Scrivendo un bel tacere


Essendo che un bel tacere non fu mai scritto è impresa difficile.
Ma proviamoci...

Partiamo da una decimazione al contrario. Ovvero non ne ammazziamo uno su dieci ma ne salviamo uno su dieci.

Il nome del sopravvissuto è Niccolò Melli, tanto per dire che almeno uno che, quantomeno per atteggiamento, non abbia deluso anche gli affetti più ciechi e stretti e fatto vergognare anche gli avi defunti più remoti c'è.

Poi visto che in panchina eravamo una ventina in tutto, salviamo pure Jacopo Giachetti..
Ma appunto, lo facciamo più che altro per artificio retorico...

Il resto va tutto in un blob informe e indefinibile in cui l'unica cosa chiara e distinta (a parte l'essere un blob ributtante...) è che non ci credeva nessuno. Anzi direi che nessuno coltivava anche inconsciamente una minima speranza come ben si evince nel passare dal -4 del 23' al -28 finale in appunto 17'.
E se non ci credono loro cosa mi metto a sezionare io perché, se, dove, come e quando bisognerebbe invece crederci...

Magari convinzione, orgoglio, fame, ambizione, amor proprio e tutto quello che si vuole sono rimasti in un bagaglio rimasto incastrato nella sbarra del casello di Melegnano e stanotte, sulla via del ritorno, basterà fare tappa in un Punto Blu per ritrovare il tutto.

Che ci facciano sapere prima di mercoledì in ogni caso. 
Così se invece è un fastidio giocarla questa finale anche noi magari ci leviamo il pensiero, togliamo il disturbo e facciamo altro... 

Chessò, il punto croce o le confetture di mele cotogne...
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