Sventigella, la derby caramella


AJ Milano vs. Whirlpool Varese 83 – 72

La vigilia era segnata da foschi presagi. L’infortunio muscolare di Joseph Blair rimane un problema nel medio e lungo periodo ma la preoccupazione immediata era quella di affrontare Varese senza quello che era stato il dominatore dell’andata con una prestazione pressoché impeccabile.
Ma il Duo Sopravvissuti e Sopravviventi, Sven Schultze e TJ Watson ha risposto più che presenti tritando per la seconda volta la front line varesina nella quale il solo Fernandez gioca una partita sostanziosa.

L’affaire Galanda: ricapitoliamo. La passata annata di Giacomo Galanda in maglia Olimpia può essere ritenuta deludente se si rimane nell’equivoco di credere che Galanda sia un giocatore che sposta gli equilibri.
Che è una mistificazione: da sempre Galanda è da considerarsi un giocatore che completa, che rifinisce qualcosa dove il grosso è già stato fatto. Le sue cifre in campionato furono poco significative ma in Eurolega chiuse con uno scout lusinghiero.
Quest’anno tornato a Varese, dopo una estate di riposo, sta producendo quella che statisticamente è la sua migliore stagione in carriera tanto che qualcuno a Milano ne nota con rammarico la mancata conferma. Nel frattempo la nostra illuminata dirigenza rilascia dichiarazioni per le quali l’acquisto di Galanda fu un ripiego prima e un errore poi: che è abbastanza falso visto che l’anno scorso si gonfiò di molto il petto presentandolo, “non uno ma ben due nazionali!”

E’ probabile e comprensibile che la cosa non sia stata gradita dall’interessato che da un mese a questa parte, in occasione di ogni buona prestazione inseriva nelle sue dichiarazioni tamburi di guerra nemmeno troppo velati verso Milano.
Negli ultimi giorni si inseriva anche la grancassa di De Pol che si diceva sicuro della vittoria poiché quest’anno Galanda giocava dalla parte giusta.
Il risultato finale è che la partita odierna di Jack è stata lo specchio esatto di quella dell’andata, partita a impatto zero, segnata da errori e letture imbarazzanti: dimentica di tagliare fuori Watson, primo fallo; cerca di difendere “d’esperienza” su Gallinari e finisce solo per mettergli quasi le dita negli occhi. E siamo al secondo fallo. Fuori tutto il primo tempo, quando rientra, a parte una bomba segnata, prima si perde Gallinari sotto canestro e spende il terzo fallo poi prova ad attaccarlo in palleggio e finisce per sfondare franandogli addosso. Fuori ancora per rivedere il campo nel garbage time.

Personalmente nessuna particolare acredine nei confronti di Jack: Jack non sposta e basta. Purtroppo per noi l’anno scorso, meglio per noi quest’anno.

Mio MVP: mi sento di premiare Sasha Djordjevic. Non perché magicamente Milano abbia preso a giocare impeccabile come una sinfonia di Beethoven ma perché è giusto rilevare come comunque in campo si sia vista una squadra fiduciosa e abbastanza intensa.
Si temeva che Schultze e Watson chiamati a maggiori minutaggi e responsabilità finissero facilmente fuori giri ma invece ambedue sono stati lucidi e positivi. Come il resto della squadra d’altronde, dove da tutti è arrivato un contributo: da Calabria, ad esempio, sempre più scentrato come tiratore ma capace di arrivare a 20 di valutazione con i rimbalzi, con i recuperi e con i falli guadagnati.
L’AJ poteva arrivare al derby appesantita da molti timori per le assenze e le aspettative ma ha risposto collettivamente con carattere. E questo non può che essere ascritto come merito allo staff tecnico.

L’azione: Tigella ha fatto schiacciate a go go. Ma noi premiamo Dante Calabria che chiude con l’acuto il terzo quarto, palla rubata a centro campo e corsa contro il cronometro per chiudere in schiacciata e nell’oblio di qualunque acciacco fisico.

Halo effect: quando un Giovane Dio confeziona una partita come quella della semifinale di Coppa Italia poi succede che una certa aura comincia ad accompagnarsi a lui. Quell’aura per cui comincia ad esserci un sentire comune che disapprova il “ti provo a fermare mettendoti le mani addosso”.
13 punti dalla lunetta, con la sicumera di un veterano, un solo canestro da 2 ma abbacinante per la capacità di tenere la coordinazione e la mira pur con il contatto subito, 2 bombe tanto per gradire.
Gallinari ce l’abbiamo noi…

Mistero Magnano: intendiamoci, io spero che Ruben Magnano resti sulla panchina di Varese vita natural durante. Da quando c’è lui siamo 6 a 0 nel derby con ripassate anche storiche come il 36 a 4 del primo quarto del ritorno dell’anno scorso.
Ma se provo ad essere neutrale rimango perplesso. Perché tutte e 6 le volte Varese si presentava non dico favorita ogni volta ma sicuramente dando l’impressione anche agli addetti ai lavori di potersela giocare più che alla pari.
Poi sul campo ho sempre visto squadre che finivano per cedere in maniera anche netta: questa sera si salva appunto il solo Fernandez, l’unico a lottare dall’inizio alla fine. Holland ha giocato guardandosi allo specchio e facendosi vivo solo negli ultimi minuti nel balletto dei falli sistematici, il povero Howell ha fatto bene fino a quando è stato dimenticato e per la depressione è riuscito a palleggiarsi sui piedi dopo un rimbalzo difensivo regalando la palla al vorace Tigella, Galanda e De Pol tanto chiaccherano e poco combinano, Hafnar, Capin, Keys finiscono tritati da Diesel Garris che pure era partito male ma nel terzo quarto uccide tutti con le sue bombe.
Che dire ancora? Da tifoso milanese, lunga vita a Magnano.

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