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Se io potessi dirti addio, te lo direi

pubblicato 05 dic 2011, 14:00 da Matteo Refini

E giunse l'ultima partita italiana di Gallinari.
Dalla quale speravo di tornare con maggiori rassicurazioni soprattutto prospettiche sulle nostre sorti una volta perso il Divin Fanciullo.

Invece si inizia con Hairston fuori dai 12. A significare che il nostro miglior giocatore di inizio stagione è materiale pregiatissimo ma tipo il cristallo per intenderci.
E forse esattamente come la Siena dello scorso anno lo puoi utilizzare e maneggiare solo con estrema cura.

Si prosegue poi con una partita mai in discussione per gli oggettivi limiti attuali di Cremona ma che non manda messaggi del tutto confortanti.
Ad esempio il nostro quintetto titolare segna 36 punti che non sono questa gran cifra considerando che è come se avesse giocato un tempo intero.

Ninna nanna greca

A tutti coloro che gli contestassero i (non) utilizzi passati ma forse anche futuri di Fotsis Sergio Scariolo potrebbe mostrare i minuti dal 21' al 24' di questa partita e difficilmente non taciterebbe le critiche. Perché Antoninino dopo un assist da applausi a Bourousis infila una dormita colossale dopo l'altro concedendo 3 rimbalzi offensivi di fila al modesto Perkovic, riaccendendo tutti i dubbi sul fatto che non metta la stessa concentrazione proprio in tutte, tutte le partite.
Per dormire meglio la panchina allora, lasciando spazio a un sostanzioso Melli che risponde presente al tiro e a rimbalzo, bissando  la prestazione di Sassari.

Il paragone statistico è scorretto per la differenza di campioni considerati però al momento Fotsis e Melli hanno in campionato cifre omologhe. A seconda di come la si guarda si può esultare per un giovane che vale come un campione d'Europa o chiedersi perché un campione d'Europa vale come un giovane di belle speranze qualsiasi...

Esattamente come possiamo dire che abbiamo una gran panchina oppure preoccuparci del quintetto...Insomma ci siamo capiti, dalla partita con Cremona non è arrivata quella sensazione che partito Danilo ci siano delle sicurezze vere ed acquisite. Ci sono delle impressioni, positive o meno a seconda della prospettiva con cui si vuole guardarle.

Mi ricorda qualcuno ma forse mi sbaglio

Ad inizio partita il nostro numero 11 mi ricordava Drew Nicholas, un buon 6 di valutazione in 10 minuti di impiego, buona nonostante l'iniziale marcatura non proprio impeccabile su Von Wafer.
Nel secondo quarto un primo dubbio, Drew Nicholas si faceva soffiare la palla in virata da Milic uno non proprio noto per le doti di cacciatore di palloni? O quello che commetteva un fallo di rara inutilità allo scadere di fronte a niente popò di meno che D'Ercole?
Nel terzo quarto i 9 minuti abbondanti senza nemmeno tentare un tiro mi facevano propendere per l'abbaglio, parzialmente mitigato dai viaggi in lunetta dell'ultima frazione.
Ovvero la ricerca del Nicholas perduto sembra proseguire con grande fatica, prossima tappa Instanbul sperando che perso il paracadute Gallinari almeno ci sia quello Hairston a supplire alla molto probabile contumacia.

Centro millesimato

Come e forse più che con il Real Madrid l'utilizzo di Bourousis mi è sembrato particolarmente centellinato. Scelta probabilmente consigliata dall'infortunio preoccupante per quanto non bloccante pre Eurolega.
Ma viste le difficoltà ancora esistenti nello sfruttare il potenzialmente inarrestabile Giovannino mi sarei aspettato un utilizzo più prolungato e mirato a creare quegli automatismi di dentro-fuori che tanto bene ci farebbero per il futuro.

Invece spazio ai più dinamici Radosevic prima e Rocca poi che meglio hanno fatto contro una Vanoli priva di centri di ruolo. Quindi meglio così o forse no perché sembra permanere l'equivoco di avere un grosso calibro a disposizione e poi invece accettare gli scontri di fucileria perché il suddetto grosso calibro si fa troppa fatica a caricarlo a dovre.

Certo, è anche vero d'altro canto che il suddetto grosso calibro quando è stato in campo si è impegnato non poco per perorare la causa del suo immediato trasporto nelle retrovie...

Ripescati e dimenticati

Del quintetto rimangono da considerare ancora Cook e Mancinelli: per il primo una prova nelle righe con buona precisione da 3 e un paio di giocate pregevoli con Rocca in quelle situazioni di pick'n'roll che ci piacerebbe vedere più spesso anche con Bourousis.
Per il secondo la solita prova tra pregevolezze e amnesie svelata dalla terza doppia cifra consecutiva alla quale però corrisponde una valutazione molto inferiore.

Il ripescato doc risponde invece al nome di Filloy che si nota di più di un Giachetti affannato. Mentre il dimenticato è Viggiano: ad un certo punto pensavo che il mancato utilizzo fosse la prova provata del suo essere già in direzione Treviso, imbottito di Euro nel pacchetto per Alessandro Gentile.
Invece appare per piuttosto inspiegabili 80" salutati con grandi applausi dal pubblico. Inspiegabili se è sano ma anche se non fosse ancora al 100% visto che a Caserta ha giocato per 15 minuti.
Inspiegabili soprattutto in assenza di Hairston e anche considerando i perduranti balbettii di Nicholas: se Gallinari può marcare i pivot non mi sembra così scandaloso spendere Jeff anche da guardia...

Su Cremona

Vi giuro che ho passato la partita a chiedermi come mai non giocasse Kakiouzis. Poi ho scoperto che ha giocato 20 minuti...
Purtroppo nemmeno l'ombra del giocatore che tanto mi piaceva ai tempi di Siena.
La squadra di Lupo al momento ha veramente molto poco da offrire: Von Wafer ha punti nelle mani, ha sofferto le nostre marcature ma ha regalato comunque lampi di classe.
Il problema è il resto, con Milic ormai in riserva delle energie fisiche dei tempi belli e gli altri modesti anche al meglio del fisico.

Saluti & baci

L'ultima cartolina di Danilo Gallinari è la sua miglior partita per valutazione suggellata da due perle tecniche, il giro e tiro in fade away in chiusura del secondo quarto e la partenza spalle a canestro con giro fulmineo per penetrazione lungolinea e schiacciata.

Chiude con un altro 0 su 3 dalla linea dei 3 punti (anche se due tiri sono avemarie di fine tempo) per un 22% complessivo di stagione certamente inaspettato per chi in NBA veniva quasi rimproverato di essere diventato un mero specialista in attesa sulla suddetta linea.

Con lui perdiamo quella capacità di sparigliare le carte a giochi rotti che tanto ci serve con una manovra organizzata ancora balbettante, perdiamo un jolly tattico che giovedì ha marcato un centro e oggi ha iniziato la partita marcando Cinciarini che giocava da play, passando poi alle cure di Von Wafer.
Su quest'ultimo aspetto forse meglio così: i nostri coach magari saranno meno ingolositi da magate e carte mischiate e più concentrati sulla valorizzazione dei ruoli e delle scelte più razionali.

Under pressure

Per finire una nota su un tema su cui torneremo.
L'unico giocatore che potesse davvero sentire la pressione e la responsabilità di giocare a Milano per l'Olimpia sta partendo per Denver.

Perché Danilo Gallinari è l'unico che ha dei legami propri e familiari con la nostra storia mentre, oggettivamente, per il resto del nostro roster, Olimpia Milano è sostanzialmente un ordinante su un bonifico.

Questo per dire che difficilmente si possono spiegare integralmente certi balbettii come conseguenze di quello che si dice su Internet o sui giornali milanesi o di quello che succede o non succede al Forum di Assago. 
Sono discorsi banali che derivano sempre dalla vulgata per cui la provincia è il paradiso del basket italiano.

Ma, come detto, torneremo a parlarne.

