La solitudine del Giovane Dio (Coppa Italia 2007)


Cominciamo parlando della Virtus Bologna. Perché serve a capire un po’ di cose.
La VidiVici ha un gioco. Che poi può non piacere quando come nella semifinale contro di noi tira più da 3 che da 2.
Ma attenzione non è che la Virtus semplicemente metta in fila una serie di ave marie dalla distanza e semplicimente gli dica bene: la squadra di Markovski è prima per percentuale da 2 punti e prima per percentuale globale. Attualmente è l’unica squadra che dal campo tira con il 50% esatto con ben 6 uomini in doppia cifra media.

Perché Bologna gioca. E giocando finisce a prendere dei buoni tiri. Che vuol dire che i suoi giocatori si muovono, si passano la palla, si bloccano secondo una logica, secondo un ritmo più spesso che volentieri lavorando per tutti i 24 secondi a disposizione.
Sono tutti dei fenomeni? Mah! Giovannoni è uno scarto di Treviso, Ilievski a Roma ha praticamente una taglia sulla testa, Vukcevic, Gugliotta e Michelori qui dalle nostre parti non mi pare siano mai stati molto rimpianti. Poi certo c’è gente di valore come i Best, Lang o Drejer ma non è che guardi il roster bianconero e sei improvvisamente preso da terror panico.
E’ tutt’altro che una squadra perfetta e inattaccabile, nella finale persa di stasera si è visto come sia debole a rimbalzo e sia vulnerabile appena non trova la mira dalla distanza: insomma una buona squadra ben allenata, niente di più.

Parliamo di Milano. Più la vedo e più mi sembra di veder giocare una squadra di gente che si appena incontrata e quindi si è accordata 5 minuti prima dell’inizio su qualche schema dei più semplici giusto per mettere un po’ d’ordine.
Solo che a parte questo canovaccio iniziale le idee non sono molto chiare, si prova a muoversi tutti di concerto ma raramente succede qualcosa e allora uno o al massimo due si mettono di buzzo buono a improvvisare qualcosa per uscire dalle secche della situazione.
Essendo l’Olimpia comunque al terzo posto nel campionato viene quasi da dire che deve essere formata tutta da fenomeni. Che è quasi vero: schieriamo un fenomeno e abbiamo avuto la fortuna di avere spesso qualcuno che di volta in volta faceva il fenomeno.

La semifinale ce l’ha regalata una serata da fenomeno di uno che fenomeno non è come Schultze, che però, quest’anno, è stato più volte caro agli dei. I suoi 16 punti in 25 minuti con 4/6 da tre punti hanno consentito di domare con fatica la coraggiosa neopromossa Montegranaro con la quale all’andata perdemmo di 13 punti.
L’illusione di poter andare in finale invece ce l’ha regalata il fenomeno vero, oggi e domani sempre di più. Ce l’ha regalata fino a una manciata di secondi dalla fine, ce l’ha regalata tutta da solo, con i suoi compagni intorno senza nessun nerbo, senza nessun vigore, tanti mammelucchi incapaci di spendere quel quid in più che serve a passare dalla sconfitta alla vittoria.

Mi rendo conto di essere molto duro e diretto ma a mente fredda non riesco a non incazzarmi a pensare come la prova di Danilo Gallinari – High Score e valutazione più alta di tutte le Final 8 – sia stata alla fine una predica nel deserto. Nessuno in campo o in panchina che guardando le sue meraviglie in campo abbia trovato l’ispirazione per fare al meglio almeno il suo.
Gallinari fa 8 su 8 ai liberi e Garris e Calabria nel momento decisivo fanno 2/6, Danilo esce per 8 minuti su 45 e il parziale di quegli 8 minuti è clamorosamente a favore di Bologna.
Ma al di la delle cifre era l’atteggiamento che non c’era. Il Giovane Dio volava e lottava e i suoi compagni sembravano stare li a bocca aperta, spettatori e non compagni.
Va bene che siamo tutti testimoni ma alcuni dovrebbero avere almeno la voglia se non il dovere di essere almeno coprotagonisti.

Chiabotti definisce Green l’uomo chiave nelle pagelle della Gazzetta. E ha anche ragione. Green è l’uomo chiave come lo era l’anno scorso Bulleri, quando due volte su tre non chiudi uno straccio di schema l’uomo chiave è sicuramente quello che speri cavi il coniglio dal cilindro inventando qualcosa uno contro cinque.
Ma come dicevo nelle pagelle Green uomo della provvidenza mi fa pure più paura di Bulleri uomo della provvidenza: un tiro sbilenco di Nate chiude l’ultimo assalto, come altre volte abbiamo visto Massimo affidare alla buona sorte il destino di partite anche decisive.

L’ho già detto, Danilo Gallinari è ancora troppo giovane e troppo ben educato per dire certe cose a Djordjevic e quindi non darebbe nemmeno a un Chiabotti una risposta simile a quella che Jordan rifilò a Sam Smith del Chicago Tribune quando fu rimproverato di tirare troppo “Chi preferisci che tiri nei Bulls, io o Brad Sellers?”.
No, il Giovane Dio non si metterà a tirare qualsiasi cosa che gli capita per le mani, il Giovane Dio gioca per la squadra, una squadra che mai come sabato sera è sembrata poca cosa.

A partire da un allenatore che si accoda a Corbelli nella riedizione della congiura degli arbitri veneti, questa volta condita in chiave tecnologico-televisivo. Gli arbitri ci odiano e ci boicottano non usando l’instant replay ogni volta che lo richiediamo: Sasha “Biscardi” DJ ci fa sapere che ci vuole la moviola in campo per debellare tutto, dalla violenza sugli spalti alla fame nel mondo.
Contando che Djordjevic da inizio anno ha avuto da ridire su ogni singolo arbitraggio in caso di sconfitta, avremmo gli arbitri che guardano la tele ogni 20 secondi.

Attaccarsi agli episodi, al tiro che era da due e non da tre, alla rimessa da una parte o dall’altra prima che focalizzarsi sugli errori fatti è il solito fumo negli occhi per non parlare, che so, della nostra difesa sul perimetro? 30 tiri concessi con il 40% complessivo? O di quella in area? 69% da 2 concesso?

L’Azione divina: In campo potete scegliere quella che preferite. La bomba dell’85 pari, le due entrate lungolinea concluse in sottomano rovesciato, le schiacciate. Ma la vera azione divina è stata smentire Corbelli dicendo che Giovannoni non ha fatto nessun fallo rubandogli la palla e parte forse l’ultima rimessa non aveva nulla da eccepire sull’arbitraggio.
Se come un vero Deus Ex Machina fulminava sul posto il Gatto e anche la Volpe la valutazione non era solo 37 ma 37 milioni.

Il Giovane Dio è fra di noi e io per farmi benedire salto su dai tavoli dei locali nel centro di Bologna quando lo vedo passare con il babbo.
Il Giovane Dio è fra di noi ma è solo. Sempre più splendente, sempre più stupefacente ma solo.

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