Pregando un Giovane Dio


AJ Milano vs. Bipop Carire RE 73 - 66

Danilovic diceva a Messina: "Sono quello che ti ha fatto diventare ricco e famoso".
Lui non parla così, perché oggi è un cucciolone timido, gentile e rispettoso. Ma un giorno Danilo Gallinari potrà andare da Sasha DJ e dirgli "Ti ricordi quell'ultimo quarto contro Reggio Emilia, quel giorno di nebbia al Forum di Assago, quando ti ho salvato dal primo esonero della carriera?".

Contro una Reggio Emilia incerottata e in striscia negativa da 3 partite, Milano si tiene avanti per 3 quarti senza grossi patemi ma senza nemmeno mostrare un gioco o una grinta più solidi rispetto alla debacle partenopea.
Sta avanti grazie a Cavallo Scosso Green, che pur al rientro dopo una trasvolata oceanica per problemi famigliari, scuote la situazione con il suo piede veloce. Sfrutta la superiorità a rimbalzo di Tigella e Blair per nascondere gli scentramenti di mira di Calabria e il gioco a nascondino di Garris.

Tutto sembra avviato a una vittoria facile benché non particolarmente esaltante. Ma basta che nell'ultimo quarto i resti di Reggio Emilia tentino un ultimo assalto per onore di firma per mandare Milano in piena confusione.
La Bipop arriva a un tiro da tre dal pareggio, in mano a Infante che di certo era una delle opzioni migliori. Per l'AJ intendo.
Chi ci ha tenuto a galla, prendendosi le responsabilità più pesanti quando tutti scappavano a gambe levate è il Young God, che segna 11 punti, la metà di quelli segnati nel quarto da Milano, subendo 3 falli, recuperando un pallone e un rimbalzo.

L'azione: nel momento topico del match, dopo aver infilato due bombe, il Giovane Dio mette in scena la replica dei voli contro Cantù, chiamando l'alley hoop per la schiacciata in penetrazione sul lungo linea destro.

Su Reggio Emilia: combatte con quello che ha. Insistendo su Flores. Cercando di movimentare le acque con le percussioni di Lamma. Ma sembra a lungo poca cosa.
Ma trova coraggio e voglia per l'ultimo assalto grazie ad un buon momento di Ress e Ortner. Purtroppo per gli uomini di Menetti, Infante era l'uomo sbagliato nel posto alla fine quasi giusto.

Certe cose non sono certo ascrivibili come colpe a Djordjevic. Che di Calabria e Gigena attualmente non si tiri fuori una guardia presentabile non è colpa dell'allenatore: Dante non la mette in una vasca e Mario viene lasciato inchiodato sul posto da Flores non appena questo ha mezzo metro per accelerare.
Non è nemmeno colpa di Sasha se è difficile spiegarsi come Garris e Bulleri possano essere oggi ritenuti i play maker di una squadra da titolo e Lamma e Carra no. Potrà farci ben poco un coach se dal ginocchio sifolo del nostro giocatore più importante partono tiri tutti fuori misura.
Poco magari può anche fare sul buio mentale che può prendere Cavallo scosso Green quando corre troppo o Blair quando va troppo in lunetta.

Ma Djordjevic dovrebbe saper spiegare come è possibile che Gallinari venga marcato per 20 minuti abbondanti da Lamma o Carra e nel nostro playbook sembra non ci sia un solo schema che lo porti in post basso a sfruttare i mismatch. O spiegare perché finisce al massimo fuori dalla linea da tre punti a dover provare a battere in palleggio un giocatore più piccolo. Gallinari è stato ignorato offensivamente per buona parte della partita e poi le palle più importanti del match le deve gestire lui: ci vedete un senso? Ci vedete un equilibrio di squadra?
Dovrebbe dirci anche secondo quale logica, con Milano avanti di 5 punti, Garris aspetti tutta la metà campo prima di recuperare il pallone e far partire il cronometro. Non una volta ma 3 volte: avete mai visto qualcuno in vantaggio che risparmia sul cronometro?
Potrebbe dirci quale vantaggio trae dagli special team che si affanna a mettere in campo quando mancano 4 secondi allo scadere. Quale vantaggio quando l'AJ sembra in imbarazzo ogni volta che deve eseguire una rimessa appena appena più contrastata del normale?

Con questo non diciamo che avremmo un qualche vantaggio o miglioramento a tagliare Djordjevic oggi o in futuro. Pensa un po' siamo d'accordo con Chiabotti che in settimana in una poderosa articolessa ha difeso a spada tratta l'amico Sasha: "No ai cambi in corsa! No agli allenatori che pagano colpe non loro".
Uguale, uguale all'anno scorso con Lardo, insomma. No? Dite di no? Si vede che mi ricordo male allora...

Comunque cambiare allenatore durante la stagione non serve a nulla. Infatti l'Olimpia per oltre 60 anni non aveva mai esonerato nessun allenatore durante l'anno. Nemmeno Pippo Faina quando stava retrocedendo.
E infatti in quei 60 anni abbiamo vinto tutto.

Poi è arrivato un tale che fa i vestiti e li promuove con le pornocampagne pubblicitarie e ha deciso che lui era molto più fico e forte della tradizione, molto più cazzuto dei Bogoncelli e dei Gabetti. E guarda un po', dall'esonero di Marcelletti non abbiamo più vinto un cazzo. Sarà una maledizione?
Ma non ditelo a Chiabotti: lui ancora oggi quando sente il nome Stefanel butta il tappetino per terra in direzione Ponte di Piave e si genuflette urlando "Bepi! Bepi Akbar! Morte a Milano infedele!"

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