No entiendo nada, señor Scariolo...

pubblicato 05 dic 2011, 13:56 da Matteo Refini

Ma nada de nada...
Cioé prima di parlare dei modi in cui abbiamo perso la partita contro il Real Madrid quello che non capisco proprio è quale fosse l'idea pensata e preparata per provare a vincerla.

Se era quella di affidarsi al Drew Nicholas attuale per oltre 30 minuti affidandogli il 27% dei nostri tiri, chapeau...
Era dai tempi di Cervantes che dalla Spagna non arrivava in Italia un miglior esempio di assalto insensato ai mulini a vento e di questo ringraziamo appunto il CT degli iberici.

O forse era una raffinata strategia per propugnare il suo taglio, affidargli tutte le responsabilità, metterlo con le spalle al muro ben sapendo che al muro sarebbe rimasto impallinato per poi andare a bussare cassa: quien sabe?

Di certo quello che abbiamo visto non era nulla di nuovo, errori sia su situazioni che non gli appartengono che in conclusioni ben costruite che doveva solo chiudere; ai pochi centri poi spesso hanno fatto seguito risposte immediate dell'uomo affidato alle sue cure difensive.
Il 4 su 17 dal campo è perfettamente in linea con il resto della sua Eurolega dove non arriva al 38% da 2 e al 25% da 3.

O era la difesa la chiave? Beh, allora bravi a tenere a 72 punti chi ne faceva 90 di media però comunque non si batte chi segna poco non segnando mai.
Soprattutto se non hai il furore e la voglia di dominare gli intangibles e i rimbalzi per guadagnarti il diritto di ripetere tutto quello che sbagli.

E tutto d'un tratto la magata...

Un aneddoto che mi piace sempre ricordare è quello di Peterson sulla famosa scelta di mandare i due metri di Gallinari padre sui centottancinque centimetri di Larry Wright per sparigliare la finale scudetto contro il Banco Roma.
Anni dopo disse che fu semplicemente una mossa disperata, l'aveva fatto marcare da tutti senza risultato e quello che fece Vittorio lo fece diventare una sua scelta geniale.

Questa sera ad un certo punto abbiamo visto Gallinari da centro spedito a marcare la strapotenza di Ibaka. E la cosa, ad un certo punto, ha quasi sentore di magata: perché Danilo (in una serata di doloroso ciapanò da 3), pur pagando in falli e rimbalzi, non viene sovrastato in difesa e trova il suo momento migliore offensivamente, trascinando Ibaka fuori dalla sua confort zone.

Il problema è che, in prospettiva, abbiamo avuto la prova provata che tra 4 giorni il Gallo è nella città alta un miglio e noi non abbiamo uno straccio di idea su cosa fare senza di lui.
Mi spiego meglio: se ad un certo punto della partita pensi di trovare la chiave della vittoria in una acrobazia "irrazionale" - simile a Magic Johnson da centro contro i Sixers però non obbligata ma improvvisata - vuol dire che tutte le tue scelte di basket "razionale" le hai esaurite o non le hai nemmeno considerate.

Tra 4 giorni potrai solo contare su scelte razionali tipo armare da 3 il braccio di Fotsis piuttosto che quello di Bourousis da sotto, aprire gli spazi per Hairston etc. e non sai come farlo. Non potrai contare sul fatto che è figo avere uno che marca il centro in difesa e poi lo batte in palleggio in attacco a 7 metri dal canestro...
Il Gallinari tutt'altro che scintillante di stasera alla fine era comunque indispensabile perché costringeva la difesa a sbilanciamenti che senza di lui non eravamo in grado di creare.

Insomma, utilizzando un termine tecnico, sono cazzi amari.

Una porcata da ricordare

Detto di tutte le perplessità su Don Sergio passiamo all'episodio che ci fa aggiungere che, anche se non soprattutto, le colpe sono di chi va in campo.
Cook spara un passaggio a tutto campo insensato che viene inevitabilmente intercettato. Però rimedia con una magia difensiva che lo porta  a recuperare subito il pallone e poter gestire una situazione di sovrannumero.

Invece si ferma, anzi no, riparte, no la passa a Nicholas che la passa all'accorrente Bourousis che la ripassa sottocanestro a Cook che sbaglia da un metro il più facile degli appoggi.
E' solo la caduta di Fernandez punita come simulazione che ci salva da un 3 contro 2 gestito in maniera indegna pure per una squadra di cadetti.

La nuova policy infortuni

Negli anni scorsi chi si faceva male da noi non sembrava mai grave a leggere le dichiarazioni ufficiali, al massimo c'erano degli accertamenti da fare. Poi gli accertamenti erano più lunghi della tracciatura del genoma umano e gli acciacchi minori tenevano fuori per mesi e mesi.

Quest'anno invece la policy sembra inversa: gli infortuni in un primo momento sono sempre devastanti. Tipo Fotsis dopo Sassari. O tipo Hairston e Bourousis prima di stasera: sembra debbano stare fuori almeno un mese e poi invece sono in campo.

Sarà mica un trucco retorico per non attirare critiche sullo staff di medici e preparatori? Stanno tutti malissimo, male, così così o sono perfettamente sani?
Ad esempio Bourousis che per una volta che dopo un pessimo inizio sembra ritrovarsi ad un certo punto viene panchinato per il ginocchio dolente o per fare la magata?

Sul Real Madrid

Fernandez è fastidioso come la colite e antipatico come i pidocchi ma porta il Real a una dimensione sicuramente superiore con tutti i contributi visibili e invisibili che da. Molto più di quanto faccia Ibaka.
Rodriguez per me rimane un caprone ma oggi ci ha fatto a fette. Mirotic è il nuovo Fotsis, quello vero non il suo fratello invisibile che gioca da noi, quello che Scariolo non vede forse perché nemmeno lui si vuole far vedere.

Ci piace imbarazzarci in pubblico ma solo se è tanto pubblico

Per chiudere...
La cosa micidiale, sempre pensando al futuro, è la masochistica tendenza a piazzare prestazione deludenti giusto quando hai finalmente la cornice di pubblico da 8.000 e più.
Tanto per mandare veramente urbi et orbi il messaggio che non ne vale la pena...

Così vai via, l'ho capito sai

pubblicato 05 dic 2011, 13:55 da Matteo Refini

Purtroppo non ho visto la partita. E purtroppo il motivo non era una riunione di condominio. 

Perché se fosse stata una riunione di condominio probabilmente avremmo vinto, come ben sapete
Invece era una occasione per me più piacevole e quindi abbiamo perso.

Non so come e da quel che leggo è un bene. Meglio in effetti non sapere come Tusek (che pensavo fosse già cestisticamente morto quando era da noi 5 anni fa...) abbia segnato più di Bourousis e Fotsis...
L'unica gioia che ci rimane è quindi la classica Schadenfreude della sconfitta di Cantù a Roma per mano di Lino Lardo e dell'interinale Mordente che gioca e segna di più di Basile (che comunque merita 10 a prescindere, ricordiamolo...)

La vera notizia è però che l'epica lotta fra miliardari e milionari NBA si è conclusa e quindi la stagione  2011-2012 parrebbe in partenza  con la prima partita a Natale e l'avvio dei training camp intorno al 9 dicembre.
Da quello che leggo mi pare di capire che, come era inevitabile, hanno perso i giocatori.
Dico inevitabilmente perché ritengo la media attuale dei giocatori NBA troppo stupida e/o troppo poco scolarizzata per essere in grado di condurre in porto fino in fondo una trattativa di tale portata.

Avrebbero dovuto essere in grado, in virtù dei passati guadagni, di sostenere più a lungo i mancati guadagni ma siccome è, per la maggior parte, gente che guadagnando 5 sta spendendo 6 e guadagnando 20 sta spendendo 25 è chiaro che ad un certo punto avrebbero dovuto cedere.
Perché una cosa che si tende a non far sapere quando viene venduto il rutilante mondo NBA è che il 60% degli ex giocatori nel giro di 5 anni è in bancarotta.

