Scienza, non fantascienza


AJ Milano vs. VidiVici Bologna 73 – 80

    Nota del 7/6/07 – ore 14.30:
    Compatti, allineati e coperti in difesa dell’Europa: se qualcuno volesse sapere che ieri al Forum sono stati esposti svariati striscioni con la scritta “Natali dimettiti” può solo affidarsi all’articolo di Walter Fuochi su la Repubblica per leggere: “In tribuna cartelli “Natali dimettiti”: ci sarà lavoro per la sua Securitate.” Come la polizia di Ceausescu infatti ci sono dei figuri che vanno in giro a minacciare all’urlo “Ti ho fotograto! Ti ho fotograto!” E noi che credevamo che Corona fosse ai domiciliari…
    Non leggerete nient’altro sulla stampa milanese. Tanto meno Sky si è azzardata a inquadrare alcunché.
    Questo perché siamo in Eurolega e l’anno prossimo durante la settimana partirà il charter della squadra. Diretto che so, a Madrid. Piuttosto che Barcellona o Atene. Magari un salto nell’affascinante Mosca invernale.
    Insieme alla squadra saliranno ad esempio gli sponsor perché tre giorni appunto a Madrid con partita annessa sono un bel benefit. Ma un charter tiene molti posti e allora si potrebbero invitare al seguito i giornalisti di settore che ugualmente potranno fare 3 giorni nei dintorni del Prado.
    Invitiamo gente troppo occhiuta e attenta? No, questa è una bella gita fra amici che si vogliono bene e si scambiano di nascosto le figurine, i posti saranno per loro, per gli amici…

Il basket mi è sempre piaciuto perché è scientifico. Complesso ma razionale, rigoroso ma aperto alla creatività, imprevedibile ma capace di premiare nella stragrande maggioranza dei casi chi è oggettivamente migliore.
Il basket si basa su delle costanti. Però lascia spazio alle variabili impazzite.
Il basket ha la razionalità non facile ma alla fine comprensibile a tutti della geometria euclidea: ci sono postulati, teoremi, dimostrazioni, etc. Poi nel basket ci sono i campioni. I campioni non fanno le magie o follie casuali, i campioni spostano i parametri della razionalità del basket su un altro piano: come se dicessero ok per un punto esterno a una retta data passa una e una sola parallela alla retta data. Ok, allora quel canestro non si può fare.
Ma proviamo a ragionare come se per un punto esterno a una retta passassero infinite parallele. Allora anche quel canestro si può fare, tra 10 braccia, a meno di un centesimo dalla fine: non è il caso, non è la fortuna, è la razionalità altra dei campioni appunto.

Mi è sempre piaciuta anche la fantascienza ma non la fantasy. Le cosmogonie di razze improbabili dai magici poteri e dagli strani incantesimi non mi hanno mai detto molto. Mi piace Philip Dick: mi piace l’idea di immaginare una realtà che non è poi così diversa da quella in cui viviamo. Ma c’è un particolare straniante, non irrazionale ma di una razionalità diversa che muta le situazioni: Germania e Giappone hanno vinto la seconda guerra mondiale e non l’hanno persa, fra di noi vivono uomini e donne artificiali ma indistinguibili da noi, dopo morti restiamo in semivita e possiamo essere ancora contattati, dopo morti rinasciamo e ringiovaniamo fino a tornare neonati.

Mi piace immaginare che andremo a vincere gara 4 a Bologna, torneremo al Forum e dopo 3 sconfitte casalinghe consecutive vinceremo la gara più difficile. A Bologna vinceremo grazie a un 15 su 20 complessivo da tre costruito sul 7/7 combinato di Calabria e Green. A supporto del 100% ai liberi di Blair e Watson imbeccati implacabilmente dai 12 assist complessivi di Garris e Bulleri che inoltre non perderanno nemmeno una volta l’uomo in penetrazione.
Naturalmente Gallinari ripeterà la gara di Coppa Italia con 27 punti e trascinerà tutti i compagni a una prestazione maiuscola.

Mi immagino tutto questo perché appunto mi piace la fantascienza. E perché tifo Olimpia. Sono cose possibili. Improbabili ma possibili. Me lo immagino anche con dovizia di particolari perché quando guardo il Giovane Dio penso sempre che tutto sia possibile. Ma tornando alla realtà, quella dove i conti tornano perché sommando 2 più due fa sempre 4 e non sei costretto a inventarti la magia o la follia che 2 più 2 faccia cinque; quella del basket razionale insomma: la pura cronaca dice che Bologna è meritatamente sul 2 a 1 dopo la seconda vittoria esterna.

