Occhio non vede ma cuore ne gode


Non ho visto le ultime due vittorie dell'Olimpia contro Roma e Teramo ma possiamo proprio dire che se occhio non vede cuore ne gode perché da tabellini, cronache e highlights appare una squadra in forma e in ritmo, ancora in corsa per il secondo posto.

Assodato che non ho da parlare di basket giocato e nemmeno impressioni da condividere sul nuovo arrivato Justin Dentmon dedico questo articolo a sfruculiare un po' di aspetti collaterali.

Gli sfruttati di Teramo

Dopo Avellino anche da Teramo giunge, alla vigilia del match con Milano, l'ufficializzazione di un ennesimo successo della strategia del chiagni e fotti.
Ovvero anche Teramo si salva grazie ai giocatori che non vengono pagati da 5 mesi ovvero giocatori che evidentemente non poteva permettersi se a due giornate dalla fine del campionato praticamente li ha pagati la metà del dovuto.

Non voglio fare banalizzazioni o populismo alla vigilia del Primo Maggio ma anche un giocatore professionista è un lavoratore precario per quanto privilegiato. Non prendere uno stipendio, liberamente pattuito, per più della metà della durata del contratto firmato è sfruttamento. 
Leggo che a Milano Bruno Cerella si è fatto male e pare pure seriamente al ginocchio. Non pagato e infortunato: è concettualmente diverso da un muratore in nero, pagato quando capita che si fa male in qualche cantiere edile?
Quanti altri giocatori di Teramo sono alla Tercas sulla base della promessa di 100 virtuali rinunciando magari a 40 reali di altre squadre?

In tutto questo il patron di Teramo Pellecchia continua a procrastinare chiedendo pazienza. Peccato che a quanto pare, Teramo, retrocessa l'anno scorso, avesse fior di debiti pregressi e non fosse quindi in grado, in primis, di pagare i 500.000€ per la permanenza in A (e infatti li ha pagati in ritardo aprendo al ricorso di Venezia e al campionato a 17 squadre...) e in secundis di partecipare a questo campionato...

Pellecchia in combutta con il sindaco di Teramo è anche quello che montò una polemica pretestuosa contro Armani a partire da una intervista a Bertomeu che diceva una cosa innegabile (che riprenderemo più sotto...) ovvero che, se la Serie A diventa un campionato di soli paesi, se sei un marchio globale diventa quanto meno poco appetibile.
Rileggetela per trovare il trionfo del cenerentolismo spocchioso che sta ammazzando il basket italiano...

A chi l'avesse persa segnalo la bella intervista di Stefano Valenti a Marco Atripaldi, GM di Biella in cui si spiega che c'è un modo per fare basket ad alto livello anche in situazioni difficili. Ma ci vuole un etica che non appartiene a tutti, sicuramente non a certi personaggi pronti a farsi belli del lavoro altrui che non pagano...

Oggi quindi lo dico io e non lo dice Armani, però si, la Milano di Armani non ha nessun interesse a giocare a Teramo o ad Avellino o in qualsiasi altra "splendida realtà provinciale" che tira a campare con sotterfugi, magheggi e sfruttamenti. 
Non c'è nessuna legge che impone a Teramo di indebitarsi per fare la Serie A se non è in grado, non c'è nessun diritto inalienabile al basket di vertice per i cittadini di Teramo che giustifica ogni acrobazia gestionale.

La Milano di Armani ha invece sommo piacere nel giocare ed eventualmente perdere se se lo merita a Biella, Casale, Cantù, Varese, etc. etc. ovvero le vere splendide realtà di provincia che spendono quello che possono realmente, non quello che promettono senza nessuna intenzione di onorarlo.

Se sparisse anche Roma

Proprio contro Teramo in casa Roma ha perso ogni reale residua speranza di playoff. Poi ha perso nettamente con noi, affondando definitivamente contro Casale.
Da una parte la Virtus aveva il potenziale che in casa le ha fatto battere sia Cantù che Siena, dall'altra ha avuto la consueta volatilità mai domata da tecnici e società: da lontano ho trovato incomprensibili i balletti per cui prima chiedevano ai giocatori (Dedovic prima, Tucker poi) di trovare altre destinazioni e poi li stoppavano a cose fatte...

E' il secondo anno in cui Roma rimane fuori dai playoff ma il problema vero è l'ormai definito e definitivo disimpegno di Claudio Toti con paventata sparizione del basket capitolino dalla serie A.

Volevo farvi notare una cosa: quest'anno nelle 17 squadre del massimo campionato italiano erano rappresentate solo 5 delle prime 50 città italiane per numero di abitanti, 6 se si considera Ancona come casa di Montegranaro; 3 sole se si considerano le prime 10.

Se consideriamo le province sempre per numero di abitanti solo 2 delle prime 10 province italiane sono rappresentate, 7 se consideriamo le prime 20, 11 se consideriamo le prime 50 province.
Per fare un paragone nella Serie A di calcio sono rappresentati 9 dei primi 10 comuni,  11 dei primi 20, 16 dei primi 50 su 20 squadre iscritte.

Ovvero se parliamo di potenziale bacino d'utenza la Serie A di basket è già debole, è scarsamente presente nei mercati più grandi e importanti ovvero tutto il contrario della logica su cui prospera l'NBA.
Togliamo Roma e perdiamo di colpo tutta la copertura e l'interesse diretto dei media che gravitano su Roma a partire forse dalla Rai stessa...

Prendiamo adesso ad esempio Cantù che in maniera inaspettata ha perso lo sponsor Bennet e deve trovarne uno nuovo: che visibilità può offrirgli in Italia se non farà l'Eurolega? Per quanto l'abbinamento possa essere sportivamente vincente sarà un marchio che non "andrà" a Torino, a Genova, a Napoli, a Palermo, etc.
Se non va nemmeno a Roma quale valore ha? Ha un valore top? 
Quanto vale l'esposizione solo ad Ancona piuttosto che a Caserta? Ha senso dare soldi a Cantù invece di metterli nel volley una volta confrontati i numeri?