Che vuoi che sia, se tu devi vai

Ma al di là dei modi e tempi la notizia che ci riguarda è che Gallinari è in partenza. Come si sapeva fin dall'inizio.
Facendo rewind sulla nostra stagione ad un certo punto sembrava che avessimo preparato gli ingredienti per una gustosa torta fatta di due campioni d'Europa, il centro della nazionale greca, un campione d'Italia, un play da quasi Final 4, giovani di belle speranze, lottatori per lo sputare sangue. Il tutto apparecchiato dal cuoco campione d'Europa.

Su questa torta si piazzava la classica ciliegina ovvero il ritorno dell'enfant du pays Gallinari che, come da reiterate dichiarazioni di intenti, avrebbe fatto la ciliegina e non più della ciliegina perché la torta era appunto già ottima e abbondante.

Oggi quindi togliere la ciliegina non dovrebbe, in teoria, lasciare nessuno a bocca asciutta.

Devo convincermi però che non è nulla

Il problema è che se si va a vedere bene i vari pranzi la ciliegina è finita nell'impasto molto più spesso di quanto si diceva inizialmente. Anzi a volte è sembrato che in tavola ci fosse solo la ciliegia e non la torta o che la torta fosse di ciliegie anche se si sapeva bene che le ciliegie erano a scadenza.

Tralasciamo i perché e i percome del recente passato: la sostanza dell'oggi è che la ciliegina va via e la torta oggettivamente non c'è. Possiamo convincerci che non c'è ancora oppure cominciare a pensare che gli ingredienti non siano quelli giusti o che il cuoco non abbia ancora trovato la ricetta o etc. etc.

Possiamo anche dire che la torta faceva schifo proprio perché era di ciliege e adesso sarà una torta più buona. Ma questa torta comunque dobbiamo ancora vederla e assaggiarla in ogni caso.

In qualche modo io dovrò restare a galla

Perdiamo Gallinari definitivamente, perdiamo Hairston - il migliore per rendimento fra gli ingredienti della torta - per almeno un mese. Il tutto in aggiunta alle domande se abbiamo mai davvero trovato Nicholas e compagnia acquistata.

Quindi per restare a galla si alzano forti le voci di mercato. Voci previste perché era dichiarato che con la partenza di Gallinari un innesto sarebbe stato fatto e l'infortunio di Hairston fa pensare che possano diventare addirittura due.

SuperMontecchia, eccolo qua(?)

La prima voce riguarda J.R. Bremer, play guardia USA di passaporto bosniaco passata anche da Biella 5 anni fa senza lasciare segni significativi e proveniente da annate di cifre decisamente più buone in Russia.
Vi confesso che non ricordo un singolo fotogramma di Bremer...

Detto ciò, non so perché, a me torna in mente l'annata 2005 - 2006 in cui la soluzione ai problemi di Bulleri fu individuata nell'acquisto di Montecchia. Oggi i problemi a vari livelli del reparto Cook - Nicholas - Giachetti dovrebbero essere sistemati da questo giocatore che evidentemente viene ritenuto una perla nascosta e non solo per il passaporto.

SuperGiovane, salva il giovane, libera la giovane

La seconda voce è molto più immaginifica ovvero che perso un Gallinari arriverebbe a stretto giro di posta un altro SuperGiovane italiano ovvero Alessandro Gentile, forte dei geni paterni di precocità e cazzimma (non tanto di quelli di tiratore dalla distanza).

Detto che mi sembrerebbe strano che Treviso sbaraccasse così nettamente a metà stagione (forse lo dovrà fare comunque a fine anno ma perché decidere per una morte sportiva più rapida?) la scelta mi esalta più in prospettiva che nell'immediato: è già pronto alle responsabilità e pressioni che avrebbe a Milano in questo momento? Senza un singolo minuto di Eurolega ad esempio.

E poi, Scariolo è davvero giovanofilo? Cioé si affiderebbe davvero a un diciannovenne per minuti importanti? Al momento l'assenza di Hairston potrebbe aprire a Gentilino minutaggi almeno pari a Malik ma poi?
L'utilizzo quantomeno ondivago di Melli lascia dubbi sulla passione di talent scout di Don Sergio...

Insomma il domani è senza ciliege, speriamo che sia comunque un domani di vino e rose...

Gregariato di lusso

pubblicato 05 dic 2011, 13:51 da Matteo Refini

Mettiamola giù dura nonostante i segnali positivi: se domani ripartisse l'NBA saremmo una squadra in gravi ambasce. 
Perché ho gravi sospetti sul fatto che la nostra costosa campagna acquisti ci abbia portato in casa almeno 3 costosissimi gregarioni con la sinistra tendenza a non (voler) essere protagonisti, soprattutto se non si tratta di mettere al massimo le ciliegine sulla torta.
E il gioco per farli almeno fare gli specialisti latita ancora...

Stasera dunque, senza Gallinari, non saremmo andati da nessuna parte. Soprattutto non avremmo rimontato più volte lo svantaggio in modi che per un attimo ci hanno fatto pensare seriamente all'impresa. 
Perché solo Gallinari ha avuto, nei 40 minuti, la faccia di uno che pensava davvero di poter vincere a Tel Aviv. Non ce l'aveva nemmeno Scariolo che al 5' del primo quarto vedevi già inquadrato con lo sguardo fisso nel vuoto.
Non un bel segnale.

Si può dare di più

Non un bel segnale perché nonostante Schortianidis, nonostante Farmar, nonostante il Maccabi possa permettersi il lusso di tenere in panchina Papanikolau Papaloukas e anche Langford, nonostante la debacle a rimbalzo, la possibilità di giocarsela c'era e si è visto.
Ma è mancato il guizzo dell'essere veramente protagonisti fino alla fine. Che è prima di tutto questione di volontà e, al netto degli errori, la si è vista solo in ordine decrescente in Gallinari, Hairston, Fotsis e Cook.
E appunto, non sono certo di averla vista in panchina...

L'azione

Emblematico sebbene ininfluente il momento dell'antisportivo di Farmar su Gallinari: dopo lo 0/2 di Danilo solo errori da parte nostra negli ultimi secondi come se, scesi dalle sue spalle ormai stanche, tutti si afflosciassero senza più esempi da seguire.

Gregariato dalla Grecia 1: un grosso inutile Sigalas

Un Sigalas molto più grosso. Con più talento ma meno cojones. Allo stesso modo supremamente costoso quanto superfluo.
Stiamo parlando chiaramente di Ioannis Bourousis questa sera umiliato da uno Schortianis in versione Shaq ma senza il prefisso Baby. E per aggiungere insulto all'ingiuria ridicolizzato e tremebondo pure di fronte ad Hendrix.

Fosse un caso sporadico potremmo provare a capire ma siccome sta diventando un costante ci viene in mente Giorgios Sigalas. Che nel 1997-98, nei primi anni di apertura ai comunitari, arrivò alla Stefanel dall'Olympiakos forte di 5 titoli di MVP greco a suggello di 5 titoli nazionali e di una Eurolega.
Rambo Sigalas sembrava uno che potesse spaccare il mondo e invece si palesò come un giocatore tecnicamente modestissimo, senza la capacità di utilizzare il suo fisicone soprattutto in assenza di fischi arbitrali compiacenti.

Bourousis uguale, sembrerebbe devastante ma è sostanzialmente inutile allo stesso modo ma per motivi opposti: tanta tecnica, grinta zero, cazzimma zero, presenza zero. Stasera lo si è visto con il primo lezioso sottomano sbagliato quando aveva tutte le possibilità di schiacciare prepotentemente...

Gregariato dalla Grecia 2: Carraretto con un sacco di soldi

O meglio, un Carraretto più scarso in difesa e che manco tira. Quindi forse meglio dire molto peggio di Carraretto ma con un sacco di soldi.
Stiamo chiaramente parlando di Drew Nicholas o per specificare meglio del suo ectoplasma che vaga per 20 minuti nello Yad Eliahu senza lasciare tracce di sè.
Credo che sia innegabile ormai che quello che protegge dal taglio l'ombra del giocatore che a questo Maccabi nella finale dell'anno scorso segnava 14 punti negli stessi 20 minuti sia un contratto troppo oneroso da transare.

