nel caso specifico, senza aggiungere la tara delle sabatinate pregresse o di altre valutazioni sul suo operato, Sabatini ha perfettamente ragione nel cercare di far tornare i conti sfruttando la faciloneria e la superficialità della FIP nel creare e gestire questo premio. Dal puro punto di vista gestionale o contabile è un peccato più grave mettere in pari il bilancio speculando sull'equità competitiva per vincere l'unico premio monetario disponibile o fare acrobazie di dubbia legalità per ricevere soldi da un soggetto che non potrebbe darli?

Siccome stiamo parlando di un campionato professionistico il primo requisito è pagare, come dovuto, i professionisti che lo giocano. Si può fare molta retorica ed epica spicciola sulle squadre che vincono le partite nonostante i giocatori non siano pagati, sul fatto di onorare lo sport etc. etc. ma non può essere un modello accettabile.
Guardando ad esempio all'anno scorso è giusto che in campo si sia salvata una Teramo che ha speculato sull'orgoglio di giocatori più forti e non pagati e sia invece retrocessa una Casale che ha preso e pagato solo i giocatori che si poteva permettere anche se meno forti?

Insomma riassumendo ci sarebbe da indignarsi molto di più per la gestione congiunta FIP-Lega del massimo campionato nazionale che per le furbate di un Sabatini che raschia il fondo del barile.

Lo sparacchio dantoniano parte seconda

Oggi Stefano Valenti ci regala una interessante intervista a Sasha Djordjevic che ci ricollega alle considerazioni che facevamo la scorsa settimana sullo sparacchio dantoniano.

Il collegamento è dato innanzitutto dalla preferenza che Sasha fa per la Philips archetipale come sua squadra e suo basket preferito.
Il secondo collegamento è dato su una valutazione più ampia che riporto sotto:

Se di pick and roll si deve abusare, che lo si faccia con quelli giusti, almeno.
"Prima è Varese, che ha Green e Dunston. Seconda è Sassari, che ha Travis Diener e Easley. Terza Roma, con Taylor e Lawal. E l'anno scorso c'era la Avellino di Vitucci, con Marques Green e Johnson. Mi sembra che senza Green, Johnson sia scomparso".
Marques Green adesso è a Milano. Gli manca un Johnson?
"Radosevic può giocare il pick and roll con Green. Ha mezzi fisici ed atletismo".
Ma il centro titolare è Bouroussis.
"Non è un giocatore da pick and roll. Porta numeri, ma cosa danno? Gioca spalle a canestro, ma non è agile. E non può difendere sul pick and roll".
Alla fine, una critica su Milano esce sempre.
"Il mio è un pensiero vecchio di un anno. Mio e di tutti gli allenatori che vedono Bouroussis uscire sul pick and roll sotto la linea di tiro libero. Anche mia zia farebbe grande Spanoulis. Parlando tra allenatori si diceva: "Milano diventa un problema quando entra Rocca". Tra noi di Treviso e loro l'anno scorso c'erano venti punti. Abbiamo vinto al Forum perché non riuscirono a difendere su quelle situazioni".

E' interessante notare come  l'opinione che Bourousis sia un problema piuttosto che una risorsa, sembrerebbe essere condivisa da molti.
Che Bourousis non sia il giocatore ideale per attaccare con il pick'n'roll come lo interpretano le coppie citate da Sasha Dj è innegabile. Come è innegabile che non può essere il giocatore per difendere il p'n'r con gli aiuti "alla Mason Rocca".

Ma dove e quando è stato stabilito che non c'è altro basket possibile che quello modellato sullo sparacchio dantoniano? 
Dove, ritornando alla Philips archetipale, la centralità della qualità degli aiuti difensivi dati dal lungo sul p'n'r nasceva anche dal fatto che un famoso e micidiale play serbo non era certo propenso a sudare per non stamparsi sui blocchi avversari.

Altro punto interessante dell'intervista: giustissimo dire che Ress è un giocatore centrale per il gioco della Siena attuale ma credo che sia sufficiente rivedere un paio di azioni di Ress (o dei suoi consimili senesi) da centro assolutamente impotente contro Jawai piuttosto che contro Lampe (entrambi al season high proprio contro Siena) per avere qualche dubbio sulla ricetta che vuole solo lunghi agili, veloci e leggeri che difendano bene a 8 metri dal canestro e possibilmente tirino anche da 3.

Alla fine un punto cruciale per la stagione di Milano sarà anche quello di smentire questo pensiero tecnico unificato ovvero riuscire a vincere con un play che non chiama sempre 10 o più tiri a partita, accoppiato a un lungo non "moderno".
Tema difficile soprattutto perché lo stesso Scariolo più di una volta è sembrato assolutamente d'accordo con le valutazioni di Djordjevic...
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