La selling proposition di Cantù a uno sponsor potrebbe essere "Società di grande tradizione, espressione di un piccolo comune, forte di grande radicamento sul territorio e passione costante benché sostanzialmente non passibile di ulteriore crescita".
Tolta la grande tradizione la possiamo riciclare per l'80% delle altre squadre del campionato. Togli il Monte Dei Paschi e la puoi usare anche per Siena.

C'è chi è convinto che comunque Cantù contro Siena in televisione interessi anche agli appassionati "orfani" a Torino o a Reggio Calabria piuttosto che a Genova. 
Ma io mi chiedo, in assenza della "mia" squadra perché dovrei preferire questa partita a un qualsiasi San Antonio - Dallas o Milwaukee - Toronto? Perché dovrei appassionarmi al campionato italiano che mi è distante e non all'NBA che è più distante ma meglio fruibile a distanza, meglio promossa e venduta, più "divertente"?

Se il campionato italiano perde anche Roma e diventa ufficialmente il campionato dei paesi non credo possa avere possibilità di rilancio e rischia davvero di diventare davvero uno sport "minore" che non attirerà più investimenti importanti per continua erosione di visibilità e interesse. 
Soprattutto perché per realtà come Milano o Siena, forse anche Bologna e Pesaro diventerebbe ad un certo punto più appetibile e sensato dedicarsi solo a una competizione europea allargata come ad esempio fa il Maccabi con la Lega Adriatica.

Gli autogol di Proli

Credo che non ci siano tifosi dell'Olimpia dotati di adeguata comprensione e conoscenza della materia cestistica in senso lato che possano dirsi entusiasticamente proliani. Ma forse nemmeno moderatamente proliani...

Livio Proli, meglio conosciuto come Johnny Ganassa, nei suoi 4 anni da plenipotenziario su mandato di sua maestà Giorgio Armani ha, più spesso che volentieri, lasciato perplessi nel suo modus operandi et loquendi. Però opinare sul suo operato valeva farsi subito appioppare dal suddetto Johnny Ganassa la patente congiunta di milordino e imborghesito.

Quest'anno sembrava destinato a un ruolo più silente, con Scariolo che prendeva il palcoscenico lancia in resta su quelle che, un po' per evidenza e un po' per convenienza, gli apparivano come le storture del basket italiano. 
Ma il nostro Johnny Ganassa soffriva a rimanere lontano dalle prime pagine e recentemente ci serviva una intervista calda calda con la quale in un attimo rendeva facilmente sputtanabile la crociata del Don Sergio ritornante.

Perché Scariolo se parla (a torto o ragione, strumentalmente o per chiara evidenza, nel ragionamento poco centra..) di aria rancida nel basket italiano lo fa come uno che vi ritorna dopo svariati anni all'estero nei quali non può certo aver contribuito allo sfascio del sistema. 

Proli che invece si fa  mosca cocchiera delle dichiarazioni donsergiesche apre subito il fianco alla critica nella battaglia retorica.
Perché non puoi criticare il predominio politico di Siena dopo averle delegato per anni il tuo voto e quindi il tuo potere in sede di noioserrime ma imprescindibili beghe in Legabasket: sei uno che cede il bastone e poi si lamenta di prender bastonate...

Ma purtroppo qui si sconta il peccato originario di Johnny Ganassa ovvero la sua convinzione di essere talmente figo che la gestione dell'Olimpia la può fare con la mano sinistra nei momenti liberi e farla sicuramente meglio di qualcuno che invece operi full time e con una estrazione professionale più addentro allo specifico dello sport.

L'uscita improvvida di Proli fa si che Meneghin possa rispondere istituzionalmente e facilmente, svicolando e senza addentrarsi sui punti cruciali tipo questa:

Quattro anni e mezzo al timone della Fip: non ci dica che non ha visto cose sbagliate nella federazione.
«Una su tutte: la politicizzazione e il subbuglio degli arbitri. Non sto dando ragione a Proli: parlo delle loro beghe interne, non me le aspettavo e non mi vanno giù».

Ovvero gli arbitri sono evidentemente divisi in camarille, lo dice Meneghin stesso. E che faranno mai queste camarille arbitrali per acquisire più potere l'una sull'altra, esaltando i propri affiliati rispetto a quelli della parte avversa?
Non basta dire che in ogni caso non bisogna preoccuparsi perché "non fanno complotti come sostiene Proli" per chiudere la questione: siccome un arbitro diventa più importante arbitrando sempre più partite importanti come finali playoff etc. ci sarebbe da essere sicuri che in serie A non stia succedendo quello che la mai troppo pubblicizzata anzi minimizzata questione Baskettopoli ha fatto emergere nelle serie minori.

Ovvero che gli arbitri che facevano carriera erano quelli che eccellevano nel favorire la squadra X rispetto a quella Y sulla base delle indicazioni che arrivavano proprio da quelli incaricati di valutarli con imparzialità. 
Tutti pronti a mettere la mano sul fuoco che tutto questo non abbia mai toccato o coinvolto il primo campionato nazionale?

Insomma ci sarebbe tanta carne al fuoco se si volesse cuocerla ma, come riassume bene in questo articolo Enrico Campana, l'impressione è che nessuna delle parti in causa, a partire dagli stessi Scariolo e Proli abbia l'intenzione di portare la battaglia o il doveroso accertamento dei fatti fino in fondo.
Che è un peccato alla fine: perché dichiarare guerra per poi non combatterla fino in fondo?
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