Altri SMS dal Trofeo TIM


Dopo la prima puntata, qualche altro SMS dal Trofeo Tim.

La nuova maglia: della nuova maglia quello che mi viene da dire è che apprezzo le idee ma non la realizzazione. Bella l'idea di inserire il Duomo stilizzato che campeggia nella scudo di Fiero il Guerriero come motivo caratterizzante ma l'effetto finale sulle maglie rosse (che chiamerei effetto sbarluscio...) lascia un po' perplessi.
Probabilmente l'effetto sbarluscio è amplificato dai numeri e dal marchio dorato: il tutto si fa notare ma non mi sembra particolarmente elegante. Però va anche detto che oltre a non capire granché di basket, capisco ancora meno di fashion... :-)
Chi volesse comunque delle magliette indubitabilmente belle, eleganti e di alto contenuto morale e sociale le trova qui, quo e qua.

Centrato il punto?: Al Trofeo Tim Milano ha giocato contro due squadre prive di centri classici. Cittadini nell'Eldo è un centro molto mobile e dinamico che tira anche da tre. La Benetton prosegue nella strada intrapresa l'anno scorso rinunciando a Popovic richiamando come centro Joey Beard da affiancare ad ali come Goree e Nelson.
Qualche giorno fa su Pianeta Olimpia, Andrea Trinchieri ha espresso con molta più lucidità e precisione il concetto che cercavo di introdurre in un vecchio articolo:

    ...penso che il trend, specie nel basket italico, sia costruire squadre leggere ma atletiche e duttili, quindi magari rinunciare ai 5 classici, visto e considerato la scarsità di giocatori, l'esorbitante costo e non ultimo il fatto che sono giocatori condizionanti sia in difesa, lenti e restii a difendere il pick'n roll, che in attacco, se c'è l'hai devi dargliela sempre. Milano invece di perseguire la strada dei 4 tosti ed atletici ha in roster due 5 puri che non possono coesistere, un 4 e 1/2, Schultze, e un 4 +, Tusek, che però da il meglio di se quando è marcato da giocatori più lenti, un 5 per l'appunto, e può tirare da tre...

L'apporto dei nostri lunghi contro squadre appunto "leggere ma atletiche e duttili" e "con 4 tosti e atletici" è risultato risibile con l'eccezione della partita di Watson con Treviso, in doppia cifra in due quarti scarsi di utilizzo.
Ma, se volete, questa è una variabile nota. L'anno scorso nelle 7 partite contro Treviso Blair segnò 12, 15, 13, 18, 9, 6 e 17 punti, fu insomma un fattore: con percentuali decenti ai liberi avrebbe superato anche quota 20.

Ma dall'altro lato Goree ne metteva 11, 13, 13, 20, 13, 15 e 17. Qui si può fare una lettura tattica ( che al livello più basso è dire semplicemente che Blair è una caccola e si fa mangiare in testa da Goree...) ma secondo me l'errore è di più alto livello, è strategico.
Nel campo di battaglia del parquet servono i mezzi corazzati ma mentre i nostri avversari schierano le autoblindo noi ci ostiniamo a proporre i carri armati, carri armati di vario tonnellaggio ma tutti inevitabilmente cingolati. E colmo dei colmi, andiamo in giro a dire che con i carri armati faremo la guerra lampo e gli attacchi fulminei.
C'è qualcosa che i nostri generali devono spiegarci...

Un saluto al capitano: un saluto a Claudio Coldebella che, come noto, ha lasciato il campo per la panchina, passaggio giunto per certi aspetti in maniera inaspettata.
Abbiamo già fatto alcune considerazioni al proposito, ne aggiungiamo altre più generali.

Serviva un vice coach "fresco di gioco" laddove lo stesso head coach è ugualmente fresco di gioco? Mi spiego: credo che laddove hai un head coach "anziano", che magari è stato giocatore ma in anni molto diversi o un coach che non è mai stato giocatore un Coldebella poteva dare un contributo significativo immediato in panchina. Ma nella situazione milanese faccio fatica a capire che cosa può darci: come prima impressione meno di quello che avrebbe potuto darci ancora in campo.

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