Gregariato dalla Grecia 3: Salvato in extremis

Al trio dei gregarioni unirei anche Fotsis. Che però si salva in questa partita mettendo finalmente in mostra tutto quello che è in grado di fare.
Purtroppo tra le tante cose belle mette in gioco anche scelte ed  errori opinabili in momenti topici ma la partita è positiva.
Il problema è che è la seconda che fa in questa Eurolega dove si sa che avrebbe tutto, dal fisico alla tecnica all'esperienza per essere invece costantemente da protagonista vero su certi livelli di rendimento.

Un pochettino di gioco in più, please

Direi che a questo punto della stagione un pochettino di gioco in più ci piacerebbe vederlo. Certo, stasera abbiamo anche costruito buoni tiri da 3 muovendo la difesa ma la tendenza  al pick'n'roll di salvataggio con isolation finale e tutti immobili intorno è tutt'altro che passata di moda.

E siccome tolto Hairston, la cosa è efficace solo per Danilo (al quale i falli li fischiano mentre a Malik meno...) è chiaro che non ci si sente del tutto in una botte di ferro soprattutto in prospettiva...

Dare voti e numeri da Oscar

pubblicato 05 dic 2011, 13:49 da Matteo Refini

Oscar Eleni è solito chiudere i suoi articoli settimanali su Indiscreto con un countdown di voti dal 10 allo zero. E' probabilmente la parte più letta degli articoli stessi perché, diciamocelo, è solitamente la meno criptica. 
Il resto un po' troppo spesso richiede esegesi di tipo biblico per capire di chi si parla e perché. Nei voti invece si va via più pari pari e piuttosto spesso ci sono spunti interessanti.

Le padelle invisibili di Gianluca Basile

Ad esempio prendiamo l'ultimo articolo e partiamo dal voto massimo:

10 A Gianluca BASILE perché eravamo sicuri che non si sarebbe accontentato di fare soltanto la chioccia a Cinciarini. Bel personaggio, grande giocatore. Non so voi, ma se guardi lui non hai nessuna nostalgia, mentre se osservi gli altri, i nuovi miniprodotti della cantera ti viene mal di stomaco.

Basile è uno che da sempre gode di buona stampa. 
Ad esempio ha vinto un premio da MVP del campionato nel 2003-04 che se non fosse per i due premi dati a Bulleri sarebbe il premio MVP più fuffa della storia: riguardatevi le cifre per cui fu premiato e confrontatele con quelle storiche nell'articolo che dedicai appunto al Bulleri doppio MVP.

Altro esempio: per la vulgata cestistica italiana Basile è un micidiale tiratore da 3 punti. Mentre, per fare un nome a caso, il grosso problema di Omar Cook è di essere un tiratore ondivago e inaffidabile.
Poi uno apre un sito supersegreto tipo quello dell'Eurolega e scopre che il micidiale Basile in carriera europea tira con il 36,2% da 3 punti: nelle ultime 3 stagioni disputate con il Barcellona fa 96 su 271 ovvero 35,4% su 4,3 tentativi a partita.
Sempre nel sito supersegreto l'ondivago Cook nelle ultime 3 stagioni disputate fa 74/196 per il 37,8% su 3,6 tentativi a partita. 

Però provate a dire che Cook tira meglio di Basile e sentirete rumore di stracciamento di vesti. Ti diranno ad esempio che Basile in campionato sta tirando con il 48% da 3, omettendo che in carriera comunque è fermo al 37,2% in campionato.
Tanto per fare un paragone: Portaluppi 44,5% in carriera ma provate a vedere quanti "appassionati" di basket citano Flavio prima di Basile se gli chiedi di un grande tiratore da 3 italiano.

Riassumendo funziona così: Basile sparacchia ignorante sempre e comunque. 
Quando spadella  tutti gli addetti ai lavori sono casualmente distratti, chi raccoglie una penna, chi guarda belle donne in tribuna, chi gli salta il segnale televisivo.
Quando segna invece stanno guardando tutti e partono i fuochi d'artificio: 4/5 con Caserta? 10 in pagella! 2/10 contro il Fenerbahce Ulker? Non c'ero e se c'ero dormivo...

Le cifre che non tornano mai

Sempre nello stesso articolo passiamo al terzultimo voto che riprende un tema che abbiamo già affrontato quest'anno ovvero pubblico e conteggi:

2 Alla MILANO che snobba l’Eurolega. Contro Efes e Partizan non si arrivava a 5.000 persone. Questo distacco dalla vera ribalta che compete ad Armani ci fa capire che per avere la gente bisogna lavorare in un altro modo. Tanto basterebbe non far cadere ogni cosa dall’alto di una autorizzazione che sa tanto di calcio posticcio. Rumori molesti come la musica sparata a palla prima e dopo, molto dopo, una partita.

Oscarone sembra avere in particolare ubbia la nostra attuale dirigenza operativa.
Che, provando a riassumere il suo sentire, è avventizia sia rispetto al basket in generale che rispetto alla metropoli che pure tanta tradizione di basket avrebbe da condividere.
Lo capiamo e quindi più che di ubbia parleremmo di semplice constatazione.

Ma proprio perché motivi per storcere il naso i vari Proli e sodali ce ne hanno dati in abbondanza (e non si può escludere che ce ne daranno ancora...), questo attacco ci sembra fuori bersaglio.

Partiamo da alcune cifre, le affluenze dal sito Eurolega delle prime 3 partite casalinghe delle nostre ultime 4 stagioni europee:

   08/09  09/10  10/11  11/12
   2.151  1.500  3.300  5.500
   2.456  2.059  4.200  3.800
   3.433  1.784  3.200  4.000
 Totale:  8.040  5.343  10.700  13.300
 Medie:  2.680  1.781  3.567  4.434

Questa è la migliore stagione per quanto riguarda l'affluenza di pubblico con un crescita del 24% rispetto allo scorso anno. Se oggi è una affluenza da voto 2 gli anni scorsi andiamo direttamente ai numeri relativi.
Possiamo dire che siamo ancora lontani rispetto al potenziale massimo dato dal bacino d'utenza di riferimento ma dire che contro il Partizan non ci sono almeno 5.000 spettatori perché la società dovrebbe lavorare in altro modo è una forzatura.

Nell'articolo già citato abbiamo visto come si possa presentare come eccezionale, insuperabile, magistrale e commovente sia il gioco che la gestione di Cantù  ma ciò nonostante non è che siccome sono passati in  un palazzo più grande fanno automaticamente il tutto esaurito. Eppure, loro, sono perfetti...
Quindi dove sta l'inghippo?

La memoria storica selettiva

Essendo Oscar Eleni un decano del nostro basket dovrebbe ricordare non solo selettivamente le affluenze in coppa per Milano.
E' vero che ad esempio la Tracer del 1987 sulla strada verso Losanna giocava davanti a 8.312 spettatori contro il Real Madrid ma è anche vero che 10 anni dopo la Stefanel campione d'Italia in carica di Marcelletti giocò e perse la partita che avrebbe potuto portarla alla Final 4 di Roma di fronte a 4.600 spettatori.

Insomma, senza mettere di mezzo considerazioni sociologiche su come cambia il mondo in 25 anni o in 15, è chiaro che il problema pubblico a Milano non nasce oggi con Proli, pur ammettendo che in questi primi 3 anni di gestione diretta si è riusciti ad essere più respingenti che accoglienti perdendo del tempo prezioso.

Perché - ed è l'ennesima volta che cito questa frase di Porelli a Peterson - "Per avere diecimila spettatori a Milano dovrai lavorare 10 anni".
Noi siamo al quarto di gestione Armani e 10.200 li abbiamo fatti con Siena: sembrerà ancora poco ma direi piutost che niènt, l'è mei piutost...

Delije dei Navigli

pubblicato 05 dic 2011, 13:47 da Matteo Refini

Non credo che, nonostante la comunanza di colori, il Partizan ci odi come gli arcirivali della Stella Rossa. Però di certo questa è una vittoria che i grobari di Belgrado ricorderanno a lungo per la maniera rocambolesca in cui è maturata, risalendo con un parziale di ultimo quarto di 30 a 9 da uno svantaggio che era stato anche di 19 punti. 

