Più forte della maledizione


Se c’erano ancora dubbi sulla grandezza del talento di Danilo Gallinari la serie con Montegranaro li ha fugati tutti. Perché solo un gigante poteva superare anche la maledizione playoff di Attilio Caja, quella che era sembrata invincibile dopo la palla match sprecata in casa in gara 4.

E come un gigante Danilo Gallinari chiude una serie a 21 punti di media e a 25 di valutazione, con il 66% da 2 e il 40% da 3, issandosi per due volte a soli 2 punti dal suo career high, dominatore anche a rimbalzo giocando per lunghi minuti nella posizione una volta indigesta di numero 4.
Gigante bambino e allo stesso tempo gigante veterano, indimenticabile davvero: come diceva lo striscione di gara 4 potrà andare ovunque in futuro ma il suo ricordo rimarrà incancellabile.

Milano risorge dopo essersi uccisa da sola in una serie in altalena dove rimane in qualche modo emblematica soprattutto la prestazione di Sesay, giocatore ondivago e irritante. Irritante perché purtroppo nel 90% dei casi le sue scelte e le sue selezioni offensive sono sbagliate se non sbagliatissime. Quando pesca il jolly dominiamo, quando svariona soffriamo soprattutto se non si può contare sull’apporto di Katelinas.

Ma se Sesay ha almeno esploso qualche fuoco d’artificio, Watson ha marcato visita per 4 partite e mezza, se vogliamo condonargli il buon inizio di stasera. Per il resto si segnala solo la “punizione” inflitta a un Lechtaler da baby gang in gara 2.

Con Danilo dunque ci portano alle semifinali soprattutto Vukcevic alla migliore stagione italiana e l’inossidabile Booker eroe di gara 3 e vero highlander della regia. A completare il quintetto dei pienamente meritevoli vanno un commovente Shaw, operaio di cuore infinito al pari di Di Bella, ambedue più forti della loro reputazione.

Ma tutti seduti sulle spalle del gigante bambino e mago, più forte di ogni maledizione

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