Assassinati a sassate da Sassari


Con un carpiato gamberesco Milano cancella tutto quanto di buono fatto nelle tre precedenti uscite post Bremer.
Alla vigilia delle Final 8 una summa perfetta e sgradita di tutto quello che può non funzionare anche con questo organico.

Se volete la scorciatoia sappiate che naturalmente abbiamo perso il terzo quarto senza segnare nemmeno una volta da tre...

Su Sassari

Innanzitutto un plauso al perfect game di Sassari che fa una cosa che sembra essere diventata misteriosa e non considerata quando si tratta di vincere le partite.

Ovvero fa canestro, gioca per fare canestro, esegue per attaccare il canestro. Non solo con un Hosley immarcabilmente in the zone ma con tutti i suoi giocatori che anche quando sbagliano non sembrano spaventati da quello strano centrino appeso a 305cm da terra.

Tatticamente vince con la scelta di rinunciare a un pur positivo Easley nell'ultimo quarto. Con 5 esterni libera l'area di Milano e la espone a penetrazioni mai coperte da un aiuto e a backdoor mai intercettati.

Vittoria meritata e di prestigio da aggiungere a quelle su Pesaro e Cantù. Naturalmente senza Travis Diener come all'andata: sono ormai certo che per me rimarrà come l'araba fenice...

Pannicelli caldi per Drew Nicholas

Le cure non drastiche stanno, come temuto, lasciando il tempo che trovano.
Esattamente come dopo lo spostamento tattico fuori dal quintetto, anche l'arrivo di Bremer ha un effetto solo temporaneo: un paio di partite che ottimisticamente si potevano interpretare come segnali di rinascita e poi la ricaduta netta nel baratro, prima con l'Unics e oggi con Sassari.

Oggi prende tre tiri comodi da 3, li sbaglia tutti e quindi il 4° tiro preso è invece il solito scarico maldestro e fuori tempo a un compagno non certo libero e non certo meglio piazzato.

C'è poco ormai da questionare o analizzare: le Final 8 sono davvero l'ultima chiamata per un giocatore ormai disperso i cui picchi non sono più i 20 ma i 12/13 punti e la normalità sono le partite anonime e deboli come quella di ieri. Cosa ti dovrebbe dare una guardia titolare anche quando non entra il tiro da 3 lo si vede invece dalla partita del suo dirimpettaio Drake Diener...

Il lato oscuro di Ernesto

Ieri abbiamo rivisto quel basket programmaticamente impoverito e banalizzato che ci ha angustiato per tutto il triennio bucchiano. Per gran parte del secondo tempo il nostro gioco offensivo si è ridotto alle iniziative del portatore di palla, coinvolgendo al massimo un bloccante e lasciando tre inutili statuine a contorno.

I giochi a due tra Bremer e Rocca sono stati importanti in tutte le recenti vittorie ma se diventano, come con Sassari, l'unico spartito, il nostro destino è segnato in negativo. Troppi i 17 tiri di Bremer a prescindere dalla sua efficacia, troppi gli 8 di Rocca che lotta ma non al meglio: i due rimbalzi consecutivi che Metreveli gli strappa a inizio partita sono indicativi di una partita alla fine sottotono nonostante la consuete energia.

Salvati, sommersi e dimenticati

Insieme a un Gentile un po' arruffone ma comunque attivo, Bremer sta dalle parti della sufficienza mentre affonda un Cook apparso mentalmente appesantito, in dialogo costante ma infruttuoso con la panchina.
Disastroso Giachetti che fallisce malamente l'occasione per riguadagnare visibilità e minutaggio, invisibile Melli che conferma la preoccupante tendenza alla mollezza di base.

Un discorso a parte per Mancinelli che esce per infortunio: probabilmente sarebbe servito nel finale  per un quintetto in cui spendevi Fotsis da centro contro Vanuzzo e lui da 4 ma dire che ti è mancato per marcare Hosley è wishful thinking visti i 6 punti che comunque subisce nel 1° quarto.
A parte anche il ragionamento su Hairston che con un paio di zompi testimonia che il fisico già c'è mentre manca, inevitabilmente ma molto, il ritmo partita.

I dimenticati sono invece Fotsis e Bourousis che sicuramente ci mettono del loro nel passare sottotraccia ma allo stesso tempo sembrano vittime della scelta di rinunciare a un nostro gioco per adeguarsi a quello dell'avversario.

Aggiungere confusione alla sottovalutazione

Perdere contro Sassari provoca stranamente uno scarico automatico di reponsabilità dei coach sconfitti. E' capitato a Trinchieri con Cantù ( i famosi giocatori che gli avevano rotto i cabasisi...), ricapita con Scariolo e Milano (le responsabilità che si prende ma non sente sue...).

Diciamo che entrambi ciurlano abbondantemente nel manico. Perché se parti sottovalutando Sassari tu allenatore sei il primo colpevole per non aver trasmesso messaggi opposti ai giocatori.
Per quello che ci riguarda poi, come già gli è capitato altre volte, Scariolo non riesce a dare un contributo di lucidità in corso d'opera. Soprattutto confrontandosi con tante scelte possibili.

L'utilizzo di Giachetti, Melli ma anche di Hairston è sembrato scaramantico-cabalistico ("Ehi, mi pare che  questi erano in campo in qualche vittoria, proviamoli...") piuttosto che inseribile in un qualche ragionamento.

Si adegua alle scelte di Sassari ma il nostro quintetto piccolo è desueto e confusionario soprattutto difensivamente. Per adeguarsi si dimentica come già detto dei due greci e si rifugia nella scorciatoia bucchiana del play deus ex machina.

Brutta gestione insomma che mi ha ricordato una cosa già notata con la Spagna: tanta enfasi sul coinvolgere sempre i due Gasol, tanta letteratura sul post basso e poi quando le cose si complicavano briglie sciolte a Navarro che facendo "ammuina" la portava a casa...
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