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Scaramanzia, per piccina che tu sia...

pubblicato 16 nov 2011, 01:04 da Matteo Refini
Sarà capitato anche a voi: non potete vedere la partita, al massimo potete contare su aggiornamenti parziali e sporadici. Impegnati a fare altro vi chiedete come indirizzare comunque flussi positivi verso i colori biancorossi. Se alla fine la vittoria giunge anche con noi contumaci viene puntuale il pensiero che le sorti magnifiche e progressive della nostra squadra del cuore dipendano appunto dal nostro flusso che sarebbe il caso di ripetere per il prossimo appuntamento.

Io ad esempio ieri ero a una riunione di condominio e seguivo febbrilmente via telefonino riuscendo però a raggiungere solo aggiornamenti del punteggio generale: ho tremato leggendo il 34 a 30 dell'intervallo, ero irrequieto su tutte le parità dell'ultimo quarto, ho esultato (dentro) al 76 - 81 finale.
Dopo il quale ho subito pensato: forse per l'Olimpia è meglio che io segua l'Eurolega da lontano, possibilmente in riunioni di condominio...

Ai tempi dei tempi


Oppure a portare bene è stato andare a rivangare i nostri precedenti contro lo Spirou Charleroi. Come ho letto sul sempre ottimo Olimpiablog risalgono al 1996-97, stagione che ricordo bene ma della quale mi sfuggiva l'episodio specifico: in Belgio vincemmo di 3 sul 71 a 68 dopo aver chiuso sotto di 6 il primo tempo.

Era il primo anno di Marcelletti e tornavamo in Europa da Campioni d'Italia: arrivammo fino alla soglia della Final Four che sarebbero state a Roma, ci stoppò solo l'Olimpia Lubiana di un giovanissimo Marko Milic dopo che avevamo regolato la Knorr Bologna nel turno di play off precedente. 
Avremmo fatto una impresa passando, perché da fine dicembre eravamo privi di Nando Gentile infortunato e al momento topico anche Anthony Bowie arrivò con problemi fisici che lo tennero fuori anche da mezza serie playoff con la Mash Verona.
Una squadra bella ma sfortunata che, negli ultimi 15 anni, rimane l'Olimpia che fece più strada in Eurolega.

Verso domenica

Il big match con Siena vedrà il tutto esaurito. Non diremo che sarà un vantaggio perché è già successo in passato e non abbiamo vinto. Non diremo nemmeno che troveremo una Siena dimessa perché ha perso nettamente contro il Barcellona. Perché è già successo anche che il Montepaschi si rifacesse con gli interessi in campionato.

Non diremo granché insomma, tranne una piccola nota tecnica.
Secondo noi in questo momento Siena ha un problema ovvero Telespalla Bob Stonerook, giocatore fondamentale per la difesa biancoverde e per la circolazione di palla in attacco.
Il problema è quello emerso nella famosa partita di F4 contro il Panathinaikos: Siena non vive certo dei punti di Stonerook ma se il ricciolone non segna, anzi peggio ancora non tira per gli oltre 25 minuti in cui sta in campo di media è un po' come se giocassero in 4 in attacco.
Ieri a Barcellona non ha preso nemmeno un tiro, in campionato viaggia al 25% sia da 2 che da 3. Ripeto che l'impatto di Stonerook non è mai stato una questione di punti ma oggi questo aspetto mi sembra il tema più interessante della vigilia, rispetto alla ben nota forza dei toscani.

Cenerentola, mon amour

L'avevo scritto anche anni fa: uno dei problemi del basket italiani inteso come ambiente e addetti ai lavori è il cenerentolismo. Ovvero l'intima convinzione che la prosperità, l'essenza della nostra pallacanestro professionistica debba essere la tendenza al minuscolo, quasi al microscopico.
Una visione che va contro qualsiasi criterio economico e contro ogni logica soprattutto per lo sport che in Italia "inventò" la sponsorizzazione sportiva ovvero porsi come veicolo pubblicitario, inevitabilmente mirando alla maggiore ampiezza di pubblico possibile.

Partiamo da alcuni dati: Cantù gioca a Cucciago che dista 4,3 km da Cantù. Il Pianella è omologato per 3910 spettatori. Nel 2010-2011 Cantù ha una media di 3.236 spettatori a partita (pari all'83% della capienza disponibile). Nell'anno precedente la media è di 2.951 spettatori (pari al 75% della capienza).
Per paragone Milano ha 4664 spettatori di media (pari al 45% dei 10.200 del Forum) e 4.156 (pari al 40%).

Un riflesso pavloviano di certi giornalisti è appunto il paragone automatico tra presenze di pubblico a Milano e a Cantù per suggerire più o meno velatamente che il modello da seguire sia Cantù. Ad esempio Oscar Eleni:

Il fatto che al Forum ci fossero 1000 spettatori in meno rispetto ai 4500 che hanno accompagnato la Bennet nella vittoria contro Bilbao sul campo di Desio potrebbe spiegare tante cose e veder svanire così in fretta l’effetto Gallinari dovrebbe far meditare su tutto il resto e sui vedovi Mamba....

