L'esercizio della prudenza e del pregiudizio


L'esercizio della prudenza è fra i segnali dell'età matura. E prudentemente ho aspettato almeno due partite dopo la debaclé avellinese per valutare la situazione.

Ma non so bene se sia servito a chiarirmi le idee. Mi verrebbe da dire che sarebbe più facile fare esercizio di pregiudizio in positivo o anche in negativo.

Proviamo a vedere qualche cifra comparata. Milano come Siena e Cantù ha giocato fino ad oggi 6 partite (4 in campionato e 2 in Eurolega) con un record di 4-2 contro un 3-3.
La differenza è minima ma noterei che ad oggi 2 sconfitte piuttosto che 2 vittorie in Eurolega significano il 20% perso o guadagnato rispetto al totale della prima fase.
Mentre due sconfitte in campionato pesano il 13,3% sulle 15 partite che valgono la griglia di partenza della Coppa Italia e il 6,6% sulle 30 che decideranno quella dei playoff.
Considerando poi che arrivare in fondo ai playoff vorrà dire un minimo di 12 e un massimo di 21 ulteriori partite il peso specifico andrebbe ulteriormente tarato.

Detta in parole molto povere le sconfitte di Siena e Cantù hanno compromesso l'Eurolega molto più di quanto le nostre abbiano compromesso il campionato. Cosa che mi irrita alquanto perché se ambedue uscissero dall'Europa diventerebbero chiaramente più pericolose in campionato.

Problema pausa caffé

Ma è chiaro che delle sconfitte di Milano  è il modo che ancor ci offende...
C'è una costante nelle ultime 3 partite e la chiamerei approccio impiegatizio. Nel senso che quando si mette alla scrivania l'Olimpia è anche capace di maneggiare e sbrigare pratiche in scioltezza. 
Il problema è la macchinetta del caffé e chi ci incontri.

Ad Avellino chiaramente c'era la più desiderata dell'ufficio in vena di svenevolezze e dopo l'intervallo non è tornato più nessuno. Con Zagabria era tutta una serie di caffè volanti veloci ma frequenti fino a quando Langford si è ricordato che doveva uscire prima e ha sbrigato gran parte della corrispondenza.
Con Roma Bourousis ha traslocato tutti gli archivi cartacei e Langford li ha digitalizzati che non era ancora ora di pranzo ma mentre davano una sbirciata a Facebook ci sono stati dei problemi con l'ordine alfabetico da risolvere.

Il problema pausa caffé fa decisamente arrabbiare. Anche perché non è nuovo: l'anno scorso partite come quella con il Partizan o con Biella piuttosto che con Teramo furono perse con evidenti pause caffé.
E' preoccupante? Vedi sopra, al momento lo è relativamente ma potrebbe diventarlo se non si risolve o minimizza. E' risolvibile? Ah, saperlo per certo sarebbe bello ma non lo so.

Come dicevo ci vorrebbe un bel pregiudizio. 
Avendo un'idea preconcetta poi è facile cercare e trovare gli elementi che la supportano: fossi già convinto del peggio vi punterei il dito non su Avellino perché sarebbe troppo semplice ma vivisezionerei ad esempio come emblematiche le due palle perse consecutive da Cook ed Hendrix per dare ieri ossigeno alle speranze di Roma.

Fossi invece già orientato a destini luminosi potrei notare che Roma ha avuto un solo vantaggio al 1' e l'ultima parità al 7' sul 16 pari per poi rimanere a distanza di sicurezza fino ai 6 minuti dell'ultimo quarto in cui va sei volte a zero in lunetta in forza di sei falli subiti contro due fatti contro il secondo quintetto di Milano.

Ma davvero non so come ritenermi orientato. Mi piace solo sperare che aver visto molto dialogo, direi anche molta discussione fra i nostri giocatori sia un segnale importante per la costruzione e il rafforzamento delle dinamiche di squadra.

Conduce Ioannis

Allora, non vorrei avventurarmi in paragoni scomodi ma indubbiamente alcune delle soluzioni e iniziative prese da Bourousis contro i capitolini hanno archetipi nobilissimi. Sono pochi i nomi che vengono in mente quando vedi un 213 cm che finta il tiro sull'arco, parte in palleggio lasciando il suo difensore sul posto e va a concludere in sottomano o recapita assist per il tiro da 3 con visione periferica da primato.

Ma clamorosa, soprattutto paragonandola a certi chiari di luna del recente passato, è la "presenza". Ieri ci sono stati tanti punti da contare ma anche e soprattutto punti da pesare.
Quindi se è un sogno non svegliateci.

