Bevendo l'amaro calice


Non ci si può fidare più nemmeno del Santo Patrono: nel giorno di Sant'Ambrogio l'Olimpia saluta al 99,9% le Top 16 di Eurolega giacché è da considerare improbabile che a una nostra vittoria ad Atene contro l'Olympiakos corrisponda anche una sconfitta in casa del Caja Laboral contro un Cedevita senza alcuna ambizione.

Non è certo un obbiettivo che sfuma sull'errore di Langford che poteva valere i supplementari perché il suicidio si era già perfezionato a Vitoria e al Forum è stato solo un prolungamento dell'agonia. 
E anche contro lo Zalgiris l'autolesionismo è stato palese contro avversari non certo animati da vis pugnandi esagerata.

La coperta corta

Di solito si parla di coperta corta quando le risorse sono inferiori ai compiti ed in qualche modo una scusante. Per Milano la coperta corta è invece sempre il risultato di un taglio sbagliato e inadeguato agli scopi a partire da risorse che dovrebbero essere più che abbondanti.

Nelle partite in cui riusciamo ad avere una difesa presentabile l'attacco è asfittico e involuto. Viceversa a un attacco che gira corrisponde sempre e soltanto una difesa al di sotto di qualsiasi decenza.
Nelle partite come ieri a una cosa buona in difesa corrispondeva nell'immediato uno spreco o un errore offensivo. Viceversa a un buon attacco rispondeva subito una pessima difesa.
E quello che vale per il collettivo vale anche per i singoli, una cosa bene, due male. E se gioca bene qualcuno ci sarà sicuramente qualcun altro che vanifica il tutto giocando più che male.

Durante la partita lo svolgimento mi faceva pensare che sarei stato contento per una eventuale vittoria ma ben poco fiducioso sulle prospettive future. La sconfitta mi toglie dall'imbarazzo: c'è una coperta corta che puoi tirare per evitare oltraggi al pudore tipo le sconfitte con Avellino o Reggio Emilia ma alla fine se il vento soffia rimani a culo nudo. Puoi dire di aver "lottato" o "perso per episodi" o "che sarebbe bastato un rimbalzo in più" ma sempre a culo nudo finisci.

Esoneri virtuali

In settimana Portaluppi ha ribadito che la panchina di Scariolo non era da considerarsi a rischio qualsiasi cosa accadesse.
E' del tutto possibile che a giugno si possa parlare di una decisione degna della grande Olimpia che fu, ripagata dai successi a lungo agognati e finalmente arrivati. Ad oggi non mi sembra uno scenario plausibile ma è tecnicamente ancora possibile.

Ad oggi mi sento invece di dire che in qualche modo un esonero di Scariolo ci sia già stato perché tutte le tempeste post Venezia sono state un esonero ufficioso se non ufficiale. Al quale come sempre succede ha fatto seguito una reazione, le tre vittorie con Cremona, Zagabria e Montegranaro.

Poi a dimostrare che gli esoneri anche virtuali hanno breve respiro sono arrivate invece 3 sconfitte consecutive, con sviluppi diversi ma accomunate dall'incapacità di fare scelte e giocate efficaci negli ultimi minuti. E' probabile che se dopo Sassari l'esonero fosse stato reale forse saremmo qui a pensare che basterebbe vincere ad Atene per passare...

Si andrà avanti così ma il tutto sembra più una punizione piuttosto che una dimostrazione di fiducia: non si cambia perché a nessuno può essere permesso di chiamarsi fuori, non si cambia perché si sono fatte spese presentate come "necessarie" per vincere e non se ne vogliono fare altre presentate come altrettanto "necessarie" per nascondere gli errori.

Siccome l'effetto "esonero virtuale" è finito e i ritiri nell'hinterland milanese hanno lasciato il tempo che hanno trovato non vorrei essere troppo negativo ma vedo pochi miglioramenti prevedibili nel breve periodo.

Come Jordan. Ma quello che non vinceva

Il mio amico Giorgio mi faceva notare come serva sempre una certa faccia tosta e fiducia nei propri mezzi per presentarsi in campo scegliendo il numero di His Airness.

Keith Langford onora sicuramente il numero 23 con un repertorio offensivo da applausi che fa venire addirittura dei dubbi sulla portata dell'infortunio che lo ha tenuto fuori contro Sassari: o non era così grave o parliamo di un miracolo riabilitativo.

Rimane il migliore della serata nonostante l'errore finale perché i momenti convincenti di Milano sono tutti (spesso esageratamente) suoi: chiamiamolo veneziano o chiamiamolo eroe ma è l'unica certezza che abbiamo.
Un 23 meritato. Come Jordan. Ma il Jordan di Doug Collins, quello che non era in un sistema vincente a prescindere dalle magie fatte.

Culi nudi

Sul resto della compagnia è facile riassumere. Qualcosa da Bourousis, qualcosa da Basile, qualcosa da Fotsis come da Stipcevic o Melli ma per tutti l'impressione già detta: se vai a vedere bene la coperta di ognuno è sempre appena sufficiente, corta, cortissima o inesistente.

Silvio Mancinelli

Tra una sorsata e l'altro di Amaro Calice ci sono anche momenti esilaranti.
Tipo le esternazioni degli orfani di Stefano Mancinelli, ieri particolarmente scatenati nell'invocare un suo ritorno a Milano, vip alla Materazzi compresi.

Io sarei d'accordo. Sarebbe un ritorno entusiasmante, decisivo e utile.
Come quello di Silvio Berlusconi in politica. A catafascio ma con uno che porta la figa...
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