....Le tribune vuote del Forum avranno anche allarmato Jordi Bertomeu che dirige l’Eurolega con chiarezza, che sa dire le cose senza arrampicarsi nel politichese. Le grandi città sono importanti, ma se in quelle città si lavora a fondo per fidelizzare il pubblico, non per isolarsi, per chiudere tutte le porte, per far cadere le cose dall’alto con quello stile un po’ così di quelli che sono venuti per spiegarci cose che sapevamo già e che avevamo visto realizzate molto meglio.

Essendo però un riflesso ormai pavloviano manca di profondità di analisi soprattutto se utilizzato per agganciarsi ai discorsi di Bertomeu ed Eurolega
Innanzi tutto c'è un errore numerico: secondo i dati Eurolega (tentative, ma non è che si usa la spannometria solo quando fa comodo, caro Oscar...) quel giorno a Desio ci sono 4309 spettatori a Cantù e a Milano ce ne sono 3.800 che quindi fa 500 di differenza.
La partita prima a Milano il dato era 5.500 e a Desio 4.074. Nella partita con l'Olympiakos si arriva invece a 5328 presenze al Paladesio.
Che vuol dire che se Cantù si sposta a Desio ( capienza 6.500, + 60% rispetto al Pianella) che dista 17 km migliora il suo pubblico del 36% contro l'Olympiakos ma solo del 4% contro Nancy rispetto al Pianella esaurito.
Un'altra nota prima di passare a Bertomeu per un attimo: la distanza fra Piazza del Duomo a Milano e Assago è 13,2 km, fra Quarto oggiaro e Assago 16,3 km, fra viale Monza e Assago 14,9 km.

Passando appunto a Bertomeu: il commissioner della competizione Europea (che dall'anno prossimo vorrebbe per tutti palazzetti da 10.000 in su) circa un mese fa rilasciò una intervista in cui tirò in ballo malamente Giorgio Armani e Teramo per spiegare il concetto che un campionato europeo che voglia fare concorrenza all'NBA ha bisogno di certe dimensioni di mercato e quindi tende ad escludere naturalmente certe piazze.
A Teramo naturalmente grandi strepiti e accuse all'incolpevole Armani, accuse fuori luogo nella forma e nel merito. Perché non centrano la passione e i risultati sportivi, centra lo stesso ragionamento per cui l'IKEA più vicina a Teramo è ad Ancona (136km).

Le tribune vuote da 10.000 del Forum a mio parere non allarmano Bertomeu. Perché intanto ci sono. Mentre non ci sono a Siena e questo è allarmante. 
Come è allarmante che ci siano a Torino e a Roma dove non ci sono però le squadre per sfruttarle al meglio.
Se andiamo a guardare sul sito della Legabasket le partite con il maggior pubblico in Italia dal 1978 a due stagioni fa, quindi un totale di 32 partite, in 16 di esse è presente Milano, 11 volte in casa, 5 volte contro Roma che è presente 13 volte.
Sono solo 8 le partite che fecero il top di pubblico senza Milano o Roma coinvolte e sono tutte partite che si fermarono sotto la famosa soglia dei 10.000.

Dire quindi che Bertomeu è preoccupato perché a Milano una sera fanno meno pubblico di Cantù è un ragionamento capzioso: se il target dell'Eurolega sono i picchi da 10.000 ci sono due sole piazze italiane che storicamente li possono garantire e sono Milano e Roma.
Forse Bologna (ma non ha il palazzetto), forse Pesaro che il palazzetto lo ha e ha la tradizione. Sostenere che siccome Cantù riempie solitamente il palazzo all'83% rappresenta il modello e il futuro del basket italiano è ugualmente capzioso: perché se sposti il suo bacino di utenza di pochi km aumentando del 60% la capienza del palazzo stesso non ottieni automaticamente un aumento del 60% del pubblico.

Perché per la famosa logica del campanile che sta dietro alla passione della provincia il suo pubblico potenziale non è più ampio dei 40.000 abitanti di Cantù stessa. Esagerando il bacino di utenza potenziale a tutta la provincia di Como arrivi a mezzo milione di persone.
Che vuol dire, mettendo nell'equazione la televisione, che se anche ne porti 10.000 a palazzo al massimo ne hai mezzo milione davanti alla televisione.

La logica del campanile non è scalabile e non è esportabile: il campanile che nasce piccolo rimane piccolo e non è questione di km per andare alla partita la mancata crescita esponenziale, altrimenti vale anche per chi deve andare da Milano Nord ad Assago.
Questo senza mettere in discussione i meriti sportivi o le capacità organizzative o societarie di nessuno.

Semplicemente non ha senso cercare di far passare come un torto o una ingiustizia il puro ragionamento economico per cui Cantù o Teramo passeranno ora e sempre lontano dai radar di un Bertomeu e invece Milano piuttosto che Roma saranno ritenuti interlocutori privilegiati nonostante tutti i loro presunti peccati mortali e incapacità.

Quindi caro Oscar, capiamoci: se la microCantù ti scalda il cuore più della macroMilano attuale buon per te. Ma in ogni caso il luminoso futuro internazionale del basket italiano, volenti o nolenti, non passa né da Cucciago né da Desio.

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