Fegato alla veneziana


Titolo da intendersi in due accezioni: il fegato da mangiarsi poteva essere il nostro per una possibile sconfitta inopinata e molto suicida. Il fegato è anche quello della Reyer, brava a sfiorare l'impresa con un match coraggioso, pungolato anche dal solito e stucchevole protagonismo di Fabio Facchini, il peggior arbitro italiano.

Dagli al polacco

Che Szymon Szewczyk sia un giocatore volitivo ma tendenzialmente sempre scomposto e quindi propenso alla fallosità l'ho sempre pensato.
Ma c'è differenza notevole tra la sanzione e la persecuzione: i due falli più tecnico che Facchini gli rifila in meno di 2 minuti sanno di persecuzione.

Anche perché partono da un fallo in attacco su Melli dove Melli lo anticipa nettamente e intercetta il passaggio che gli era destinato: quale è stato l'agire falloso di Szewczyk che gli ha dato vantaggio specifico?
Poi come spesso accade quando Facchini parte per la tangente, il seguito della direzione anche degli altri due arbitri diventa confuso e contraddittorio. 

Le disparità nel tabellino finale fanno gioco alle rimostranze di Mazzon sull'ultimo quarto ma come notazione tecnica i falli per Milano arrivano quasi tutti sugli extrapossessi dei nostri rimbalzi offensivi. Ovvero io non ho visto una disparità di metro per cui a Milano bastava puntare a canestro per ottenere viaggi in lunetta mentre le stesse incursioni granata non venivano premiate.

Economy Run prematuro

Milano ha il grosso torto di mettersi in folle troppo presto, forte di 3 quarti di gara in cui le bastano alcune accelerate per tenere la testa in maniera agevole.
Ma non si poteva pensare di arrivare al traguardo di puro abbrivio, aggiungendo a una difesa individuale spesso rilassata anche qualche sperimentazione di troppo nei quintetti proposti.

Non si poteva perché Venezia non smetteva di pedalare e soprattutto trovava un Clark significativo dopo 4 precedenti anonimi: le sue bombe, un po' coraggiose e un po' fortunose insieme alla fiammata di Bowers unite a un Young, pericolo costante, animano i 15 minuti finali della Reyer che passa da -8 del 25' al +2 del 31'

Bello e prezioso

E' il Fotsis di questa sera che mette il punto esclamativo con i 16 di valutazione del quarto finale dove i suoi 8 rimbalzi sui 13 complessivi sono oro colato per una Milano dalla mano un po' fredda e un po' tremolante.

Bello ma nervoso

Ripresosi ma non del tutto dalla febbre di venerdì Bourousis viaggia a un punto al minuto, dominando la prima frazione. Ma le gambe sembrano cedergli alla distanza e soprattutto sembra preda di astratti furori per i quali entra in polemica con Cook (anche lui nervoso e non del tutto convincente) e, all'apparenza, con l'intero mondo.

Belli? Dipende dalle angolature

Come già in gara 1 i tabellini di Gentile e Mancinelli sono più belli dell'impressione che lasciano dal vivo. Non che non facciano anche cose che pesano in positivo sul risultato finale: il problema è che fanno o non fanno anche cose che finiscono a pesare sul piatto della bilancia orogranata e non biancorossa.

Si parla di scelte ed esecuzioni offensive ma soprattutto di atteggiamento e attenzione difensivi, che nei play off sono un prerequisito e non una gradita aggiunta.
Ragionamento che vale, in modo molto più circostanziato, anche per Hairston, offensivamente sontuoso ma messo in difficoltà nella sua metà campo da un ottimo Young.

Peggio comunque Mancinelli, che non ha la scusante della gioventù e l'aggravante di aver portato il suo amichetto Sdeng Belinelli al Forum.

Non bello, meraviglioso

Chiamiamolo Fort Mason, l'ultima Rocca-forte inespugnabile: come a Belgrado esegue glacialmente i due liberi che valgono il pareggio.
Sette punti di quelli che non si contano ma si pesano.

I desaparecidos

Giachetti, Dentmon, Radosevic, Melli: tra tutti un bel frullato di quasi nulla dove Niccolò è giusto il meno censurabile

Verso gara tre

Non credo che questa gara cambi significativamente gli orizzonti della serie.
Nel senso che i vantaggi di Milano sono chiari, i mismatch evidenti. Evidente è anche che dobbiamo essere noi per primi a non dare scintille sfruttabili a Venezia giocando con sufficienza.

Perché la Reyer ha dimostrato che, anche a fronte di tutte le inferiorità, può giocarsela all'arma bianca avendo giocatori come Clark, Young, Bowers e Slay che potenziali miracoli li hanno in repertorio.

Si tratterà dunque di imporre la scienza sapendo che le imprese di fantascienza, se volute, possono realizzarsi.
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