30 dicembre, San Jacopo da Livorno


Qualcuno che non ebbe la "fortuna" di essere presente potrebbe chiedersi come fu possibile la famosa sconfitta casalinga con Avellino nel 2005-2006, quella del -27 con una squadra che chiuse la stagione penultima.

Grazie alla partita di stasera ve lo possiamo spiegare anche a distanza di anni. Prendete il cocktail di mollezza, supponenza, conigliaggine, distrazione e confusione messo in campo per 30' dall'Olimpia ancora una volta contro Avellino, aggiungete altri 10' di cottura e shakerate il tutto con una cucchiaiata di Montecchia e una bella spruzzata di Bulleri.

La ricetta sembrava pronta per essere replicata per chiudere il 2011 con una bella indigestione di bile. 
Ma ecco irrompere nella cucina, novello Ratatouille, cuoco improbabile alla vigilia ma trionfante alla fine, Fra' Jacopo da Livorno che dopo i primi segni di santità a Casale stasera assurge direttamente alla venerazione dei fedeli con l'hero effort vincente.

Negli ultimi 11' minuti della partita segna 17 punti, è sua la bomba del primo pareggio, supportato da 10 punti in 2 minuti di Mancinelli ma soprattutto sono suoi i 6 punti che rispondono allo show di Dean che aveva riportato in vantaggio gli irpini.

Lode a San Jacopo Giachetti da Livorno, petizione per dedicargli il 30 dicembre nel catalogo degli uomini vicini al Signore.

Malo, malo, malo

Diciamolo, amici: il peggiore di stasera Don Sergio Scariolo.
Mi sa che il più down dopo l'up belgradese è proprio lui che 4 giorni dopo Cantù ci ripropone una squadra altrettanto molle e senza nerbo.

Gli va di culo, rimescolando un po' a caso i quintetti, di trovarne uno con il match winner più improbabile (visti i fastidi fisici annunciati alla vigilia) in contemporanea a 2 minuti stellari di un Mancinelli fino a li dannoso e irritante e in collaborazione con un Cook solido alla resa dei conti finale.

Trovata la mano vincente si dimentica del piano partita se mai ce ne era stato uno: Fotsis ma soprattutto Bourousis che  ci avevano tenuti vagamente a galla non vedono più il campo come se ad un certo punto lo scopo fosse non interrompere il flusso positivo, per quanto fosse improbabile la sua origine.

Pessima la zona del primo tempo, bucata facilmente e incapace di controllare i rimbalzi: Avellino ci ha graziato in quel frangente con errori non procurati.

Poco mi ha convinto anche il timeout sull'84-80, palla persa da Dean e rimessa per noi con 23" da giocare. 
I biancoverdi stavano già andando tutti nella propria metà campo senza voler pressare e gli abbiamo invece dato modo di riorganizzarsi solo per mettere Gentile al posto di Rocca.
L'abbiamo pagata con altri 5 minuti di patemi grazie a 3 avemarie vincenti di Slay e Green a ribattere ai nostri tiri liberi.

Eseguire stòcazzo

Ad un certo punto della partita ho avuto il timore di essere di fronte all'ennesimo switch off della stagione, quel momento in cui capisci che saranno altre domeniche di perdita di tempo.

Era il momento in cui vedevo i nostri giocatori che eseguivano gli schemi come se timbrassero il cartellino: blocco... fatto, taglio... fatto, passaggio... fatto.
Tutto accettabile tranne il mancato desiderio del risultato finale, fare canestro e quindi magari vincere.

Di fronte al nostro atteggiamento impiegatizio mi sono venute in mente le considerazioni di Franz nell'ultimo Fosforo: partito Gallinari chi ha la formula di fame e talento per portarci davvero a qualche traguardo importante? Forse Mago Malik ma oggi siede in panchina con il tendine in riparazione...

Poi è intervenuto il culo di Scariolo o il valore intrinseco della squadra che forse non avrà 12 giocatori di livello ma per fortuna ne ha qualcuno di ruspante orgoglio.

Nella casa del padre

Alessandro Gentile debutta nel palazzo che ha visto i migliori successi italiani di papà Nando.
Debutto con qualche luce e qualche ombra. Delle seconde la più preoccupante mi sembra il tiro dalla distanza: tira male nel senso che ha proprio una brutta meccanica, con una specie di scattino nella dinamica del movimento che ricorda sinistramente quello che fa Rocca quando tira i liberi

Su Avellino

Complimenti a loro che giocano con grande "leggerezza", senza timori e scimmie e alla fine cedono solo per consunzione non avendo la profondità sufficiente ad opporsi fino in fondo.

Green e Dean giocano 40 minuti come gli USA dei tempi che furono e soprattutto il primo alla lunga paga lo sforzo con qualche forzatura di troppo. 
Il secondo lo prenderei al volo al posto del sempre irritante Nicholas: almeno avremmo uno che prima di mettersi a tirare in prima persona non la scarica al più giovane in campo dopo essere arrivato a un centimetro dal canestro.
(mi spiego meglio su Nicholas: segna, fa una stoppata decisiva su Golemac, quindi alla fine fa bene ma quello che trovo irritante è che entra in campo e prima di prendersi le responsabilità da campione d'Europa strapagato rifiuta appunto tiri, scaricando "conigliescamente" su Gentile o Melli.
Dopo 3 mesi gioca ancora come se tutto quello che deve dare sono le rifiniture e i merletti dei tempi del Pana...)

Slay è protagonista dello shoot out, un po' come Mancinelli: raro vedere una sfida di cotanto talento unito a grande desolazione cerebrale.

Verso il ridicolo e oltre

Mi è capitato di vedere arbitri che assegnassero canestro più fallo senza accorgersi che la palla non era entrata. Però il campionato era il CSI.

Stasera ho visto un arbitro che a fine terzo quarto fischia fallo, corre verso il centro del campo per segnalarlo al tavolo, vede con la coda dell'occhio Linton Johnson che, con tutti fermi dopo il fischio, piglia il rimbalzo e segna e tenta di cambiare la sua decisione per dare canestro più fallo.

Si corregge solo dopo un boato di disgusto collettivo ma lo fa con una faccetta spocchiosa come a far capire che lui, se voleva, lo dava comunque buono il canestro.
Il protagonista di tutto questo squallido teatrino è il triestino Guerrino Cerebuch, amicone del conterraneo Gianmarco Pozzecco.

Povera Trieste, una volta ci dava il Principe Rubini, adesso ci dona questi due svalvolati...
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