L'uroboro biancorosso


Eldo Napoli vs. AJ Milano 84 – 58

Come descrivere l’attuale momento dell’Olimpia?
Proviamo con una metafora. Avete presente quando, soprattutto d’estate, capita d’incontrare in autostrada quelle macchine troppo vecchie e troppo cariche, esauste berline di (ex) lusso che si ostinano a viaggiare in corsia di sorpasso.
Guidate da piloti con lo sguardo perennemente incazzoso che pigiano l’acceleratore a fondo per tutto il tempo, cercando nel rumore del motore in fuorigiri e nei fumi degli scarichi smarmittati di sembrare più veloci della realta.
Macchine dalla pessima manutenzione, a cui manca qualche pezzo fondamentale, ma con qualche vistoso alettone piazzato davanti o dietro, come se facesse distinzione o esclusività.

Ecco, pensando all’AJ attuale visualizzo questo. E mi verrebbe voglia di scalare una marcia e superare sulla destra questo spettacolo un po’ volgare e un po’ patetico.

Ma cerchiamo di essere lucidi e razionali. Che Milano contro l’Eldo abbia preso schiaffi a due a due fino a quando sono diventati dispari, sinceramente non dovrebbe stupire nessuno. Sono andato a rileggermi le impressioni del Trofeo Tim a settembre al PalaLido e Napoli già allora ci aveva scherzato ampiamente, umiliandoci con la sua enorme differenza di velocità e atletismo.
Anche allora il solo Gallinari era sembrato l’unico giocatore di stampo similare, fatto salvo il gap di esperienza e abitudine a certi livelli.
Green, ai tempi, aveva provato le sue incursioni da cavallo scosso ma aveva trovato cancellate di stoppate. Più recentemente ha dimostrato che, se fisicamente può correre su certe piste, l’annebbiamento di ogni discernimento è subito in agguato e si traduce in passaggi e iniziative fuori da ogni logica.

Di tutto il resto oggi possiamo dire soltanto inadeguati o ininfluenti. Che non è nemmeno un’accusa ai singoli giocatori: se pretendo di costruire un grattacielo di fango e non sta in piedi, non darò mica la colpa al fango, no?
Certo, un artefice divino può prendere il fango e dargli la vita ma per quanto la ami, Milano non è il Giardino dell’Eden.

Leggo oggi del traballare della panchina di Djordjevic. Improvvisamente Corbelli e Natali si appellano alla virtù della coerenza, che di solito è prerogativa dei cretini. Avendo esonerato l’anno scorso un allenatore colpevole di essere 10 – 7 al termine del girone d’andata, vien da se pensarci anche oggi che si è 9 – 6 e mancano due giornate alla chiusura della prima parte di un campionato impoverito tecnicamente e non “disturbato” da avventure europee.

E’ un fulmine a ciel sereno? Non mi sembra. Se vado a rileggere altre pagine, ritrovo l’impressione che il coach serbo fosse già da tempo un dead man walking, che scontava il tentativo nemmeno troppo velato di voler mettere becco anche fuori dalla palestra, probabilmente in quelle segrete stanze dove si parla di soldi più che di schemi.
E forse, come predetto, troveremo Coldebella sventolato sotto il naso come distrazione.

Che la stagione dell’Olimpia sembri seriamente sull’orlo di andare a scatafascio in definitiva non dovrebbe quindi stupirci. Dovevamo stupirci quando qualche miracolo o qualche giovane dio rischiarava le nubi di un progetto tecnicamente oscuro e inadeguato, di una gestione evidentemente dolosa e fraudolenta.
Come una infinita costante siamo a parlare di errori di mercato, di coach da esonerare, di due loschi figuri che più sbagliano e più sbaglieranno.

Siamo sempre a fare gli stessi discorsi, siamo davvero un serpente che si morde la coda. Fino a quando non taglieremo le teste di Corbelli e Natali non ci sarà scampo…

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