Essere la storia, anche quella più crudele


E' stata una stagione intensa.

Molto più intensa delle ultime due e non è una questione di protagonisti, esiti od obbiettivi: è che il decidere di riaprire il sito cambia l'occhio anche se non cambia effettivamente la posizione.
Aggiunge la questione della giusta distanza.

Chi ha visto il bel film omonimo di Mazzacurati sa di cosa sto parlando. Io non faccio il giornalista e questa non è una testata giornalistica registrata ai sensi della legge.
Ma in senso lato, parafrasando il discorso di Bentivoglio, se chi scrive si perde nell'emozione è fritto.

E io dopo una stagione intensa mi sono un po' perso nelle emozioni senza avere qualcosa di sensato da scrivere. 
Nel senso che mi sembrava che tutto e allo stesso tempo niente fosse interessante da lasciare per iscritto soprattutto per una chiusa alla stagione stessa.
Ho seguito quindi il consiglio di Duccio Patané, uno dei maggiori filosofi contemporanei e per un po' ho chiuso Ioelolimpia.com a riccio in attesa di una chiave di scrittura finale.

Che è arrivata quando è arrivata la notizia spiacevole della morte cestistica di Teramo, di Treviso e della Fortitudo Bologna. Tutte e tre, come altre prima di loro, parte in varie misure della storia cestistica italiana e tutte e tre arrivate a una fine, più o meno annunciata, più o meno "ingiusta", più o meno rimediabile.
Non voglio commentare nello specifico il fatto che rappresenta solo lo spunto per la riflessione conclusiva che cercavo.

Pensavo che a fare parte della storia del basket italiano sono in tanti per fortuna. 
Tanti e ognuno con il proprio capitolo più o meno corposo ma comunque importante. Perché una storia con pochi protagonisti dura poco e alla lunga sa di poco.
Sono tanti quelli che meritano i complimenti per essere parte della storia con le loro vittorie, i loro record, le loro scalate, i loro miracoli.
Ho pensato al fatto che gli scudetti di Treviso e Fortitudo sono più freschi dei nostri, ho pensato alla distanza quasi smisurata che abbiamo vissuto, poco tempo fa, tra i loro progetti e i loro campioni e i nostri.

Ho pensato a quante nostre sconfitte hanno fatto la storia di altri, ho pensato a quanti ci hanno superato e sono sembrati sparire all'orizzonte mentre arrancavamo. Ho ripensato a quando siamo stati sull'orlo dell'abisso e siamo rimasti al di qua giusto per un pelo.
Ho pensato a quante volte ho letto di come e quanto il meglio ci fosse lontano.

Ho pensato a tutto questo e ho concluso che sono in tanti a fare la storia ma solo noi siamo la storia, anche quella più crudele delle sconfitte. 
Perché siamo noi quelli che volete battere e quelli che effettivamente battete, oggi come ieri. 

Ma voi cambiate e noi siamo sempre quelli. Voi siete l'Ignis, siete Cantù, siete la Scavolini, siete Bologna bianconera o biancoblu, siete Caserta, Treviso e pure Teramo, siete Siena naturalmente. 

Ma noi siamo sempre l'Olimpia. Dal 1936 orgoglio di Milano.


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