Nothing lasts forever, even cold November Rain


Non so se sapete che adesso Milano ha una striscia aperta di 2 vittorie contro Siena nelle partite giocate a novembre, cosa che mi permette di omaggiare i Guns'N'Roses esattamente come feci l'anno scorso dopo la vittoria al Forum.

Ma anche questa serie finirà perché tutte le serie finiscono prima o poi, quelle vincenti come quelle negative. Se è finita anche la maledizione del Bambino per i Boston Red Sox direi che c'è speranza per tutti.

Milano vince una gara che conduce - azzarderei - con autorità per 35', fino a quando cioé comincia a guardare il punteggio e i minuti mancanti e pensa che "Oddio, stiamo per vincere a Siena..."
D'altro lato Siena fa qualcosa che mi sembra la caratterizzi abbastanza quest'anno ovvero si ricompatta quando gli ultimi buoi stanno per scappare dalla stalla, fa vedere eroismi assortiti ma chiude con scelte di relativa lucidità.

Il peso del blasone

Leggevo oggi l'ennesima bella intervista di Stefano Valenti a Charlie Recalcati che nel pronostico per stasera dava vincente Siena per forza morale e superiore organizzazione societaria. Esattamente come Chiabotti azzardava l'1 fisso: opinioni rispettabilissime ma mi chiedo se inficiate dal pregiudizio del recente passato.

Mi è venuta in mente la maledizione del blasone che a Milano conosciamo molto bene. Ovvero la convinzione-illusione che la magia delle vittorie passate rimanga nell'aria e sia tramandabile automaticamente e ineluttabilmente.
Da noi è stata l'illusione che siccome Montecchi aveva giocato con D'Antoni ne aveva necessariamente assorbito tutta la saggezza  anche perché la società era sempre quella delle grandi vittorie.

O per assurdo pensare che il tristo Orlando Graham solo perché indossava la stessa canotta e percorreva le stesse stanze di Joe Barry Carroll per parlare con dirigenti o allenatori cresciuti a vittorie sarebbe diventato un fenomeno.
E invece Montecchi rimase Montecchi nel bene e nel male nonostante Casalini e D'Antoni in panca. E Graham rimase un pippone.

Questo per dire che si fatica a capire un Ress più utilizzato di Kangur, Sanikidze o Kasun. O meglio si capisce se lo si vede come più blasonato quindi per forza migliore rispetto ai tuoi altri acquisti. 
Ma appunto Ress rimane Ress nel bene e nel male e se tolto Brown, è quello che tira di più forse qualcosa non torna, o nel mercato o nella gestione.

Do the Ale Shuffle

Nel palasport dove uscì sanguinante Alessandro Gentile va a prendersi la giusta soddisfazione. Il plus minus lo marchia come l'uomo del match con un netto +14, guadagnato con la sua arma migliore che è la combinazione di possanza fisica e assalto al ferro.
Con un grande lavoro estivo insieme a Claudio Lomma ha bruciato le tappe del recupero dopo l'operazione alla spalla e oggi raccoglie i frutti meritati.

Non è una partita per centri

Kasun e specularmente Bourousis fanno giusto delle apparizioni e il nostro è migliore pur nel poco offerto da ambedue.
Siena punta su mobilità e verticalità sotto canestro con Ress e Sanikidze e Milano risponde con Fotsis e Melli per un sostanziale pareggio nelle cifre: aggiungerei il chirurgo ai soprannomi di Fotsis perché il tempismo e la precisione millimetrica delle due spazzate difensive del nostro canestro sono state degne della sala operatoria.

Anyday, Anyday I will see you smile

Se la convivenza fra Langford e Hairston è un problema, ne ho visti di peggiori.
Nel senso che siamo come in una jam session con due solisti di grande virtuosimo ed esuberanza ed è evidente il rischio di cacofonia.

Ma se hai Duane Allman ED Eric Clapton il rischio è anche quello di avere Layla e altre canzoni d'amore assortite.

Constatazione amichevole

Non sono un fan del mercato come cura di tutti i mali ma devo fare una constatazione, amichevole quanto si vuole, ma che riporta comunque un incidente.

Se la fiducia in Stipcevic è talmente bassa che può darci solo 2 minuti con il risultato che un Cook inciuchito di fatica è praticamente disastroso nel finale dove, a parte la perla del passaggio schiacciato che regala una schiacciata ad Hairston ne combina un sacco e una sporta dopo tre quarti di altro e alto livello, il bozzo è evidente.

Parlo di fiducia prima che di prestazioni. Se c'è la prima possiamo sperare che le seconde arrivino: ad esempio oggi finalmente un Hendrix di impatto, che ci conferma che non sarà mai un fine dicitore ma può dare energia e rimbalzi esattamente come ha fatto nello strappo del secondo quarto.

Note sparse

Bene vedere i due staff tecnici che si salutano serenamente prima della palla a due. Bene una maggiore reattività della nostra panchina nel parlare sopra ai break biancoverdi senza lasciarli prendere abbrivio.

Bene per una volta i risultati della difesa perché è la partita in cui subiamo meno punti dall'inizio della stagione, contro una Siena che comunque nelle ultime uscite aveva mostrato di avere anche punti nelle mani: c'è ancora parecchio da sistemare ma il dato è oggettivo.

Bene il controllo dei rimbalzi che pareggia il male delle troppe palle perse e alimenta una maggiore propensione alla corsa e alla transizione.

Bene Bobby Brown che è l'avversario che ci ha segnato più punti in stagione e intendo bene per noi e credo anche per altri avversari futuri di Siena: il fatto che esulti come un forsennato ma da solo, dal primo canestro che segna all'ultimo mi sa che è sintomo di campione da tabellino.
Bene quel criptocanturino del mio amico Drazen inquadrato all'intervallo ;-)

Infine, mentre il sole splende su Milano perché nemmeno la pioggia di novembre dura per sempre, un paio di auguri per il 6 novembre: al 35° di Mason Rocca e al 151° di James Naismith.
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