E la ricorderemo a lungo anche noi come una delle conclusioni più scioccanti di una partita altresì dominata praticamente per l'intero match. 

Ci toccherà purtroppo ricordarla anche come la probabile tappa in cui ci siamo giocati la qualificazione alle Top 16, suicidandoci con le nostre mani.
Ma suicidandoci proprio male e lasciando davvero un brutto cadavere.

Tipo Space Jam

Il modo in cui siamo affondati adesso, razionalmente faccio fatica a spiegarmelo. Avete presente quando gli alieni di Space Jam depredano i vari Ewing, Barkley, Bogues di ogni capacità?
A un certo punto è stato come se ci avessero succhiato ogni talento e intelligenza cestistica iniziando dalla nostra panchina con Scariolo che non ha annusatola catastrofe incombente e quindi non è intervenuto né a tempo né a modo.
Allo stesso modo per larghi tratti della partita il Partizan, tolti Macvan e Pekovic sembrava assolutamente privo di qualsiasi capacità balistica e di gioco.
Ma sarebbe stato meglio se la sceneggiatura si fosse sviluppata in senso inverso.

Tipo Football americano

A un certo punto mi sembrava di vedere una partita di football americano. Perché era impossibile vedere più di 40" di gioco continuato.
Gli arbitri fischiavano come vaporiere e Sasha Danilovic, ora presidente del Partizan, se ne lamentava intervistato all'intervallo.

A me veniva in mente un'altra partita sempre con il Partizan, giocata 3 anni fa in cui anche li i fischi si erano sprecati. Oltre al ben noto protagonismo degli arbitri di Eurolega questo concerto per fischietto ha anche una motivazione tecnica: i serbi, squadra storicamente giovane e spesso inesperta, difendono in maniera "golosa" ovvero tentando quasi sempre la giocata per portare via il pallone, raramente contenendo o puntando a limitare.

Insomma, una difesa di grande entusiasmo che porta o a valanghe di recuperi o appunto a valanghe di falli. Il metro, con quel vantaggio poi non poteva che esserci favorevole ma devo dire che sul tecnico alla nostra panchina un brivido mi è venuto: il vento stava cambiando.
E in effetti è cambiato ma non sarebbe stato un problema se anche i nostri giocatori non avessero soffiato con estremo vigore nella direzione sbagliata...

Tipo il Titanic

Inutile girarci intorno. Ricchi e ambiziosi come il famoso transatlantico in questa traversata europea siamo riusciti a centrare già due iceberg e  a compromettere molto la rotta.

Non che fosse facile la traversata ma noi ci siamo incagliati su due passaggi che non dovevano essere compromettenti. Ci restano 5 partite e oltre a battere i belgi e il Real Madrid in casa dovremmo ragionevolmente trovare due vittorie nei viaggi a Tel Aviv, Istambul e Belgrado. Oppure affidarci a mille considerazioni algebriche su classifiche avulse, scarti, scontri diretti etc.

Arrivo in porto molto difficile dunque, soprattutto se rimane irrisolto questo potente Tafazzismo di fondo...

Take me down to Assago, Paradise City

pubblicato 16 nov 2011, 01:05 da Matteo Refini

SI... PUÓ... FARE! 
Come lo diceva Gene Wilder in Frankestein Junior. Si può fare se per una volta c'è finalmente la voglia giusta e la grinta giusta negli uomini giusti.
Si può fare se per una volta il metro arbitrale da Eurolega è per tutti e non solo per alcuni.
Si può fare vincendo 4 quarti su 4, stando in svantaggio solo 4 volte, lottando insomma più che alla pari davanti a un pubblico che non farà nessun altro in Italia quest'anno ma vallo a spiegare ai cenerentoli italiani.

"Dai Mancio, Cazzo!" ovvero non il solito idiota

Da queste parti poco amiamo Stefano Mancinelli. Tralasciando gli ancora ostentati passati fortitudini, ci ha  sempre irritato quella Magnum potenziale di talento in un cui nuota solitamente non più di una tazzina di neuroni.
Ma stasera o ha mandato il fratello gemello intelligente o ha attinto dalla cantina la bottiglia da annata storica: canestri importantissimi, bombe da tre, difesa arcigna anche su Kaukenas. I 4 punti di Rocca e Nicholas che ci riportano in vantaggio sullo scadere del secondo periodo sono tutte merito delle sue iniziative che mettono a nudo tutte le attuali difficoltà di TeleSpalla Bob Stonerook.
MVP inaspettato ma meritatissimo.

Sweet Child o'Mine, the closer

Nel baseball il closer è il lanciatore specializzato a chiudere le partite punto a punto, il killer per vincere il match.
E il divin fanciullo è stato il closer della nostra vittoria mettendo a segno 9 dei suoi 15 punti nel periodo finale. 
Giusto per la solita storia del brodo grasso diciamo che se Gallinari avesse messo anche le bombe nella sua partita da 24 di valutazione, l'avremmo chiusa prima. Ma poi torniamo ad ammirare le magie che ha estratto questa sera, dove ci ha fatto rivedere il magico gioco di gambe d'antan, con cui ha ubriacato sia Aradori che Carraretto prima di punirli con la smothness pre-salto Atlantico.
Dona una gioia pure a Facchini che mette nella sua collezione di doppi falli il suo scalpo insieme a quello di Stonerook: secondo voi tra Sasha Grey e Facchini chi ha fatto più uso di doppi falli?

L'azione

La schiacciata con cui Danilo posterizza la difesa schierata a zona di Siena su assist al bacio di Cook credo sia l'immagina da scegliere e da ricordare per tutti i 10.200 del Forum.

It's the singer, not the song

La vittoria di questa sera è una vittoria di squadra. Nel senso che tutti hanno portato un contributo e tutti sono sembrati al livello di agonismo giusto per giocarla e vincerla.
Non è ancora una vittoria da gioco di squadra: sono  stati i cantanti più che la canzone a farci trionfare.
Ma va bene anche così, essere stati alla fine più vivaci e pugnaci sulle palle sporche per tutti i 40 minuti è già un bel segnale.

Un caminetto per Oscar

Siccome temiamo che nemmeno questo pienone possa riscaldare il nostro Oscar Eleni che ormai solo nelle grufolaie canturine ritrova il calore e l'afrore del basket che fu, propongo una colletta per installare un caminetto nella tribuna stampa.
Che se non fa calore, amicizia, cortesia e bei tempi che furono un caminetto ditemi voi cosa lo fa...

Giovannino, Giovannino...

Il nostro Bourousis avrebbe dovuto segnare almeno 15 punti stasera e invece non li fa. E le orecchie da tirare sono solo le sue. Nel secondo quarto in tre azioni consecutive Stonerook si fa da parte perché non può fare altro. Al massimo prova a togliergli l'appoggio dopo averglielo dato per farlo cadere nei passi.
Giovanni non non ci casca ma sbaglia poi appoggi per lui elementari.

Non piace nemmeno quella attesa superflua che fa sempre prima di attaccare il post basso in palleggio così come la pigrizia nel leggere la marcatura di Lavrinovic e Andersen che devono essere seguiti con maggiore lena anche oltre la linea dei 6,75.

Nella foga, ieri ho dimenticato il pezzo sul Leone croato...
Dove invece li seguiva con ammirevole dedizione l'ottimo Radosevic di questa sera che chiude alla grande prima con la difesa decisiva su Andersen nell'ultimo vero possesso senese e poi con la schiacciata della staffa.

Fra gli ex greci meglio quindi il silenzioso Antonis Fotsis che quatto, quatto assomma alla fine la nostra seconda valutazione della partita. Vivo anche Drew Nicholas, magari non con una bellissima cera ma è vivo e lotta insieme a noi.
Omarone e Fra' Jacopo perdono il confronto numerico con il solo McCalebb. Così come Siena riesce a disinnescare l'esplosivo Malik ma siccome la vittoria rimane di qua dal Po lo rubricherei sotto un allegro chi se ne fotte.

