AJ Milano vs. Angelico Biella 86 - 77


Statistiche

Partirei da Biella. Per dire che, se avesse vinto, non avrebbe assolutamente demeritato o rubato qualcosa. Il game plan era quello giusto, attaccare da subito il portatore di palla milanese, Garris, per fare leva sulle assenza di Green e Bulleri.
Poi contare sull'atletismo dei Gaines, dei Dean e anche dei Porta per attaccare gli esterni biancorossi, reggendo sotto con un ancora tonico Frosini e l'eclettico Daniels.

Il piano ha funzionato per quasi tre quarti di partita, inceppato un po' dai falli nel secondo quarto e dalle bombe di Gallinari e Schultze nei momenti decisivi.
Ma la prova dell'Angelico rimane molto positiva soprattutto nel complesso della squadra, che si muove bene e fa girare bene la palla.

Arrivando a Milano che ha vinto, si deve invece notare come la vittoria arrivi per la somma di una serie di exploit individuali che nascondono un amalgama ancora deficitario.
Le assenze di Green e di Bulleri, lo stato di forma imbarazzante di Calabria e Tusek non bastano a spiegare gli affanni dell'Olimpia che deve trovare stimoli dall'ingresso del giovane Plumari prima di reagire.

Personalmente comincia a preoccuparmi la questione Green: siamo alla quarta partita fuori e questa volta Green non ha nemmeno effettuato il riscaldamento pre partita. La preoccupazione è legata soprattutto al fatto che il Calabria attuale è francamente improponibile. E' assodato che il miglior Green non varrà mai il miglior Calabria come cecchino ma potrebbe almeno dare più vigore alla fase difensiva sul perimetro.

I sette assist di Garris potrebbero un po' illuderci sulle nostre capacità di manovra. Ma più che altro testimoniano la buona prova di Kiwane abile a tenere vivo il palleggio e l'azione anche quando nessuno riusciva a liberarsi, bravo a forzare qualche situazione di sovrannumero per poi pescare i compagni liberi.
Che l'AJ non si trovi certo a memoria continuano a testimoniarlo le 20 palle perse...

Tigella: uno che tende a perdere palloni in maniera fantasiosa è il nostro T.J. Watson. Che magari si mette a riaprire dall'area dei 3 secondi sparando un passaggio alle caviglie di Schultze. O restituisce palla a Garris indirizzandogli un lob a 5 metri di distanza.
Ma tutto questo è colpa di Tigella, il demone di 3° livello che abita nel corpo del nostro centrino (nel senso di mini centro): quando T.J. ha la meglio su Tigella arrivano gli 11 punti con l'80% e i 5 rimbalzi.
Quando vince Tigella abbiamo il nostro centrino (nel senso di mini centro) che si aggira in preda ad astratti furori che lo spingono a fare scelte diaboliche.

Mio MVP: direi che non si può che premiare il papà di Nikola, Sven Schultze che fa quello che in teoria dovrebbe fare Tusek con il suo sederone. Le bombe del tedesco, che si galvanizza e galvanizza il pubblico tutto, sono l'incognita che spiazza Biella: prima aprono e poi corroborano la rimonta dell'Armani.
Piazza d'onore per Giuseppone Blair, ancora una volta tonico e presente soprattutto sotto i tabelloni difensivi nel quarto finale.

L'azione: è doppia per valorizzare una battaglia tra centri particolarmente spettacolare anche per la sua rarità. Al 16' minuto prima è Joseph Blair a trovare la schiacciata in tap in volante su errore da 3 di Garris. Poi subito dopo è Ale Frosini che chiude in schiacciata rovesciata lungolinea un contropiede splendidamente condotto dai piemontesi.

Dulcis in fundo: lo spazio dedicato al Grande Cucciolone, che mette a segno il suo season high che è chiaramente anche il suo career high in serie A.
Le bombe di Danilo Gallinari sono bombe di iniziativa personale e talento individuale che sbrogliano momenti di imbarazzo collettivo. Si fa sentire anche a rimbalzo e porta anche palla contro il pressing.
C'è da decidere se c'è da esaltarsi o da preoccuparsi (per le ambizioni di squadra...) perché è già l'uomo a cui dare la palla quando c'è da inventare qualcosa negli ultimi secondi di azione...

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