Straordineria umilté


C'è da riconoscere un merito alla stagione dell'Olimpia: non ci fa mai peccare di hubris o di eccessivo ottimismo ma ci ricorda sempre di volare basso perché non c'è mai nulla di scontato. Insomma, per citare l'Arrigo Sacchi di Crozza, ci impedisce di diventare arroganti come Panuzzi e ci tiene in una situazione di straordineria umilté ricordando i patemi del primo quarto.

Merito anche di una Caserta che sulla carta sembra più povera di quella che ha iniziato il campionato ma in realtà è maturata "per sottrazione": su questo parquet nelle ultime 3 partite disputate ci hanno lasciato le penne prima Cantù e poi Sassari mentre Venezia è passata solo al supplementare.

Il numero 27 dietro la lavagna

Il numero 27 dell'Olimpia è Antonis Melli che stasera finisce in castigo, spedito dietro alla lavagna dalla prova di Jelovac che non è protagonista principale del miglior momento casertano ma nei 3 quarti seguenti è quello che tiene la Juve sempre in scia.

Per i nostri invece partita opaca in cui faticano a entrare in ritmo: per Fotsis ormai è una consuetudine ma per Melli è la prima partita in negativo dall'arrivo di Green.

Gli fa compagnia Cassoeula Bremer che tolto l'assist per il bentornante Radosevic fa segnare un'altra partita negativa: fin quando il minutaggio resta basso come oggi i danni potenziali sono limitati ma fa specie dover parlare sempre di un giocatore nella misura in cui "avrebbe potuto fare anche di peggio..."

I numeri 30 sugli scudi

L'Olimpia sta iniziando a diventare la squadra di Marques Green. Il campione statistico non è omogeneo ma dall'arrivo di Barrique abbiamo migliorato di quasi 8 punti percentuali la mira da 2 punti e  di quasi 4 la percentuale da 3 punti: punti personali pochi ma pesanti in momenti topici ma soprattutto è indubbio che la sua regia stia riuscendo a dare un ritmo migliore alla squadra. Certo, il primo quarto ha ricordato che se lo attaccano come hanno fatto Gentile o Mavreides bisogna essere bravi ad aiutare.

Le cifre poi premiano anche Keith Hairston che con 39 punti vale metà del nostro bottino offensivo. Certo Hairston dopo il primo quarto avrebbe meritato delle nerbate sulla pianta dei piedi per aver regalato a  Casco d'oro Jonunas 10 minuti di gloria imprevista.
Per fortunato poi si è ricordato che non era legalmente arginabile dai suoi dirimpettai bianconeri, soprattutto se si lanciava in contropiede in modalità wide reciever sulle traiettorie premiate dai lanci di Green in versione Joe Montana.

Ugualmente inarrestabile (anche li... tolto il ritardo iniziale...) è sembrato Langford: manca colpevolmente negli highlights della Legabasket l'azione in cui penetra contro 3 avversari sbaglia il tiro, si riprende il rimbalzo e segna in sottomano rovesciato.

Tre contro uno

Bou, Chiotti e Radosevic combinano 22 punti con 10 su 13 da 2 e 13 rimbalzi. Che non sono pochi ma vanno pesati con i 15 + 5 del solitario Akindele.
Ovvero i nostri centri, soprattutto adesso con Green, sono un fattore ma dietro c'è ancora molto da affinare perché i punti di Akindele sono spesso arrivati su aiuti puniti da facili scarichi.

Giovani e non, ex di vari passati

Mi ha fatto specie pensare che ricordo perfettamente Mordente e Michelori quando erano i giovani leoni dei nostri Under scudettati. Ricordo quando hanno debuttato e ricordo tutti i discorsi sul loro futuro e prospettive.

Il futuro di una volta è diventato per entrambi una solida carriera in cui il meglio è stato comunque speso lontano dall'alma mater che li ha formati. Oggi, veterani per Caserta, hanno lottato con la consueta grinta, da sempre forse superiore al talento effettivo (anche se ad esempio Mordente ha segnato un canestro di difficoltà ennesima contro una rara ma efficace difesa di Langford).

A posteriori ho una domanda su Michelori: non sarebbe stato meglio farlo lavorare per diventare un centro vero anche se sottodimensionato alla Mason Rocca invece che inseguire l'ipotesi di un 4 che poteva diventare un 3?
E' senno di poi, certamente e all'epoca non era sbagliato cercare di dargli una dimensione esterna visti i 2 metri poco abbondanti. Ma alla fine la sua peculiarità è sempre stata quella di essere giocatore di contatto e da lotte sottocanestro che però - soprattutto adesso - sembra privo del bagaglio tecnico tipico del ruolo.

Il passaggio di Stefano Gentile a Milano fu piuttosto fugace e precoce, si vedeva la tipica sfrontatezza e coraggio di famiglia ma non era ancora pronto. Oggi è sicuramente un giocatore da serie A anche se credo che valga anche per lui il discorso di avere più garra che talento puro

Invadenti ma equi

Con 47 falli fischiati complessivamente la direzione di Taurino, Sahin e Pozzana mi è sembrata il più delle volte invadente. Perlomeno è stata equa anche nell'applicazione anche capziosa del regolamento: tecnici per proteste, antisportivi e tecnici per schiacciata sediziosa hanno afflitto sia Milano che Caserta.
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