Codesto regolamento 'un ci garba punto!

Ma è una mia impressione o sul primo tiro della partita di Andersen che si incastra sul ferro la panchina senese pretendeva non solo il possesso della palla (corretto) ma  anche il cronometro riportato a 24"?
E' un caso molto specifico e sinceramente non so darlo per certo. Ma già il possesso alternato è una cagata, se poi, quando ho la freccia a favore e mi sta scadendo il tempo, posso forzare una palla a due per avere altri 24" a favore mi sembrerebbe davvero il colmo.

Su Siena

Nel post partita Pianigiani minimizza, si ritiene soddisfatto e fa appello alle difficoltà fisiche della squadra. Sarà..
Però è lui che decide di lasciare fuori Moss, il suo unico 3 vero, e giocare contro giocatori più alti e pesanti come Gallinari e Mancinelli con Aradori e Carraretto. Che infatti vengono spazzati via.
La mia maligna impressione è che confidava nel metro per cui quando il mismatch è sfavorevole ai verdi la difesa dei piccoli senesi è sempre eroica e mai arrangiata.

Come scrivevo e sottolineavo alla vigilia la partita di Telespalla Bob Stonerook si chiude a zero punti con un solo tiro tentato. Certo, assist e rimbalzi ma che sia in campo per 35 minuti senza mai guardare il canestro mi sembra ormai un mezzo azzardo.
Ma magari anche qui c'è la presunzione che con tutto quello che "arrangia" impunemente in difesa il saldo alla fine possa essere positivo.

Where the tube is green and the train schedule is filthy: per chiudere una nota di polemica. Ma quando riusciranno a rendere un minimo efficiente andare e tornare dal Forum in metropolitana?

Scaramanzia, per piccina che tu sia...

pubblicato 16 nov 2011, 01:04 da Matteo Refini

Sarà capitato anche a voi: non potete vedere la partita, al massimo potete contare su aggiornamenti parziali e sporadici. Impegnati a fare altro vi chiedete come indirizzare comunque flussi positivi verso i colori biancorossi. Se alla fine la vittoria giunge anche con noi contumaci viene puntuale il pensiero che le sorti magnifiche e progressive della nostra squadra del cuore dipendano appunto dal nostro flusso che sarebbe il caso di ripetere per il prossimo appuntamento.

Io ad esempio ieri ero a una riunione di condominio e seguivo febbrilmente via telefonino riuscendo però a raggiungere solo aggiornamenti del punteggio generale: ho tremato leggendo il 34 a 30 dell'intervallo, ero irrequieto su tutte le parità dell'ultimo quarto, ho esultato (dentro) al 76 - 81 finale.
Dopo il quale ho subito pensato: forse per l'Olimpia è meglio che io segua l'Eurolega da lontano, possibilmente in riunioni di condominio...

Ai tempi dei tempi


Oppure a portare bene è stato andare a rivangare i nostri precedenti contro lo Spirou Charleroi. Come ho letto sul sempre ottimo Olimpiablog risalgono al 1996-97, stagione che ricordo bene ma della quale mi sfuggiva l'episodio specifico: in Belgio vincemmo di 3 sul 71 a 68 dopo aver chiuso sotto di 6 il primo tempo.

Era il primo anno di Marcelletti e tornavamo in Europa da Campioni d'Italia: arrivammo fino alla soglia della Final Four che sarebbero state a Roma, ci stoppò solo l'Olimpia Lubiana di un giovanissimo Marko Milic dopo che avevamo regolato la Knorr Bologna nel turno di play off precedente. 
Avremmo fatto una impresa passando, perché da fine dicembre eravamo privi di Nando Gentile infortunato e al momento topico anche Anthony Bowie arrivò con problemi fisici che lo tennero fuori anche da mezza serie playoff con la Mash Verona.
Una squadra bella ma sfortunata che, negli ultimi 15 anni, rimane l'Olimpia che fece più strada in Eurolega.

Verso domenica

Il big match con Siena vedrà il tutto esaurito. Non diremo che sarà un vantaggio perché è già successo in passato e non abbiamo vinto. Non diremo nemmeno che troveremo una Siena dimessa perché ha perso nettamente contro il Barcellona. Perché è già successo anche che il Montepaschi si rifacesse con gli interessi in campionato.

Non diremo granché insomma, tranne una piccola nota tecnica.
Secondo noi in questo momento Siena ha un problema ovvero Telespalla Bob Stonerook, giocatore fondamentale per la difesa biancoverde e per la circolazione di palla in attacco.
Il problema è quello emerso nella famosa partita di F4 contro il Panathinaikos: Siena non vive certo dei punti di Stonerook ma se il ricciolone non segna, anzi peggio ancora non tira per gli oltre 25 minuti in cui sta in campo di media è un po' come se giocassero in 4 in attacco.
Ieri a Barcellona non ha preso nemmeno un tiro, in campionato viaggia al 25% sia da 2 che da 3. Ripeto che l'impatto di Stonerook non è mai stato una questione di punti ma oggi questo aspetto mi sembra il tema più interessante della vigilia, rispetto alla ben nota forza dei toscani.

Cenerentola, mon amour

L'avevo scritto anche anni fa: uno dei problemi del basket italiani inteso come ambiente e addetti ai lavori è il cenerentolismo. Ovvero l'intima convinzione che la prosperità, l'essenza della nostra pallacanestro professionistica debba essere la tendenza al minuscolo, quasi al microscopico.
Una visione che va contro qualsiasi criterio economico e contro ogni logica soprattutto per lo sport che in Italia "inventò" la sponsorizzazione sportiva ovvero porsi come veicolo pubblicitario, inevitabilmente mirando alla maggiore ampiezza di pubblico possibile.

Partiamo da alcuni dati: Cantù gioca a Cucciago che dista 4,3 km da Cantù. Il Pianella è omologato per 3910 spettatori. Nel 2010-2011 Cantù ha una media di 3.236 spettatori a partita (pari all'83% della capienza disponibile). Nell'anno precedente la media è di 2.951 spettatori (pari al 75% della capienza).
Per paragone Milano ha 4664 spettatori di media (pari al 45% dei 10.200 del Forum) e 4.156 (pari al 40%).

Un riflesso pavloviano di certi giornalisti è appunto il paragone automatico tra presenze di pubblico a Milano e a Cantù per suggerire più o meno velatamente che il modello da seguire sia Cantù. Ad esempio Oscar Eleni:

Il fatto che al Forum ci fossero 1000 spettatori in meno rispetto ai 4500 che hanno accompagnato la Bennet nella vittoria contro Bilbao sul campo di Desio potrebbe spiegare tante cose e veder svanire così in fretta l’effetto Gallinari dovrebbe far meditare su tutto il resto e sui vedovi Mamba....

....Le tribune vuote del Forum avranno anche allarmato Jordi Bertomeu che dirige l’Eurolega con chiarezza, che sa dire le cose senza arrampicarsi nel politichese. Le grandi città sono importanti, ma se in quelle città si lavora a fondo per fidelizzare il pubblico, non per isolarsi, per chiudere tutte le porte, per far cadere le cose dall’alto con quello stile un po’ così di quelli che sono venuti per spiegarci cose che sapevamo già e che avevamo visto realizzate molto meglio.

Essendo però un riflesso ormai pavloviano manca di profondità di analisi soprattutto se utilizzato per agganciarsi ai discorsi di Bertomeu ed Eurolega
Innanzi tutto c'è un errore numerico: secondo i dati Eurolega (tentative, ma non è che si usa la spannometria solo quando fa comodo, caro Oscar...) quel giorno a Desio ci sono 4309 spettatori a Cantù e a Milano ce ne sono 3.800 che quindi fa 500 di differenza.
La partita prima a Milano il dato era 5.500 e a Desio 4.074. Nella partita con l'Olympiakos si arriva invece a 5328 presenze al Paladesio.
Che vuol dire che se Cantù si sposta a Desio ( capienza 6.500, + 60% rispetto al Pianella) che dista 17 km migliora il suo pubblico del 36% contro l'Olympiakos ma solo del 4% contro Nancy rispetto al Pianella esaurito.
Un'altra nota prima di passare a Bertomeu per un attimo: la distanza fra Piazza del Duomo a Milano e Assago è 13,2 km, fra Quarto oggiaro e Assago 16,3 km, fra viale Monza e Assago 14,9 km.