Tutta la panca o mezza panca?

Nel commento post partita Scariolo lamentava un contributo della panchina ancora sotto lo standard desiderato. Che ci riporta a una critica anche fondata. Ovvero che troppo spesso i quintetti volutamente di tutti panchinari risultano "deprimenti" per il nostro controllo della gara, non sarebbe il caso di assortire meglio?

Non dissento ma trovo una logica  anche nella scelta fino ad oggi "deprimente". Ovvero quando schiero 4 titolari e faccio ruotare un panchinaro quest'ultimo potrebbe finire ad avere un atteggiamento puramente complementare. Del tipo "E' chiaro che non toccano a me certe responsabilità soprattutto offensive".

Quando schiero il secondo quintetto in toto voglio invece costruire una sua responsabilità al 100% e chiamo tutti a contribuire, per poco o tanto tempo che sia, da protagonisti. E oggettivamente con i nomi che abbiamo non è una chiamata troppo ambiziosa o azzardata da tentare.

L'omonimo non raddoppia

L'omonimo del Gianluca Basile già della Fortitudo mi ha confermato una impressione già avuta. Ovvero che non regga le due partite settimanali: bene in momenti anche importanti a Zagabria, male ieri anche in situazioni ideali per le sue caratteristiche.

Non che vari l'impegno ma l'impressione è che quando chiama il fisico per fare qualcosa in una partita trova libero e in quella dopo ci sia la segreteria telefonica.

Avversari assortiti

Non dirò niente di Ebi. Non suoni offensivo ma davvero non so calcolare quanto gli abbiamo regalato noi. Mentre Dragovic ho il sentore che possa essere un giocatore veramente consistente e da seguire.

Se scrivo Marques Green più Ilievski penso a una coppia di play decisamente interessante e con caratteristiche diverse se non opposte ma complementari e che danno quindi ricchezza alla squadra che li schiera. Poi penso alla mesta figura di venerdì e non capisco bene. Soprattutto non capisco bene la scelta di prendere Green e non fare tutto a sua misura, scegliendo invece ritmi compassati e ragionati.

A dire bravo a Gigi Datome ci vuole proprio poco. 
Allargo quindi il ragionamento anche a rischio di dissenso dicendo che è così bravo perché ha trovato la propria dimensione di uomo franchigia.  Che vuol dire che non sono così sicuro che in altre realtà in cui giocoforza dovesse dividere responsabilità, riflettori e minutaggi sarebbe così scintillante.

Monday Night e le scelte a metà

Lo scorso anno Fiorello decise di proporre il suo show il lunedì sera, calcolando saggiamente che avrebbe trovato una audience televisiva maggiore: iniziata la settimana lavorativa i più sarebbero stati propensi a restare a casa ed accendere la televisione.
A naso credo che sia esattamente la stessa logica dietro il posticipo tipico dell'NFL, un appuntamento fisso in una sera di grande audience potenziale.

Come tante altre cose del nostro basket, il posticipo del lunedì è una scelta a metà. Deriva dai venerdì di Eurolega ma ad esempio in Spagna non è previsto.
Gli esempi di cui sopra suggerirebbero che potrebbe essere una grande occasione televisiva ma invece il fatto che fosse coperto televisivamente è stato tutt'altro che certo e dibattuto a lungo.

Quasi 30 anni fa la finale fra Milano e Roma battè tutti i record di pubblico, con il tutto esaurito sia al PalaEur che al Palazzone di San Siro. E' evidente che la cornice di pubblico di ieri sera era molto più modesta e questo naturalmente varrà il solito articolo stereotipato sul problema pubblico a Milano.
Ma la realtà oggettiva ci dice che anche lo scorso lunedì, esclusa la curva biancoverde, il palasport di Avellino era altrettanto desolato per quello che era un - se non il - top match della stagione.

Quella serie fu anche il top per audience televisiva e sulla partita di ieri non ho visto ancora dati ma di certo non sarà niente di miracoloso. 
Se il nostro basket puntasse decisamente a diventare un prodotto televisivo con forte appeal il Monday night sarebbe un asso da giocarsi bene.
Se invece si volesse tornare al brick & mortar di avere gente al botteghino e a palazzo sembra abbastanza chiaro che il lunedì sera porti meno gente fuori dal salotto.

Ma il problema a monte è che il nostro basket non sa bene cos'è e cosa vuole fare: si piega alle esigenze televisive ma dalla tv ricava cifre pressoché simboliche. Vorrebbe vendere eventi a cui partecipare ma fatica a sposarne le logiche e le dinamiche.
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