Gli intrusi


Guardiamola così: non c'è stato nulla di veramente sorprendente nella subitanea dipartita di Milano dalla Final 8 di Coppa Italia ad Assago. L'ottava in classifica, qualificata all'ultima occasione utile ha perso ampiamente con la prima in classifica, reduce da un girone d'andata praticamente trionfale che l'aveva già vista passare in casa nostra con relativa facilità considerando che l'aveva fatto con una squadra fiaccata dall'influenza.

Visto poi il nostro andamento casalingo giocare ad Assago era tutt'altro che un vantaggio. Le quattro vittorie consecutive? Tolta giusto Brindisi abbiamo semplicemente approfittato di avversari più o meno allo sbando.
Insomma degli intrusi alla festa giustamente allontanati.

Se però la guardiamo secondo un'altra prospettiva, dire che quelle 4 vittorie potevano almeno far sperare (che è diverso dall'esserne convinti o certi) che Milano stesse trovando un qualche assetto non era ottimismo esagerato. 

Poi arriva la Coppa Italia e il quintetto iniziale di Milano è Green, Langford, Hairston, Fotsis e Radosevic: vado a memoria e potrei sbagliarmi ma un quintetto che insieme non ha giocato nemmeno 5 minuti prim di giovedì..
Ho scoperto poi che non solo io ho avuto l'immediata sensazione di aver perso prima della palla a due.

Le mandrakate del Caudillo

Vale più come curiosità che come rilevazione statistica ma nelle due peggiori sconfitte della stagione, la disfatta di Avellino e  la sconfitta casalinga con Varese si è scelto di non partire con Bourousis titolare.

Dicevamo della ricerca di un assetto. 
Non è che neghiamo che Green e Bourousis sia una coppia che espone a concreti rischi difensivi. Non neghiamo nemmeno che Green con Radosevic siano sulla carta meglio assortiti anche in attacco.

Il dubbio è a monte. Nessuna delle altre 7 partecipanti si è presentata ad Assago con una mandrakata a sorpresa, una mossa tattica inaspettata per sorprendere l'avversario.
Tutte hanno messo in campo il loro assetto migliore o più collaudato, i titolari con l'onore e l'onere di far valere i propri punti di forza e di nascondere le proprie debolezze.

Noi no. Un quintetto inedito in cui un Radosevic che ha giocato 2 partite su 3 per un totale di 26 minuti complessivi è la chiave di volta. "Supportato" (mai virgolette furono più adatte...) da Fotsis...

Il risultato? Che Radosevic fa il suo quantomeno in attacco ma tutto il resto della squadra si ingrippa. E naturalmente dalla panchina il solito giro obbligato di cambi con il cronometro aggrava solo lo sbandamento: la perla sono stati i minuti in cui Basile è stato spedito su Banks che ha banchettato per 4 azioni consecutive...

L'unico quarto decente di Milano? Il terzo, quando riparte con il quintetto titolare e perlomeno recupera fino al -8. Un fuoco di paglia forse, ma di certo qualcosa che non testimonia a favore della ricerca della magata in una occasione fondamentale.
Chissà se Johnny Ganassa Livio Proli si è reso conto della cosa...

Le dimissioni, la resa, il massacro

Proprio oggi si è scoperto o ricordato che anche il Papa può dare le dimissioni se gli mancano le forze per la sua missione.
Dopo la partita con Varese Scariolo ha respinto le ipotesi di dimissioni perché nessuno vuole arrendersi.

Posizione legittima, anche onorevole se vogliamo. Evidentemente ritiene di avere le forze per portare a termine il suo compito. Però i fatti al momento ci fanno pensare a quei generali che non si arrendono per puntiglio e che ottengono come unico risultato quello di far massacrare le truppe.

L'Olimpia continua a cambiare, uomini e come abbiamo visto anche strategie e assetti senza mai fare concretamente nessun passo avanti. Possiamo dibattere a lungo sulla qualità dell'animus pugnandi di ognuno dei nostri soldati ma sinceramente è difficile non pensare che la guida del Caudillo sia assolutamente casuale e quindi inefficace e quindi deprimente per ogni combattente.

Nessuna dimissione, nessuna resa quindi: speriamo che alla fine Scariolo non passi da essere El Caudillo a diventare Louis Edward Nolan, il capitano primo a cadere nel massacro della carica di Balaklava vittima della sua stessa arroganza.

P.S.: I più attenti avranno già intuito che invece Livio Proli sia già stabilmente nel ruolo di elegante incapace proprio del Conte di Lucan o del Conte di Cardigan...

Le sòle di Obradovic

L'anno scorso dopo le Final 8 di Torino terminò l'avventura milanese di Drew Nicholas dopo una mezza stagione talmente deludente da essere incredibile. 
Per questa stagione Ettore Messina e il CSKA  - appunto non credendoci - avevano ingaggiato il fu Nicholas convinti che fosse solo colpa della famigerata aria di Milano per poi rendersi anche loro conto della dipartita cestistica di quello che solo nel 2011 era ancora campione d'Europa.

Le voci post Final 8 2013 dicono invece che potrebbe essere arrivato il turno di Antonis Fotsis la cui stagione ha ricalcato esattamente quella passata del collega Nicholas. Un incomprensibile nulla cestistico che nonostante tutti gli sforzi nessuno riesce più a spiegare con fattori ambientali, esterni o terzi.

Viene da ribadire che Obradovic è il miglior allenatore europeo anche perché due anni fa capì prima di tutti, anche di santoni come Scariolo e Messina, che sia Nicholas che Fotsis, campioni d'europa, erano arrivati al capolinea, che avrebbero potuto fare ancora qualche tratto di strada per forza d'inerzia ma il motore, fisico e/o mentale, era fuso.
Ennesimo nostro errore societario? Direi di no. Abbiamo comprato 2 campioni d'Europa che nessuno - nemmeno il mammasantissima Messina pur di fronte all'evidenza - poteva pensare si fossero ritirati senza nemmeno saperlo.

Di buffo c'è che tagliare adesso Fotsis è diventato troppo rischioso..  
Perché abbiamo ripreso Bremer, il cui contributo medio alla causa oscilla fra il dannoso e l'ininfluente, per sostituire uno Stipcevic meno problematico alla fine di Fotsis e ci è rimasto un solo tesseramento disponibile e ancora 3 mesi di stagione: se ti capita un infortunio cosa fai?
Saremo dunque razionali: preghiamo tutti per una resurrezione "anche se è già di 3 giorni..." (cit.)

L'esercito dei cloni di Facchini

E' bastata mezza stagione all'immondo Fabio Facchini, il peggior ex arbitro italiano, ora diventato il peggior responsabile arbitrale del globo terracqueo. 
In mezza stagione ha trasformato tutti gli arbitri di Serie A nel suo personale esercito dei cloni.

Ogni partita (e la Coppa Italia non ha fatto eccezione) è diventata uno spettacolo di invadenza, arroganza e ottusi puntigli regolamentari utilizzati come clave per bastonare a destra e a manca purché, alla fine, i soliti noti che è anche inutile ricordare per nome, ne siano beneficiati soprattutto quando conta.
Il perfetto Facchini Style però riprodotto in serie.

Che lo sforzo sia con noi...
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