Passando appunto a Bertomeu: il commissioner della competizione Europea (che dall'anno prossimo vorrebbe per tutti palazzetti da 10.000 in su) circa un mese fa rilasciò una intervista in cui tirò in ballo malamente Giorgio Armani e Teramo per spiegare il concetto che un campionato europeo che voglia fare concorrenza all'NBA ha bisogno di certe dimensioni di mercato e quindi tende ad escludere naturalmente certe piazze.
A Teramo naturalmente grandi strepiti e accuse all'incolpevole Armani, accuse fuori luogo nella forma e nel merito. Perché non centrano la passione e i risultati sportivi, centra lo stesso ragionamento per cui l'IKEA più vicina a Teramo è ad Ancona (136km).

Le tribune vuote da 10.000 del Forum a mio parere non allarmano Bertomeu. Perché intanto ci sono. Mentre non ci sono a Siena e questo è allarmante. 
Come è allarmante che ci siano a Torino e a Roma dove non ci sono però le squadre per sfruttarle al meglio.
Se andiamo a guardare sul sito della Legabasket le partite con il maggior pubblico in Italia dal 1978 a due stagioni fa, quindi un totale di 32 partite, in 16 di esse è presente Milano, 11 volte in casa, 5 volte contro Roma che è presente 13 volte.
Sono solo 8 le partite che fecero il top di pubblico senza Milano o Roma coinvolte e sono tutte partite che si fermarono sotto la famosa soglia dei 10.000.

Dire quindi che Bertomeu è preoccupato perché a Milano una sera fanno meno pubblico di Cantù è un ragionamento capzioso: se il target dell'Eurolega sono i picchi da 10.000 ci sono due sole piazze italiane che storicamente li possono garantire e sono Milano e Roma.
Forse Bologna (ma non ha il palazzetto), forse Pesaro che il palazzetto lo ha e ha la tradizione. Sostenere che siccome Cantù riempie solitamente il palazzo all'83% rappresenta il modello e il futuro del basket italiano è ugualmente capzioso: perché se sposti il suo bacino di utenza di pochi km aumentando del 60% la capienza del palazzo stesso non ottieni automaticamente un aumento del 60% del pubblico.

Perché per la famosa logica del campanile che sta dietro alla passione della provincia il suo pubblico potenziale non è più ampio dei 40.000 abitanti di Cantù stessa. Esagerando il bacino di utenza potenziale a tutta la provincia di Como arrivi a mezzo milione di persone.
Che vuol dire, mettendo nell'equazione la televisione, che se anche ne porti 10.000 a palazzo al massimo ne hai mezzo milione davanti alla televisione.

La logica del campanile non è scalabile e non è esportabile: il campanile che nasce piccolo rimane piccolo e non è questione di km per andare alla partita la mancata crescita esponenziale, altrimenti vale anche per chi deve andare da Milano Nord ad Assago.
Questo senza mettere in discussione i meriti sportivi o le capacità organizzative o societarie di nessuno.

Semplicemente non ha senso cercare di far passare come un torto o una ingiustizia il puro ragionamento economico per cui Cantù o Teramo passeranno ora e sempre lontano dai radar di un Bertomeu e invece Milano piuttosto che Roma saranno ritenuti interlocutori privilegiati nonostante tutti i loro presunti peccati mortali e incapacità.

Quindi caro Oscar, capiamoci: se la microCantù ti scalda il cuore più della macroMilano attuale buon per te. Ma in ogni caso il luminoso futuro internazionale del basket italiano, volenti o nolenti, non passa né da Cucciago né da Desio.

Fra' Jacopo da Livorno e il miracolo di Casale

pubblicato 06 nov 2011, 14:05 da Matteo Refini   [ aggiornato in data 07 nov 2011, 00:17 ]

Novipiù Casale vs. EA7 Emporio Armani Milano 64 - 67

Parto parlando di Marco Crespi a cui sono affezionato. 
E' stato il coach biancorosso nei primi due anni di Io e l'Olimpia e ci ha regalato l'orgogliosa stagione Sony con Melvin Booker e DeMarco Johnson al suo top  (Pigro quanto talentuoso il pingue DeMarco non ha più brillato come in quel 1998-99).

Ha tenuto dritta la barra anche nella faticosa annata Adecco, quando poteva avere Lou Bullock e invece gli fu imposto Pooh Richardson. Ci portò ai quarti di finale con una serie a suo modo epica contro Pesaro e per ironia della sorte si dovette fermare proprio contro la Verona di Bullock.

E' diventato poi negli anni soprattutto il coach che ha riportato il Piemonte alla massima ribalta cestistica, prima con Biella e oggi con Casale. 
A lui e a Casale vanno tutti i nostri complimenti perché il quintetto Gentile, Malaventura, Janning, Nnamaka, Chiotti umilia due campioni d'Europa, un nazionale greco, un nazionale italiano e un nazionale montenegrino accidentalmente nato molto più a ovest.

Lo umilia chiudendogli l'area e sfidandolo al tiro da tre con una zona molto ben adattata e aggressiva, lo denuda in tutte le sue pigrizie difensive sul pick'n'roll. Non può portarsi a casa i due punti semplicemente perché da una parte le alternative si chiamano Di Prampero e Strotz e dall'altra Hairston e Giachetti.

In una selva oscura

Milano vince ma l'impressione è che ci troviamo ancora in una selva oscura in cui gli avversari sanno meglio di noi cosa siamo in grado di fare e non fare.
Ai balbettii tecnici si aggiunge poi l'abulia di 3 quarti del quintetto che aggiunta alla già nota evanescenza del numero 6 spiega perché se si fosse giocato in 5 avremmo perso e pure di brutto.

La bella vita greca

Perché tutti andavano a giocare all'Olympiakos e al Panathinaikos? Anche perché, a fronte di vagonate di denaro percepito sostanzialmente giocavi solo l'Eurolega più i vari derby contro gli arcirivali. Il resto del campionato erano si delle lotte greco romane disturbate da alcuni tiri a canestro ma se giocavi in rosso o in verde i falli contro te li fischiavano dopo la terza coltellata e quelli a favore dopo il primo rusone.

Il problema dei tre ex ellenici, reduci dalle terre privilegiate ad oggi mi sembra quello, a scelta, di:
  • stupirsi del fatto di doversi impegnare anche a Casale
  • aspettarsi che arrivi il solito fallo per dovere di maglia
  • meravigliarsi che gli altri non si arrendano semplicemente per il fatto di non essere Olympiakos o Panathinikos
Insomma il dramma di essere abituati a lavorare part time e improvvisamente ritrovarsi ad orario pieno.

Il fu Drew Nicholas

Come in un moderno remake del capolavoro pirandelliano è chiaro che il vero Drew Nicholas non è più tra noi dove invece giostra un suo sosia intristito, un Adriano Meis che vorrebbe tornare ad essere il fu Drew Nicholas ma forse è fuori tempo massimo.

Poteva segnare i due liberi che avrebbero chiuso la partita sul +5 ma li sbaglia entrambi aggiungendo stupore allo sconcerto per un'altra partita da 0 di valutazione.
Per rimarcare il concetto della bella vita greca è nel campionato greco che la sua media ai liberi è finita sotto il 70% ma tanto li non era un problema...

(Sul punto liberi la sola piccola nota di biasimo all'altrimenti ottimo duo Pugliese - Casalini che fanno la cronaca su Milanow: mai nella vita Nicholas ha avuto il 90% ai liberi, anzi siamo su un 70% nemmeno troppo abbondante guardando tutte le stagioni europee e appunto in Grecia ultimamente è decaduto in zona Rocca.)

Guarda mamma, un pollo!

