Diciamo no alla pesca di frodo


E diciamo si alla finale nel giorno in cui ci lasciò Tullio Lauro.

Diciamo no all'ultimo quarto scorfanesco che si erge a più grande spettacolo di ciapanò della stagione e diciamo si a una prova vincente anche se con tanta fatica e tanti affanni, non del tutto giustificabili anche se contestualizzabili.

Ci terrei a dire che in ogni caso la serie con Pesaro, nel bene e nel male, non ci dica granché su quello che potrebbe essere la sfida con Siena.

Perché tecnicamente e come roster la Scavolini è lontanissima da Siena, non necessariamente perché molto più debole ma perché  appunto diversa.
Una diversità che la stessa Siena ha patito in campionato con una sconfitta e una gara combattuta fino alla fine.

Gli unici giocatori paragonabili sono Hickman e McCalebb ma per il resto in ogni ruolo del quintetto troviamo giocatori opposti per caratteristiche e punti di forza e debolezza. La marcatura di Jones ci dice poco sulla marcatura di Stonerook, i problemi dati da Hackett non sono i problemi dati da Kaukenas, Moss e Thornton non sono White.

La serie di Melli

Se c'era bisogno di una ulteriore conferma, l'abbiamo avuta. Questa è stata la serie di Niccolò Melli sotto una chiave di interpretazione forse imprevista anche per lui stesso.
Ovvero difesa, difesa e ancora difesa. Poi rimbalzi, rimbalzi e ancora rimbalzi.
Poi alla fine, proprio come ciliegina sulla torta, si guarda il canestro: la sospensione che segna ieri è di gran classe e gran difficoltà e il 10 su 11 ai liberi complessivo è grande personalità.

Gentile e ben educato

Partita importante per Gentile e non solo perché è suo l'unico canestro che segnamo dal campo nell'ultimo quarto.

Non facciamo caso al blooper della palla che gli scivola sul tiro da tre: partita importante per personalità e coraggio di alcune scelte in momenti topici e due episodi di grande fairplay da segnalare. 
Aiuta White a rialzarsi a partita in corso e quando nei secondi finali va da Scariolo a dirgli di non protestare perché aveva toccato lui il pallone uscito. 

Che giochi lui i finali e non un Mancinelli comunque positivo in avvio di partita, è un segnale importante per il futuro.

The Antonis that we used to know

Dopo le critiche di gara 3 solo lodi per la serata da 17+6 rimbalzi e, sul piano qualitativo, chiaro MVP di giornata.
Nel terzo quarto siccome stava uccidendo la partita gli fischiano 3 falli in 7 minuti in ossequio al nuovo Manuale Chiabotti per rendere le partite più interessanti.

Fuori dalle secche adriatiche

Dopo il disastro di gara 3, Hairston ritorna ad essere utile in gara 4, anche se lontano dalle sue prestazioni più memorabili.
Manca negli highlights il contropiede magistrale in tre passaggi che chiude di sinistro servito da Cook.

Centri di gravità

Poca roba da Bourousis che Scariolo ci fa sapere con problemi fisici. 
Radosevic fa buone cose in attacco (grande alley hoop concluso sull'unica cosa buona di Bremer) ma polleggia mostruosamente sugli aiuti difensivi concedendo gloria pure a Lydeka.
Deve studiare molto di più i minuti di Mason Rocca che oggi ci regala anche la prima schiacciata della stagione.

Su Pesaro

E' curioso pensare che fra gli oltre 9000 di gara 4 ci potessero essere anche quelli che a inizio stagione recapitarono una testa di maiale (però "ironica"...) a Dalmonte.

La Scavolini chiude una stagione estremamente positiva in cui affronta per ben 16 volte Cantù, Milano e Siena ovvero le tre di Eurolega e chiude con un bilancio complessivo del 50% (5-3 con Cantù, 2-4 con Milano, 1-1 con Siena) a riprova di una grande qualità di fondo e di un assetto "sbarazzino" capace di dar fastidio a compagini strutturalmente più quadrate.

Loderei oggi anche la scelta di aver abbandonato anni fa la filosofia Fort Apache del vecchio Palas e aver costruito l'Adriatic Arena, regalando oggi una serie di playoff con affluenze degne del campionato spagnolo. Scelta che nel passato pagarono anche sul piano dei risultati ma che rappresenta il giusto approccio per un vero campionato di vertice.

(Tra parentesi noto profluvi di elogi per Cantù per essere andati a giocare a Desio e mistificazioni per cui sarebbero vittime "costrette" a giocare al Pianella.... 
Palle caracalle: questi giocano al Pianella perché gli consente di inscenare gazzarre come quelle di gara 5 contro Pesaro che qualche volta non funzionano ma altre si.
Il PalaDesio sono quasi 20 anni che sarebbe a disposizione ma l'hanno "scoperto" solo quando obbligati dall'Eurolega)

L'ultima partita della Scavolini ribadisce la qualità del quintetto (in cui oggi si segnala un solidissimo Cusin) e la pochezza della panchina dove Cavaliero ritorna nelle righe dopo l'exploit di gara 3.

Questione Hackett

Dall'inizio della serie ma direi ancora dai tempi di Treviso sto cercando di farmi una valutazione di Daniel Hackett e della sua effettiva forza al di la del fatto che sia il personaggio cestistico italiano attualmente più "interessante".

Devo dire che ad oggi sono ancora dubbioso. Nel senso che è un giocatore di grande personalità, di grande grinta e cuore, con vocazione da leader e dedito a tutti gli aspetti del gioco. Però...

Ho letto paragoni con Sconochini ma, sebbene Hackett sia sicuramente un atleta, mi sembra lontano dalla fisicità strabordante dell'Hugo dei tempi belli. 
Non essendo un tiratore basa la sua pericolosità offensiva sull'attaccare il canestro in penetrazione o spalle a canestro con soluzioni appunto di fisico, spesso efficaci ma che più di una volta lo portano ad incartarsi, sebbene sia anche bravo a scaricare sul perimetro.

Riassumendo mi sembra sempre un grande giocatore da college ovvero di ambiti dove l'energia a 360° è il prerequisito per emergere. 
Pare che sia seguito anche dalla Spagna: ecco sarei curioso di verificare se, quando non è il giovane nazionale Hackett e la sua energia sui due lati del campo potrebbe anche essere interpretata come oltre i limiti del fallo, rimane un giocatore di impatto o emergono dei limiti tecnici.

Ad esempio ieri tanta quantità, tanta personalità nel prendersi responsabilità ma il tabellino finale dice 4 su 15 dal campo e 50%, sanguinoso nel finale, dalla lunetta.

Misery loves company 

Un caro, caro saluto ai canturini che attraversano la penisola per andare a tifare per quelli che li hanno eliminati dai playoff, che forse non gli consentiranno di andare ancora in Eurolega e di certo non gli hanno aumentato la possibilità di trovare sponsor particolarmente ambiziosi e danarosi. 

E un caro saluto anche ai pesaresi che si beano della compagnia di quelli che a colpi di sputi, fischietti e bottigliette tirate in campo e disturbi vari hanno tentato di impedirgli di vincere gara 5 al Pianella. E' bello questo convivio di menti eccelse che si ritrova unito nell'odio per Milano.

Per cementare ulteriormente la bella amicizia consiglio loro l'attività che faceva coraggio ai giovani Giorgio e Piero in attesa del nano Gurth.
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