E' il naturale processo di eliminazione


Il ritorno di Diego Fajardo è ridicolo. Non certo perché sia ridicolo Don Diego de la Flex che nel cuor ci sta.
La comicità è evidente ricostruendo le scelte fatte nel corso di questa stagione da Natali e Corbelli.

La stagione passata di Fajardo è una stagione faticosa, è la stagione del rientro dopo l'infortunio che ce lo tolse alla vigilia dei playoff conclusi in finale. Finale che andò alla squadra più forte ma che forse poteva anche avere epiloghi più felici se contro il devastante Smodis avessimo potuto opporre oltre all'inesperto Singleton, al posto del volenteroso Schultze, il ben più esperto canarino.
Stagione faticosa, dicevamo ma se andiamo a vedere le cifre, stagione che comparata minuto per minuto con quella - per fare un esempio a caso - di Tusek ere ben più che dignitosa. Se Diego avesse giocato gli stessi 27,3 minuti a partita di Tusek in media avrebbe segnato poco più degli stessi punti - 11,9 contro 11,4 - e preso ben più rimbalzi - 7,7 contro 4,9 - con percentuali non dissimili.

Fajardo non viene confermato anche perché, si dice, il rapporto con Djordjevic non è certo idilliaco. Si prende Tusek che si ritrova nelle 11 partite disputate con lo stesso minutaggio di Fajardo l'anno prima e senza zavorre di infortuni pregressi produce una valutazione media dimezzata.
Si taglia Tusek. Per motivi oscuri che quasi sicuramente saranno legati a mazzette non ritenute sufficienti non si prende Lorbek, anzi non si prende nessuno se non Davison quando si rompe Blair.
Le mazzette per Bennett Davison devono essere invece ottime e abbondanti perché quando si rompe un 5 si prende uno che è alto come Michelori (quindi uno di quelli che dovresti passare il tempo a chiederti se sono dei 3 o dei 4) e gli si fa un contratto fino a fine stagione (non a gettone tipo i Bennerman o i Lamma quando si infortunò Bulleri...) dimenticando che per sfortunate questioni di passaporto, al ritorno di Blair, Davison non può fare nemmeno lo sventolatore di asciugamani in panchina ma deve accomodarsi in tribuna.

I problemi di Davison alla Virtus Bologna erano legati anche alla frequenza dei suoi infortuni ma si pensava che fosse solo del clima insalubre emiliano. E invece maledetta sfortuna, si fa male pure qui... Siamo proprio presi di mira dalla sorte eh?
E allora dopo mesi e mesi e mesi Natali trova un appunto solitario sull'agenda, sperso tra i complimentarsi con Galliani e telefonare a Santrolli, relativo alla sostituzione di Tusek e parte lancia in resta con la sua consueta sagacia e velocità operativa per compiere l'ennesimo capolavoro di team building.

Alla vigilia dei playoff recapita ad un allenatore che non da oggi sembra in difficoltà nei rapporti con una squadra che si dice divisa in almeno due clan un giocatore sicuramente amato dal pubblico ma probabilmente non nelle corde del coach stesso. Così se Fajardo non giocherà la colpa sarà di DJ, se Fajardo giocherà DJ sarà un debole. Di riffa o di raffa, il messaggio è chiaro: stiamo sfiduciando il coach e lo cambieremo non appena possibile perché le colpe sono solo sue, noi siamo bravi, buoni e belli e Galliani ci fa i complimenti.

Ma questa non è una novità almeno per noi: lo pensiamo da luglio dell'anno scorso. E' il naturale processo di eliminazione dei capri espiatori. Quelli utilizzati per scaricare le colpe.
Che poi stiamo qui a pensare che senso hanno certe scelte come se a Corbelli e Natali importasse davvero altro rispetto all'arrubbarsi dei soldi in più maneggi possibili....

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