Meritatamente ha imposto il suo essere squadra contro l’ennesima conferma del nostro essere invece una specie di consesso accidentale di gente che dovrebbe giocare insieme ma non ha la minima idea di come e perché.
Sono imbarazzanti gli imbarazzi mostrati dall’Olimpia anche nella gestione delle situazioni che dopo un anno dovrebbero essere routine assodata.

Miope sarebbe dire che è colpa di Sasha DJ. Si può solo constatare una realtà in cui nessuno capisce nessuno e nessuno ha idea di cosa fare e dall’altra una realtà in cui se buca la partita Vukcevic si trova qualcosa di buono anche da Gugliotta che è il 12∞ delle rotazioni. Si perde Michelori per infortunio (auguri, Miche!) e anche Bubba Grant riesce ad essere meno svagato del solito.
Tutti fenomeni di la? Macché se togli Best (quello di una volta…) manco uno. Ma l’unione fa sempre la forza.

Era iniziata bene. Palla sotto e Watson e Blair che segnano 14 dei primi 16 punti. Bologna si adegua chiudendosi di più sotto: giunge il tempo di aprire la scatola da fuori. Qualcuno si libera? No. Qualcuno tira? No. Qualcuno segna? No.
Il nulla. E la Virtus aggiusta pian piano la consueta mira dalla distanza per sorpassare prima e poi staccarsi inesorabilmente.

Un caso emblematico. Terzo quarto, Bulleri e Garris in campo insieme. Chi porta palla? Green. Chi perde palla con passaggio sciagurato in orizzontale senza timing? Green. Chi recupera su Di Bella e lo stoppa? Gallinari. Chi urla la sua voglia di vincere? Gallinari. Chi lo segue? Nessuno.

Assolutamente nessuno: riusciamo a difendere con un po’ di grinta per una serie di azioni ma in attacco non riusciamo a fare niente che dia l’idea di una squadra conscia di sé stessa. Non sappiamo a chi darla. Quando darla, dove andare, dove non andare. Il nulla di tutto ciò che non sia tentare di buttare la palla in mezzo dove se la Virtus non intercetta manda in lunetta e raccoglie i dividendi della nostra scarsa mira dalla linea della carità. Il nulla che non sia l’invenzione personale sempre più forzata e sforzata con il passare del tempo.

Certo ci mettiamo il cuore. Giusto quello perché il cervello è in pappa, le gambe frolle, le idee poche ma confuse: Garris dopo il canto sembra alla morte del cigno; Bulleri non ha la gamba per inventare nulla, Green è meno peggio del solito in attacco ma è tutto relativo verso il basso.

Blair è il punching ball di tutta la Virtus, lo menano e lui dalla lunetta non si vendica mai. Schultze ritorna ad essere il lungo di complemento e non l’uomo della pioggia. C’è solo Danilo, triste e solitario come i bambini geniali tra adulti non all’altezza.

L’hombre del partido: sono contento che Diego Fajardo abbia avuto 7 minuti per ricordare ancora una volta il professionista e il valido giocatore che è. Un lungo che difende, che prende i rimbalzi, tira da 2 e da 3 e segna i liberi.
Se chi si ricorda lui solo sul meno 18 abbia o meno la coscienza sporca, sia più o meno in malafede non sta a me giudicarlo. Ognuno si faccia la sua idea.
Io mi contento di applaudire Don Diego De la Flex

La scusa pronta: abbiamo perso 3 partite di playoff consecutive in casa. Sarà un record? Ne abbiamo vinte ugualmente 3 in fila in trasferta: particolare anche se sono sicuro che non sia record. Cosa fa più specie? La prima o la seconda serie?
Comunque batto tutti sul tempo. Perché ci scommetterei forte che domani o dopodomani o anche fra qualche tempo ci sarà Corbelli e/o Natali e/0 Djorjevic e/o qualche giornalista e/o qualche tifoso pure che dirà che non vinciamo più in casa perché una petizione ingiusta, ingenerosa e populista contro un GM che ha il solo torto di essere foresto ha innervosito l’ambiente riverberandosi sugli animi sensibilissimi quasi wertheriani di tutta la squadra.
La colpa è quindi, in colpevole assenza dei congiurati arbitrali veneti, dei condizionatori mediatici.

Potrebbe essere l’ultima partita in casa della stagione e allora che ci si ricordi di questo palazzo pieno e degli striscioni anti censura che dicevano “Natali dimettiti”. Via perché questo pubblico pur ondivago e modaiolo meriterebbe spettacoli più degni. Via perché la squadra è se non da rifondare da modificare pesantemente per non fare una Eurolega penosa. Via perché chiunque sia l’allenatore nulla si può fare appoggiandosi a una società improvvida.
Via perché sei un incapace e non da oggi…

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