Volevamo un Gallo, abbiamo avuto un pollo. Sia chiaro che stiamo facendo per certi versi i classici milanesi che si lamentano del brodo (di pollo appunto...) grasso ma la partita di Gallinari c'è piaciuta proprio poco.

Certo, i rimbalzi, certo le due entrate, certo i falli subiti, certo i recuperi...
Certo ma anche il tiro è un gesto agonistico e uno Gallinari non può fare 0 su 7 dal campo con i tiri che ha preso e nelle occasioni in cui li ha presi: le due "lacrime" in area ad imitatio Navarro sono state da calci in culo...

Sono tiri che si devono inventare i nani, non certo quello che una volta ci incantava di Bodiroga move e fade away. Comincio a pensare che dovrebbe sperare che il lock out non finisca se non vuole trasformarsi in un mezzo giocatore come gran parte dei giocatori  odierni d'oltreoceano.

Ma forse anche l'equivoco del suo ruolo italiano sta mostrando la corda: da una parte potrebbe essere quello più forte del mazzo, dall'altra è quello su cui non puoi costruire troppo per non trovarti nudo alla sua eventuale partenza

Poi arriva Fra' Jacopo, unto dal Signore

Cook ci tiene a galla nel primo tempo facendo quello che solitamente non fa. Ovvero tirare in prima persona. Illumina nei rari contropiedi ma fatica anche lui nel dare consistenza al nostro gioco.
Quando la mira di Omar si annebbia per noi sono dolori. Non basta che Mason Rocca tenga una lectio magistralis di difesa sul pick'n'roll quando le tue guardie non tengono un primo passo che sia uno su ogni blocco.

E non basterebbe nemmeno Grimaldello Malik Hairston che scardina da solo le difese schierate se il fin qui umile e umiliato Fra' Jacopo Giachetti da Livorno non fosse illuminato dal Signore e ci risollevasse praticamente da solo dal secondo baratro della doppia cifra di svantaggio.
Il premio MVP va a lui sperando sia anche quello del figliol prodigo e possa darci la stessa qualità anche nel prossimo futuro.

Ne ho solo 6 buoni o per fortuna forse no...

Dalle fatiche di Eurolega si può uscire con i due punti come Siena o come noi, che non è bello né esaltante ma è meglio che prenderne 20 a Treviso.
Su questo si può essere d'accordo con Scariolo

Sul resto un po' meno: che i problemi di Fotsis e Bourousis siano solo di depressione post Europei mi sembra buonista.
Come dicevo ho l'impressione che non siano abituati a giocare "davvero" anche in campionato, li vedo troppo svagati. E' per quello che non capisco perché, in alternativa a Fotsis, Melli parta in quintetto contro l'Efes e non veda il campo in una partita sicuramente più simile a quella con Sassari rispetto al match di Eurolega...

Per fortuna oltre ad un Hairston - che ha chiaramente una missione in testa per il vigore e la continuità del suo gioco quest'anno - può pescare l'immarcescibile Rocca e soprattutto un inatteso Giachetti.

I generali fortunati sono sempre utili ma c'è davvero molto da fare per rendere agguerrito il nostro esercito per altre e più dure battaglie.

Il ritorno di Preston Shumpert

pubblicato 04 nov 2011, 03:51 da Matteo Refini

Intendiamoci: possiamo anche titolare "la serata di Omar Bulleri" piuttosto che le scelte di Piero Scariolo. Come anche "quel testone di Reece Hairston", etc. etc. 

Insomma per perdere contro una brutta squadra come l'Efes, Milano ha dovuto opporre una partita orrenda in cui tutti sono riusciti a sbagliare quello che non si doveva sbagliare esattamente nel momento in cui non si doveva sbagliare.

Ma fra tutti i colpevoli dovere di cronaca ci impone di segnalare la vera mente criminale del match. Che è Drew Nicholas trasformatosi, per infiniti 30 minuti, nella copia milanese del suo vecchio sodale Preston Shumpert. Nel primo quarto che indirizza subito il binario della nostra partita verso il baratro sbaglia di tutto e di più, sommando distrazioni, svagatezze, iniziative deboli chiuse con passaggi senza senso.

Non fosse il Drew Nicholas bicampione d'Europa forse sarebbe stato panchinato al 5'  e mai più riproposto. Ma da una parte non si può bocciare così nettamente un giocatore dal cotanto curriculum e dall'altra è apparso chiaro che nel nostro pur sontuoso roster un buco c'è ed è proprio l'alternativa all'ex Panathinaikos.
Quando Scariolo ha provato a farne a meno in un quintetto con Gallinari da 3, l'Efes ha giocato sempre con 3 piccoli mettendoci in difficoltà. Soprattutto perché non riuscivamo mai a servire Gallinari per fargli sfruttare il mismatch che invece lui pagava, non sempre, ma più spesso dello sperato in difesa.
Quindi i minuti totali di Nicholas diventano oltre 30, chiusi con un desolante meno 2 di valutazione e ben 7 palle perse.

L'ira del Gallo: è stato strano vedere un giocatore come Gallinari che da sempre ha dimostrato una freddezza inconsueta per la sua età perdere le brocca fino ad arrivare all'espulsione. Espulsione inevitabile perché si spinge via di dosso  con veemenza il braccio di un arbitro dopo il tecnico. Espulsione figlia del nervosismo per una partita in cui poco gli è riuscito nonostante chiuda da miglior nostro marcatore.

Piero Scariolo: nessuno in campo ha fatto la cosa giusta ma va anche detto che Scariolo non ha trovato davvero nessuna chiave per aiutare un team in confusione e nervosismo totali. Troppo tempo con un Nicholas dannoso o al massimo invisibile, nessun vero cambio tattico per provare a confondere le idee all'Efes che dall'inizio alla fine ha affrontato sempre la stessa nostra difesa.
Prova la carta della garra di Rocca a inizio terzo quarto ma è sembrata una scelta già un po' disperata. Difficile vedere come dice lui una seconda parte di partita in crescita, più che altro era impossibile fare peggio: le difficoltà in attacco in questa fase di costruzione ci possono stare, la mancanza di una difesa alternativa da proporre per provare a smuovere almeno le acque già un po' meno così come certe scelte apparse avventurose nei quintetti proposti.

La sigla finale: nell'ultimo quarto sull'entrata in cui Omar Cook sbaglia il più incredibile dei sottomano per il meno 2 scendono i titoli di coda. Cade quel minimo di fiducia che ci aveva portato fino a lì e si innesca la miccia finale che esplode all'espulsione di Gallinari.

Il migliore: tutti pessimi dicevo ma vale la pena dire che i minuti di Melli sono stati positivi. Riparte in quintetto dopo Sassari e 2 dei miseri 9 punti del primo quarto sono suoi, ritorna nei minuti finali dove si segnala per un bel canestro segnato in finta, palleggio, arresto e tiro.

Antonis presente: le diagnosi dopo l'infortunio a Sassari sembravano più fosche ma alla fine Fotsis è in panchina e anche in campo dove fa bene per essere un recente infortunato anche se va detto che lo 0/2 da 3 consecutivo è uno dei momenti che tagliano le gambe ai nostri tentativi di rimonta.

Per gentile concessione di Turkish Airlines? Il suicidio è tutto e solo nostro ma sommando Bertomeu presente in tribuna, le Final 4 ad Instambul e il fatto che nessuna delle tre turche in gara sembra al momento veramente irresistibile ci piace fare un po' di dietrologia.
E dire che se ce ne fosse bisogno ma anche se non ce ne fosse bisogno - come stasera - un occhio di riguardo per le squadre con la mezzaluna non è un concetto sconosciuto alla classe arbitrale.

Sull'Efes: se avesse giocato una partita minimamente decente avrebbe dovuto darcene dai 20 in su. Invece statisticamente è migliore solo ai liberi, a partire forte e poi a cavalcare le vena di Barac che segna punti decisivi mandando anche Bourousis dietro alla lavagna dei cattivi nonostante il suo top di valutazione. Kinsey più importante di Vujacic ma in generale squadra ben lontana da poter aspirare al trionfo finale, anche nel caso fosse sospinta a mani aperte lungo il percorso.

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