All'attenzione di Franco Montorro


Gentile Direttore,

il suo commento odierno alla petizione in corso contro Corbelli e Natali è di una miopia e di una pochezza imbarazzanti. Non tanto per noi, quanto per lei, per i suoi sfortunati collaboratori e per la testata storica che ha la fortuna di dirigere e che purtroppo tanto male dirige.

Nei giorni in cui quello che un tempo era il munifico Amadio viene indagato per le malefatte con risvolti penali che hanno portato al fallimento di Pesaro, nei giorni in cui la Virtus Bologna si risolleva dall’abisso in cui l’aveva sprofondata il generoso Madrigali arriva la sua assoluzione e difesa appassionata al dinamico duo perché hanno conquistato una finale e quest’anno l’Eurolega.

Complimenti davvero per la sua profonda comprensione delle situazioni: ricordo male o nello stesso anno in cui è fallita Pesaro giocava proprio l’Eurolega? Quindi Amadio era ed è innocente, lo dicono i risultati.
E Madrigali merita la santità dopo l’assoluzione perché sempre se non ricordo male prima di strangolare le Vu Nere che nel cor le stanno vinse lo scudetto.

Se lei facesse il suo lavoro con coscienza le malefatte di Corbelli e Natali le dovrebbero essere ben più note che a noi e dovrebbero preoccuparla: i vari fallimenti sportivi alle spalle, le continue inchieste relative ai suoi quadri e orologi “originali”. Invece con quella che è evidente malafede riesce a parlare di nutrimento e irrobustimento quando è noto che prima dell’intervento di Armani era già pronta la cessione dei diritti a Genova o improbabili tentativi di fusione con Cantù.
Riesce pure ad inventarsi un qualche loro merito nell’impatto mediatico dell’AJ. Come se un marchio di valenza planetaria abbisognasse di qualche consulenza e spinta dagli alfieri del Mutandari per diventare grande protagonista del ‘900. Come se appena tre anni fa la gestione sconsiderata sportiva e societaria non avesse fatto scappare a gambe levate la Breil di due appassionati come i fratelli Binda.

Invece di stare all’erta, di cogliere, interpretare e segnalare pericoli e problemi prima che diventino piaghe purulente lei si conferma il tipico giornalista italiano, quello prima connivente e poi indignato quando i buoi sono scappati e moralista quando a tirare calci contro gente già per terra non si rischia niente.
Il giorno in cui Corbelli sarà l’Amadio o il Madrigali di Milano lei dovrebbe correre a nascondersi per la vergogna ma sappiamo che, invece, come una banderuola al vento, improvvisamente diventerà il paladino del basket da difendere dagli avventurieri e sfruttatori.

I piccoli borghesi di Milano sono invece quelli che vegliano e protestano perché non si fanno abbindolare dai risultati, pur buoni ma non certo eccezionali a fronte delle disponibilità economiche. Non si fanno abbindolare perché per fortuna siamo una società onusta di gloria e crediamo che certi valori e certe tradizioni non si svendono per così poco. Abbiamo visto un agente sulla nostra panchina, abbiamo visto acquisti demenziali in evidente connivenza di interessi che non erano quelli della squadra. Abbiamo letto uscite vergognose sui giornali, accuse deliranti di complotti. Abbiamo visto scene di isteria da quarta divisione di provincia.

Ma a lei tutto questo non interessa. Lei tutto questo non lo vede perché a lei basta un ricco buffet in sala stampa, due nani, tre ballerine e un Valerio Staffelli in parterre per dire che va tutto bene e i peones che pagano l’abbonamento sono degli ingenerosi. Come le bastava a Bologna con Madrigali e a Pesaro con Amadio.

Absit iniuria verbis ma lei è un cialtrone.
Cordiali saluti
Matteo Refini

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